
Finirà!
anche questo paradosso
che si ostina a confinarci, con Macedonia
Janine, Montenegro, Kosovo , e il mare!
Il treno è già partito
biglietti solo andata
in questo ponte che ci lega
con il dolore delle madri, dei padri
fratelli e sorelle, che sono morti anche loro
in questo lutto di uomini, donne, bambini e vecchi
Solo il mare, può nascondere alla notte, i suoi segreti!
…mentre le ricerche, continuano…
Invano. Altri, prendono il treno della speranza
senza ritorno.
Quella…era, l’America di noi albanesi
e non fu scoperta da Cristoforo Colombo,
ma da quest’anime senza quiete, che perdono
tra queste onde di tradimenti, questi cuori senza cuore.
Eppure…
ci sarà qualcuno che la notte, gli fanno compagnia,
gli incubi, perché io mi domando:”Come si può?
come si può addormentarsi, su quelle grida d’aiuto
sui pianti di quei bambini innocenti che galleggiano
in questo mare colpevole, pur senza colpa
come si uccidono i sorrisi all’alba della vita
Come, come si uccidono i sogni, ancor in grembo???”
Finirà!
Anche questo paradosso, e verrà,
anche per queste mura di sopravvivenza, radicati
nel cuore dei Balcani, nobili, quanto la loro storia
quel giorno in cui si aprirà un po’ di cielo,
per pregare per quest’anime, per questi dolori senza tombe
dove poterli piangere, portar loro dei fiori
per ricordarli…
Nelle rovine della città antica,
non è rimasto più nessuno, tranne quella madre
vestita di nero che tuttora aspetta
il ritorno del treno Albania – canale d’Otranto
Chi li ha smarriti i biglietti del ritorno???
Chi sono i colpevoli???

Cara Anileda,
lo so è stato ed è tuttora un sopruso, una mortificazione di un popolo. C’è ancòra speranza.
Tu stesso lo auspichi, con ragione in questa meraviglia di poesia; “Finirà!/Anche questo paradosso, e verrà,/ anche per queste mura di sopravvivenza, radicati/nel cuore dei Balcani, nobili, quanto la loro storia/quel giorno in cui si aprirà un po’di cielo (…)”
Cari saluti,
Paolo.
P.S. per chi di noi non ricorda:
Nel Corriere della sera del 27 marzo 1997, l’ancòra leghista Irene Pivetti incita a ributtare in mare gli albanesi. E sarà subito accontentata!
Un naviglio stracarico di albanesi che cercava di raggiungere le coste pugliesi, la Kater I Rades sarà
speronata e affondata da una nave della Marina militare italiana, la Sibilla, in ossequio ad una
norma voluta dall’allora governo di centro-sinistra (Prodi) che stabiliva il blocco militare
dell’Adriatico. Alle tre del pomeriggio del 28 marzo 1997 salpano dal porto albanese di Valona più
di 140 persone (intere famiglie, molte le donne, tantissimi i
bambini). La Kater I Rades è una piccola motovedetta militare
prevista per trasportare solo nove marinai. Come detto, l’Italia
schierava diverse navi nel Canale d’Otranto, con il compito di bloccare le “carrette albanesi”. La Kater ha doppiato da poco il capo dell’isola Karaburun, quando è intercettata dalla fregata italiana Zeffiro che le intima di invertire la rotta.
Verso le 17.30, la Kater, è presa “in consegna” da un’altra grande nave italiana, la Sibilla, che comincia ad avvicinarsi pericolosamente alla motovedetta albanese. Alle 18.45 la prua
della Sibilla colpisce la Kater, solo pochi riusciranno a salvarsi nuotando, fino a raggiungere la Sibilla, nelle acque gelide, gli altri affonderanno negli abissi del Canale d’Otranto. Almeno 108 persone mancano all’appello!
Mi unisco al pensiero di Paolo.
Bellissima poesia.
Graziella
Sono ancora senza fiori i tanti albanesi scomparsi nel Canale d’Otranto. Anileda ce lo ricorda con versi sconvolgenti.
Complimenti Anileda, vivissimi. Densa di dolore e di domande, questa struggente poesia, domande che hanno una sola risposta nell’egoismo degli uomini ottusi. Piero
Cara Ani ,quante domande ,quanto dolore ,quante attese e disattese…tinti
Quanto dolore nelle tue parole, dolore che ha colpito tantissime persone che attendono risposte che non arriveranno mai…
Complimenti, grande poesia
Patrizia
grazie, cara Anileda, per avere riportato alla nostra riflessione
capisco le tue grida e chiunque di noi abbia un po’ di coscienza resta ancora attonito al ricordo di quell’evento, che non sembra pèossibile, in questo mondo “civile”
sono con te e ti abbraccio azzurrabianca
Assordante nel descrivere lo strazio dell’episodio…
grazie Anileda per aver condotto alla luce questi fatti
e grazie a Paolo per averli minuziosamente descritti…
giuseppe
E’ una tragedia quella che i popoli devono lasciare la loro terra ed andare a sopravvivere in terre che sperano sia l’”America”!
Ed i conflitti, generati dall’egoismo di pochi, sono la causa di tanti dolotri e disagi.
Meno male che di fronte alla barbarie poi si alzi anche la voce dell’umanità, quale quella di oggi, della colletta per aiutare un ex nenmico.
Ma i nemici non esistono e neppure i confini esistono. Sono le mafie legali del mondo che le hanno create! E le bestie ci insegnano che le mie asserzioni sono verità indiscutibili. Quali sono allora le bestie?