
CLAUDE OSCAR MONET – 1908

CLAUDE OSCAR MONET – 1908

Di giorno in giorno
invecchiamo invano.
Anno per anno
la primavera torna.
Rallegriamoci ancora
al vino della coppa;
a che piangere i fiori
che volano?
WANG WEI
Mi sono caduto addosso
con tutta la rabbia dentro
scavando gallerie nel deserto
e tanta voglia di te.
Adesso che lascio impronte
delebili
vorrei essere oltre l’orizzonte
a volare distanze bianche.
Solcare mari agitati
lasciando segni
indelebili
dei miei sogni incompiuti.
Sentire salire le voci
come fantasmi dal fondo
e scimmie aggrappate alla spalla
come pappagalli eterni.
E poi stendermi al sole
per cercare le stelle
strappate
dai ricordi di una notte.
Riprendo il cammino
rotolando sulle ginocchia
fino a sfondare il muro
dell’incomprensione.

di stalattiti incombenti
e precise
il fiato si condensa eppure qui fa caldo
nella camera ad est
basta però non sporgersi a guardare
i rigori d’un forestiero inverno
starsene avvinghiati a sé stessi
sorretti a malapena dalle scarpe
traballa perfino il lavandino
appoggio
antiscivolo
verso
un attraversamento verticale
sublima il vomito e
quel ricadere goccia dall’alto
spartiacque dei polmoni
carica a manovella il cuore
fuori
appare tutto uguale –il viso—
ceramica pallida
se qualche verdefiore sullo sfondo
fosse d’azzuro
a inscriverlo in un tondo della Robbia
e l’immortale
Sei come melagrana,
d’oriente il suo venire,
canta mille e una notte
di Sherazade l’incanto
.
Sei come melagrana,
soda la scorza e rude,
bella nell’apparire,
arduo il mio conquistare.
.
Sei come melagrana,
grani rubino e dolci,
aspri come tua bocca,
come tua bocca ambrosia.
.
Sei come melagrana,
quei semi conquistati
grondano umor di sangue
e allappa la lor pelle.
.
Sei come melagrana,
canti mille e una notte,
d’oriente è il tuo venire,
di Sherazade hai incanto.

Scegliere la via del cuore
costellata da timidi bucaneve
mentre gelido si distende
su vaste pianure l’inverno.
Sentire percorrendola
come caldo fluisce
il sangue nelle vene
mentre tutt’intorno
è ghiaccio.
Liberare il corpo incrostato
da un plumbeo passato
offrendo il volto
alla luce innevata
di un complice sole.

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