
Oggi il cielo ha indossato
l’abito grigio delle cerimonie
noiose.
Nasconde la cravatta celeste
sotto una sciarpa scura e ruvida.
Senza sorriso
ti guarda minaccioso,
e, quasi a beffeggiarti,
comincia a spruzzare
gocce fredde di pioggia
dalla fitta nuvolaglia
che lo copre come un nero
mantello untuoso e vecchio.
Non gridi dai nidi,
non volano uccelli;
solo qualche ombrello
frettoloso e sbilenco
si muove rasente le siepi
d’alloro e di bosso.
Vetri appannati
celano ombre
dietro l’opaco riflesso
della luce biancastra.
Una raffica di vento
impietosa denuda
i rami degli olmi;
si piegano i pini
gemendo.
È tempo di neve.


O forse il glicine
di novembre scruta ?
Ora che i corsi abbiamo deviato
ora che niente è al suo posto
ora che anche il pensiero è inquinato
ora che tutto galleggia
ora che è troppo tardi
si cerca l’equilibrio perso
e nei gesti opachi del lavoro
si esprime ancora un desiderio
mentre si scorge da lontano
una scheggia di sole
nascosta da una lieve speranza.
