Fatta è la vita di piccole cose, parte e tutto di noi: consolazione al pretesto del passaggio terreno, al miraggio del viaggio.
Accontentarsi di ìnfime cose, carpe diem, e dir grazie pensando a chi non può avere neanche quelle: enormità per chi ha fame, ingiustizie, le guerre.
Di poi tutto verrebbe in seconda battuta, in secondo piano, non più importante, più nulla, soltanto minime cose ordinarie, separandole dal senso del giorno per giorno.
In pazienza, per ciò che si ha, per ciò che si soffre . . .
Emissario scivolo silenzioso nelle strade conosciuto ai pochi come senza tribolo alla mia vista radenti anime alzano lo sguardo
e tu ?
sconosciuta a testa china ti trascini con le mani in cerca di tenerezza come coltelli tra i denti hai rose d’inverno recise prima del tempo
mentre affluenti di questa città in piena contro il tempo pensano di avere il potere di controllarti con i loro flutti lambendo invano le tue rive con promesse di paesaggi fiabeschi fatti d’illusorio
ma non sanno che i loro sogni effimeri s’infrangeranno miseramente come nuvole cineree nel tuo ceruleo cielo
E’… un raggio di solenella mia vita,che m’ allevia la monotonia del quotidianotedioso,emi scalda il cuore…con un sorrisoE’…un raggio di luna che m’ inondai pensieri,emi pervade …con sogni soaviE’…l’estasi etereache m’ invade l’anima, ela riempie d’amore con l’ansia vitale…che mi fa rinverdire
I see trees of green, red roses too
I see them bloom for me and you
And I think to myself, what a wonderful world
I see skies of blue and clouds of white
The bright blessed day, the dark sacred night
And I think to myself, what a wonderful world
The colours of the rainbow, so pretty in the sky
Are also on the faces of people going by
I see friends shakin’ hands, sayin’ How do you do?
They’re really saying I love you
I hear babies cryin’, I watch them grow
They’ll learn much more than I’ll ever know
And I think to myself, what a wonderful world
Yes, I think to myself, what a wonderful world
§
CHE MONDO MERAVIGLIOSO
Vedo alberi verdi, anche rose rosse
Le vedo sbocciare per me e per te
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso
Vedo cieli blu e nuvole bianche
Il benedetto giorno luminoso, la sacra notte scura
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso
I colori dell’arcobaleno, così belli nel cielo
Sono anche nelle facce della gente che passa
Vedo amici stringersi la mano, chiedendo “come va?”
Stanno davvero dicendo “Ti amo”
Sento bambini che piangono, li vedo crescere
Impareranno molto più di quanto io saprò mai
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso
Sì, fra me e me penso, che mondo meraviglioso
Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l’inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;
le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;
le parole
non chiedono di meglio
che l’imbroglio dei tasti
nell’Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;
le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambrocche e accolte
con furore di plausi e
disonore;
le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;
le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;
le parole
dopo un’eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute
Oggi non ho la parola
la bocca non si apre alla pronuncia
l’incubo di questa notte mi ha svegliata
lasciandomi tra il rosa dell’alba
e l’amaro del sogno
in sospeso come la mia vita
quasi in fuga dalle mie finestre chiuse
ora che il tempo scade
sento il vento che trapassa
le mie querce
l’odore di quel fresco riparo
mentre il nodo stringe
mi spacca il dolore.
non basterebbero i petali di mille rose rosse per raccontare il dolore pesante e leggero negli occhi di chi pure ti guarda con stupore e non capisce ma fa segno di assenso al tuo continuo cambiare discorso su chi è andato ma resta macigno solo tuo sul petto smagrito ed è come dare le tue lacrime perle a porci umani che allungano le mani fin dove è possibile perchè non basta l’amore per dimenticare non basta il tentato odio per dissipare questi sospiri compiaciuti convinti di aver capito tutto quando tu vorresti soltanto un piccolo sisma solo tuo che ti inghiotta finalmente la terra il resto ‘affanculo
Non basterebbe sorriso compiacente di chi suggerisce e consiglia e guarda altro nè occhi spremuti d’asssenzio o bocche lacere di dolore non ci sono ragioni nè testa non vale quel lucido pensare logico di matematici assertivi non serve inno all’amour ma macerare in santa pace il male al petto di visceri squassati che vogliono requie e non la trovano. Forse basterebbe un intonaco lilla su corpo e anima per pulire un attimo colpi di frusta.
L’amore c’è ma non basta ci vuole mondo dentro e non languore.
Dammi amica d’ogni vento un poco di succo di viola ciocca amaro ma di vita.
Vorrei trasmettere con le parole ciò che i miei occhi vedono Con un soffio mandarti il vento che accarezza la mia pelle Farti sentire il rumore delle onde che si infrangono sulle scogliere della Bretagna Oltre il mio sguardo il nulla dell’orizzonte sotto il nero degli abissi attorno a me il silenzio
Come una breve gioia la calda Estate se ne va. Non ci sarà più il sole che brucia gli umidi sospiri di tristezza, e le lunghe notti scorreranno lente in compagnia del gelido vento. Anche gli alberi, come me, diventeranno tristi e piangeranno foglie, tante leggere figlie, che strappate dalle loro braccia volteggeranno rapide verso la morte. E il cielo spesso sarà cupo di nuvole grigie, mantello nerastro dei cuori solitari. E la nebbia scenderà ad avvolgermi col suo bianco velo misterioso. Chi mi toglierà la pena dal cuore? Torna, Estate, a riscaldarmi col tuo luminoso abbraccio; torna, Estate, a rasserenarmi con la tua ardente luce.