Le coccinelle sul filo di grano

Dietro ogni spiga del grano dorato
nascosta è una virgola di cielo.
Scorre sullo stelo,
il passo frettoloso
di gialle coccinelle in fila indiana.

S’arrampicano e giungono su in cima
una dietro l’altra, ordinate.
Sorprese e incantate,
lo guardano, quel sole,
come lì giunto fosse solo allora,

nascosto, prima, dal bosco ombroso e fitto
di gambi lunghi e snelli.

Per nulla impensierite dal tragitto,
sotto le elitre preziose d’arte,
le alette tenerelle
ardon per la voglia di tuffarsi
là dove ancora dormono le stelle,
e avvicinar la fonte incandescente
nel fuoco azzurro, come uccelli in volo.

Fan come la chimera speranzosa
fa, salendo come fumo d’incenso
nel grande spazio della cattedrale:
sale fine colonna e sempre più
si spande e riempie il vuoto
e l’improfuma,
e va a lambire
i vetri colorati dove il sole
entra col raggio polveroso e pare
del ciel la grazia e la benedizione.

Armando Bettozzi

Fettuccine fatte in casa

Prendi la farina, passala al setaccio:
se ne scende a pioggia sopra il tavolino.
Fanne un bel mucchietto, aprilo nel centro,
prendi quattro uova, scarta via la chiara
e nel cerchio vuoto, metti dentro i tuorli.
Prendi dall’esterno sempre più farina,
mischia tutto quanto, spruzza sale e acqua,
ora impasta il tutto,  fai che si compatti.
Appallotta bene…Giù un po’ di farina,
dai con palme e pugni, fin che è sagomata
una pasta gialla, tutta amalgamata.

Con il mattarello stendi quell’impasto,
finché non diventa una sfoglia tonda
sempre più sottile, dai con la farina
perché non si attacchi; stendi….stendi ancora!

Quando questo è fatto, bada alle tue dita,
mentre col coltello…tagli a fettuccine,
e stai pregustando la prelibatezza.

Metti il calderone sopra il fuoco acceso.
Quando l’acqua bolle, butta giù la pasta,
finché poi il camino te la rende cotta:
pronte da mangiare, le tue fettuccine.

Nell’insalatiera mettile a condire
col già preparato sugo d’oca, e gira…
Metti il parmigiano…gira, gira, ancora.
Poi con due forchette, tira su…e servi
dentro i piatti fondi che son li in attesa
mentre dalla bocca…esce l’acquolina…

Armando Bettozzi

L’odore fragrante delle erbe dei prati

A Lisa

L’odore fragrante dell’erbe dei prati
riporta alla mente immagini antiche
quando da dentro bussavan passioni
e ai sogni cedevan vincenti e perdute.
Quando per nulla venivano in mente
momenti di ancor sconosciute paure.
Quando giocava ancora, la luna
ad ispirare ai giovani amanti
parole e momenti pur sconosciuti.
Ed io coglievo in mezzo ai trifogli
e ai fiori tra l’erbe, un altro profumo
fatto d’essenze che hai sulla pelle,
che penetravan la mia giovinezza
di amabilità e di ricche speranze.
Non sempre attese e incalpestate…
Sopra, però, un vassoio d’argento,
i fiori vermigli e le spighe han portato
il fiore dei fiori: un palpabile dono,
che è diventato il mio dolce destino.

Armando Bettozzi

Precarietà

Precario è il giorno quando il sole oscilla
tra fitti cirri e nere turbolenze,
precari son gli arrivi e le partenze
se al treno non gli arriva la scintilla.

Precari sono l’uomo e la sua vita
se non son stimolati dal lavoro.
È un mal che non s’attacca mai a “loro”
con la carriera addosso ben cucita.

Precarietà, ormai sei lo spauracchio
che su di noi incombi come un corvo
che aspetta di beccarci cupo e torvo:
ci fai campane senza più il batacchio.

Armando Bettozzi

Come il mare che tutto nasconde

Come il mare che tutto nasconde
su sabbie profonde, tra anfratti,
sotto il crespo spumoso dell’onde
sotto i cavalloni disfatti,

sotto la calma quando è bonaccia
e pare uno specchio di pace,
dietro falsi sorrisi di faccia
il rostro d’un becco rapace

resta allertato e pronto a beccare
l’anima mia ch’è imprigionata
e scampo non ha e deve restare
come nave al fondo incagliata,

che all’alta marea la speme affida.
Dall’amore, io, la salvezza
aspetto, e vincerò la disfida:
questa è la sola mia certezza.

Armando Bettozzi

Speranza

Non è che lo stentato volo d’ali
di passerotti pavidi e inesperti
che al sol di primavera
cercano ansiosi di lasciare il nido,
questo cercare nella notte buia
un lume che consoli
se neanche d’una lucciola il lumino
s’accende ad indicare una speranza.

Come aquila volteggi e non ti fermi…
Forse è vergogna di non saper dare
speranza a chi nemmeno più ti cerca
tanto assente sei stata!
Si che in loro è fiorito solo il seme
del tuo inverso: la disperazione.

Ma se non speri tu…povero mondo,
con la speranza che non ha speranza!

Armando Bettozzi

Published in: on marzo 17, 2012 at 07:25  Commenti (5)  
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Tramonto sur mare

De rosso se colora er bèr faccione
ner mentre scenne a galleggià sur mare,
e tutt’attorno tigne d’arancione
che va a sfumà in tonalità più chiare,

insino a mescolasse ar celestino
der celo, che llì è tutto illumminato.
E più s’affredda, e all’acqua è più vicino,
più se fa grosso e tutto arotonnato.

Mo, sempre più s’allunga la raggera,
e intanto lui ‘ncomincia ad inzuppasse
nell’acqua che riluccica leggera
e un po’ce mette, prima d’affonnasse…

E poi s’addòrme er celo assieme ar mare…
La spiaggia s’é affreddata, e li gabbiani…
abbasta de volà…Mo le caciare
aspetteno de arinizzià…domani.

Armando Bettozzi

Published in: on marzo 4, 2012 at 07:21  Commenti (2)  
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Paese bello

Con le pietre delle mura
sempre esposte al sole e al gelo
sotto il cielo che ti cura
e ti copre col suo velo

e le pietre ed i mattoni
delle case ora struccate
ma che per generazioni
sono state intonacate,

e le altre ancor vestite
col vestito rinnovato
che nasconde le ferite
del gran tempo che è passato,

tutta bella sei, Bettona,
con la Piazza e la Fontana,
ch’è un gioiello che ti dona,
e quei giri di collana

delle strade e vicoletti,
che si allargano in piazzette;
con i coppi dei tuoi tetti,
di palazzi e di casette,

chiese e campanili al cielo;
col tuo insieme d’arte e storia,
sei un fiore ed il tuo stelo
è il tuo colle che si gloria

degli ulivi millenari
fin giù al piano, e il Poverello,
e anche Dante, in versi rari,
di te han detto, Paese bello!

Armando Bettozzi

La partitura

Su righe e spazi cadono le note
nello spartito, con adagi e svelti,
e tutti gli altri tempi ben fissati
dall’anima e dalla mano attenta
del musicista esperto ed ispirato.
Son fughe di precisa intonazione,
son ritmi e cadenze e accordi ariosi,
son melodie sognanti, ritmi audaci,
son freddi suoni, o caldi e sinuosi.
E come è scritto, tutto vien suonato
dallo strumento in mano all’orchestrale,
che si destreggia in lenti e virtuosismi
e incrocia tutti quanti gli altri suoni
e giunge a conclusione…troppo presto…
Che il brano è bello e più non si poteva,
ma il tempo è poco e quando più vorresti
protrarlo all’infinito, quel bel suono,
ecco il finale e ti ci trovi dentro
perché è così che è scritto, lo spartito.
E c’è un crescendo, quasi disperato,
che sembra di volersi svincolare,
del timpano e dei piatti…un’esplosione!
proprio un momento prima del silenzio.

Armando Bettozzi

Preziosa

(a Lisa)

Un sacco vuoto
che s’affloscia in terra
sembro a me stesso, senza più vigore,
consumato
dagli acari del tempo polveroso.
Passano i giorni
senza più emozioni…
e gli occhi gonfi guardano all’indietro
disseminato di forti tenerezze
e spruzzato
di sguardi e di profumi intensi,
di turbinii improvvisi
e di preziose attese.
Preziosità, così, fatte d’un niente,
quel niente avido solo,
di tutto quel che hai e quel che sei.

Armando Bettozzi

Published in: on gennaio 26, 2012 at 06:56  Commenti (4)  
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