
Mort, j’appelle de ta rigueur,
Qui m’as ma maîtresse ravie,
Et n’es pas encore assouvie
Si tu ne me tiens en langueur :
Onc puis n’eus force ni vigueur ;
Mais que te nuisoit-elle en vie,
Mort ?
Deux étions et n’avions qu’un coeur ;
S’il est mort, force est que dévie,
Voire, ou que je vive sans vie
Comme les images, par coeur,
Mort !
§
Morte, mi appello contro il tuo rigore
tu che la donna mia ti sei rapita
sazia non sei ancor, non hai finito?
non tenermi così sempre in languore.
Da allora non ebbi più forza e vigore;
che male ti faceva essendo in vita,
Morte?
Eravamo due, non avevamo che un cuore;
se è morto, è d’uopo ch’esca dalla vita,
oppure che io viva senza vita,
come di immagini vano errore,
Morte!
FRANÇOIS VILLON

Espereso mirabilmente il bisogno di seguire l’amata in un unico cuore…tinti
Che immenso dolore in questa poesia, la morte si è portata via anche il suo cuore prendendosi l’amata
Pat
E’ una lirica molto bella. Rosy