
Sul muro grafito
che adombra i sedili rari
l’arco del cielo appare
finito.
Chi si ricorda più del fuoco ch’arse
impetuoso
nelle vene del mondo; in un riposo
freddo le forme, opache, sono sparse.
Rivedrò domani le banchine
e la muraglia, e l’usata strada.
Nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.
EUGENIO MONTALE

Un futuro quieto su realtà immobili. Già dimenticato il fuoco che arse nelle vene del mondo.
e chi se ne ricorda,mannaggia!tinti
Concordo con Lorenzo, bisogna riaccendere il fuoco…prima che sia troppo tardi.
Roberta
Un fuoco che non bisogna lasciar spegnere
Patrizia
stupende immagini specialmente nell’ultima strofa…
da imparare subito a memoria e scioglierla nella bocca
Giuseppe