Il capestro

-  Corda che pendi dall’albero muto,
vorrei conoscere dove ho sbagliato;
in questa notte che ho appena vissuto
dimmi se il canto d’amore è peccato.
Dammi un motivo per questa condanna,
che male ho fatto al cospetto del cielo?
Amai soltanto, ma il cuore mi inganna,
nulla ebbi in cambio se non il suo gelo.
-  Non disperare finchè si fa giorno,
sei ancora in tempo per l’ultima scena:
anni e illusioni non fanno ritorno,
ma ci son io a lenirti ogni pena.
Io sono tua, sono vera, non fingo,
nel mio legame puoi ben confidare;
vieni da me, con amore ti stringo,
neanche da morto ti lascerò andare.

Fabio Sangiorgio

Quando sarò ricordo

Quando sarò ricordo
non avrai di me nemmeno il volto
ti rimarranno parole
di polvere lieve e di silenzio
sparirò dalle tue mani
come una sigaretta in più
che si fa lenta spirale di fumo
Non potrai più vedermi
né bere ancora il mio sorriso
e sarà perso in quelle dita
per sempre il mio calore
come in una tazza vuota
del tuo caffè americano
Quando sarò ricordo
ti resterà il barlume freddo
di un’alba senza voli
e dentro quella voce strana
di qualcuno che ti amava
e ancora non sai come
e ancora non sai quanto
Udrai chiamare un nome
perdersi lontano e fioco nell’invocare
invano il lume di un tuo sguardo
e forse potrai sentire le mie labbra mute
baciarlo ad occhi chiusi e spenti
anche quel tuo ultimo rifiuto

Fabio Sangiorgio

Tre cuori

Avevo tre cuori
tre scrigni d’oro e di speranza
Il primo l’ho sotterrato
per non sentire più il battito
folle e dolente che mi incalza la notte
Il secondo l’ho liberato
ed è un sogno dalle piume d’argento
che in alto si libra a solcare
l’impossibile azzurro del cielo
L’ultimo è un cuore ribelle
che ai miei ordini non obbedisce
si nasconde e rifugge il destino
Ma se corri in un giorno di pioggia
stai attenta ai tuoi passi distratti
perché lui ti cammina vicino
così tanto da poterlo schiacciare

Fabio Sangiorgio

Published in: on gennaio 9, 2012 at 06:50  Commenti (5)  
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Sulla tua soglia

Sulla tua soglia proibita
vorrei sostare un dì
prima che scenda l’ombra
e sul tuo muto sguardo
dolcemente indugiare
Credimi non è peccato
salire alla tua volta serena
e dall’ultimo spicchio di sole
lasciarsi lento inondare
prima che sia ricordo il gioco
e gioventù remota assenza
Cosa importa se sei un sogno
o solo un mendace fantasma
Anche se tu fossi veleno
vorrei assaggiarti un poco
e su di te felice morire
stasera un poco soltanto

Fabio Sangiorgio

Published in: on dicembre 20, 2011 at 06:53  Commenti (5)  
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Skype

Mentre brilla radiosa
l’intoccabile forma
di un luminoso sorriso
che mi trapassa il vetro e il cuore
io mi accorgo ancora
di non sapere nulla di te
e dei colori del tuo lungo viaggio
Non so i giorni e gli anni
e le operose giornate
di mattine serene
o di sere disperate
Non so i monti saliti
e le copiose acque torrenti
in cui ti sei bagnata
Non conosco le ali del maestrale
o le rotaie obbligate
che fin qui ti hanno portato
E mentre parli di mondi d’altri
e di inconsuete avventure
non so nemmeno dei canti
o dei tuoi notturni sogni
e se ti piace al latte o al limone
il tè amaro di questa nostra vita
Chissà se spegni la luce
quando fai l’amore
o ti si vede in volto
schiudersi piano il sole
e dove giace nascosta
alabastro mistero
la storia magica delle tue mani
Questa tua rara immagine
che ogni giorno mi sfugge
la so fermare solo
in quel silente specchio
ma nel guardarla tremo
mentre mi ride il cuore
e neanch’io so il perchè

Fabio Sangiorgio

Ho perso

Ho perso metà dell’amore
l’ho persa per strada o chissà dove
L’amore che non fa sconti
quello che ti dà i brividi
e ti incatena alla luna
o come un rompighiaccio
si pianta in mezzo al petto
Ho perso quella metà che ride
e che ha voglia di piangere
La metà gelosa che uccide
quella che ti consuma il fiato
le notti e le scarpe
e che pulsa veemente e turgida
nelle tue membra vive
Ho perso metà dell’amore
quella metà che da sola basta
e a nulla vale cercarla
o chiamarla giovinezza
o darle un nome di donna
che abiti i tuoi sogni
e possa dolcemente ingannarti
per il tempo che resta

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 13, 2011 at 07:45  Commenti (6)  
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Segreti

 
I segreti delle donne
sono nascosti dalle foglie d’ottobre
che si posano fragili
davanti ai tuoi perchè
Hanno il colore incerto della sera
e difesa da spine di ricci
racchiudono un’umida e dolce promessa
Sono creature improvvise
che sanno di muschio e di avventura
e finchè non le cogli non sai
se dentro la carne celano il veleno
Sono balzi inattesi
di occhi e di code nel buio
intravisti in un fitto di fronde
e subito persi nel complice silenzio
Non ti fare illusioni
tu viandante che entri nel bosco
cacciatore di sogni di frodo
Quei segreti hanno ali di gufo
e imprendibili colori di tremule farfalle
Se l’odore di tracce seguirai ostinato
ti terrà prigoniero la foresta
e con loro ti smarrirai nel vento

Fabio Sangiorgio

Magari

Magari potrei tornare
o partire se tu lo vorrai
E potrei risalire il torrente degli anni
in cerca della tua nascosta sorgente
o arrampicarmi impavido
sull’albero dell’incoscienza
e salire al cielo del tuo viso
per rubare quelle stille di oceano
ed agguantare l’argentea coda
del tuo sorriso sfuggente
Magari potrei scalare
le impervie rupi delle tue labbra
e cavalcare le tue erbose colline
finchè non mi sorprenda
il beffardo risveglio dell’alba
Magari potrei preparare
un giaciglio soffice di frasche
per posarvi tutti i miei sospiri
e accovacciarmi quieto
sulla tua indulgente soglia
per sentire su questo volto rugoso
il privilegio delle tue mani
Magari potrei partire
o tornare se tu lo vorrai
e di nascosto portarti
un vento di cedro e gelsomino
per fare il passo tuo più dolce
e meno amaro il mio cammino

Fabio Sangiorgio

L’ora rapace della notte

Fu nell’ora rapace della notte
che cadde a terra il velo dei pensieri
e il desiderio mio così insaziato
nudo restò senza difese e solo
Io ti offrivo le mie primizie antiche
di fanciullo stupore virginale
Volevo orecchie e spalle da baciare
e sfinirti di morsi e di carezze
Bramavo le ossa il cuore ed il respiro
e tutte già le labbra tue dischiuse
pronte al sorriso e all’imminente fuoco
Io ti stringevo con impeto animale
come orfano nell’ora dell’addio
ed era dolce in quell’estremo abbraccio
scambiarci lunghi i brividi di un volo
Ma nel momento del finale inganno
tutto sparì ed insieme a te la notte
Sgusciò veloce l’esile fantasma
uscì sfuggendo all’ interrotto sogno
e nella bocca non rimase il miele
ma l’acre gusto di uno scherzo amaro

Fabio Sangiorgio

La lumaca e il gabbiano

 
Amavo la chiocciola sincera
che in lenta andatura
sostiene il peso dei giorni
e lambisce concreta la terra
portando una casa d’amore
nel suo guscio di certezze
 
Ma gli occhi distolsi
e fu un volgere d’attimo breve
Di là dalle brume d’autunno
ho ascoltato il richiamo del mare
e scrutando i confini del cielo
vi ho scoperto le ali di un sogno
 
Quanto ho amato quelle ali
distese in un libero volo!
Con gli occhi rapiti seguivo
un gabbiano senza padroni
che ha nel cuore l’oceano
e per casa l’abbraccio del vento
 
Forse fu il fremito di un’ora incerta
o il riflesso abbagliante di un astro
Sciolsi le vele all’anima
salpando da riva sicura
per inseguire il profumo
di questa mia stagione fuggitiva
 
Sì gli occhi distolsi
mentre perdevo i miei malfermi passi
Allora ebbro di un’altra vita
non vidi più la mia lumaca
e sotto il piede smarrito e greve
solo sentii il rumore di uno schianto

Fabio Sangiorgio

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