Al vespro

Fermati, oh sole!
Un uomo s’è perso
e l’angoscia gli grida
che sta traboccando.

Tutto è da fare,
in pochi momenti,
troppo è da dire
in esigui secondi:
questo balletto
era solo una prova,
adesso ha scoperto,
come operare;
questo avanzare era
un sogno mal speso,
ed ora conosce
tutto il valore.

Fermati, oh sole!
Risorgi dall’alba,
riporta le perle
d’istanti svenduti.

Flavio Zago

Published in: on maggio 25, 2012 at 07:03  Commenti (3)  
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Fiocco gelato

Ed eccoti, candido gelo,
sei coltre,
sorgente,
bianco che appare
mentre attenui il cadere
avvinghiandoti all’aria,
strappandoti al grigio
che appare il tuo mondo.

Sai smussare,
addolcire
ogni spigolo o guglia,
e con esile tocco,
velare
vetri invadenti,
avvolgendo di quiete
discorsi sereni.

Poi, concluso il tragitto,
abbracci i fratelli,
in soffice attesa
d’un sole impietoso,
d’un fiato che scioglie
questo rigido inverno;
immolandoti al cerchio
che reincarna ogni fine,
e donando ai miei occhi
infiniti pensieri.

Flavio Zago

Eterno bambino

Se tu fossi Tutto,
non avresti altro da esigere,
saresti Tutto e più nulla.
Più nulla?
Il vuoto,
vuoto anche di luce
non si lascia immaginare;
la tua carne, gonfia di pensieri,
non fa che consumare,
e incauta sognare e risvegliare
atavici nonsensi.
“Fossi almeno il niente,
che contiene e avvolge il cosmo,
piano sparirei per, lentamente,
riessere, assorbito dalla sua espansione,
in un crescendo fiero,
inesorabile, d’autocoscienza.”
Amniotico ed immenso albume,
culleresti il tuo tuorlo.
Finalmente ermafrodito;
artefice di te stesso, di un universo
le cui costellazioni
sono tue frazioni,
e le tue dita sinaptiche
infiniti tragitti da te dettati.

Ed eccoti Tutto.
Ad altro non puoi anelare.
Tu sei Tutto. Tutto sei tu.
Solo il nulla che eri,
più non possiedi.
Può il Tutto contenere il nulla?
Il nulla è scorza: lui contiene il Tutto
E, certo, non puoi regnarne poco,
non sarebbe tutto il nulla.
Ti rendi così conto, che per averlo,
devi negare il Tutto.
Si tradisce ancora
la tua instabile natura.
Ancora gli estremi si confondono.

E il Tutto e il niente,
è dondolo d’eterno bambino,
che quando è in alto,
vuol discendere, quando in basso,
risalire e,
se in equilibrio, più non si diverte.

Flavio Zago

Some

Ho promesso al mio cuore
una vita esaltante,
una stima maggiore
per il suo pulsare.
Ho promesso più strali,
per farlo arrossire
e riportare più umana
ogni emozione.
Ho promesso che il vento
non mi avrebbe rapito,
e che ogni pensiero
avrei zavorrato.
Ho promesso al mio cuore
che avrei combattuto,
ed avrei ricucito
un passato strappato.
Gli ho promesso conchiglie
ripiene di suoni,
e cori marini
su cui galleggiare.

Ed oggi che ho visto,
che ho pianto, creduto,
ed ho più impronte
che passi da fare,
il giorno spergiura
che ieri era un sogno;
ma pesa in petto il fardello,
d’ingenue promesse.

Flavio Zago

Published in: on aprile 19, 2012 at 07:47  Commenti (5)  
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Il conoscere, da noi

Qui,
dove la cultura si misura
a centinaia di chili
di libri letti;
qui,
da noi,
dove il sapere è pane
e strutturare è cibo
e vino il concetto,
banchettiamo
ogni giorno
con discorsi ripieni,
squisiti,
colti e con assai sale;
e ad ogni trascurabile cosa
diamo rilievo,
ad ogni piccola parte
diamo importanza;
qui,
anche il più raro fiore,
unico e sconosciuto,
è sensatezza
e qui,
da noi,
è colto.

Flavio Zago

Published in: on aprile 10, 2012 at 07:01  Commenti (2)  
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Che

 
…Ti dirò, stasera?
Non sarà voce sorgente,
se medito ora.
Mente a mente,
occhi negli occhi, noi
ciascuno mezzo mondo alle spalle,
ma non formare una sfera.
Forse fardelli  terreni pressanti,
lingue di fuoco, paletot pesanti.
Che ti dirò stasera?
Da mille anni, al canto del gallo,
tradisco l’orgoglio.
Ti penso.
Mille anni che inciampo il calvario,
ed ogni tuo sguardo
là, in cima m’incrocia.
.
Che ti dirò stasera,
se la mia lingua è spuntata
ed ogni tuo chiodo risorge?
Ti dirò che l’Estate
non è mai terminata
e la luna sui monti
sa ancora incantare;
che il gatto tuo appeso
nel quadro in salotto
lo sfamo a sorrisi e ricordi;
che parole stilettano,
dai tuoi fogli scrostati.
 
Che ti dirò, stasera?
racconterò venature
riarse dal sole,
o ciò, che davvero
irrora il mio cuore?
… Ti dirò stasera?

Flavio Zago

Vita mia

 
Vento pungente
sul dorso della strada.
Vola il biglietto
dell’ultimo tram perso,
volteggia
.
intona canti stanchi
.
e danza
tra le chiome sbiadite
di scordanti radici.
.
E tu,
occhi amari
che mi domandi piano,
se ancora
ti afferro la mano.
.
Alita il gelo,
qualche fiocco cade,
.
presagio solitario
in fondo al cuore.
Passano risate
e un cane,
la coda esclamativa,
fiuta e rifiuta.
tracce vaghe;
i miei pensieri.
.
Ed io,
.
occhi sfatti,
che su vetrine intrise
di borse, impronte
e  lustrini di Natale mi scorgo
e mi domando invano
se ancora
so prendermi per mano.                    

Flavio Zago

Buco nero

M’accosto attento e lentamente al centro,
all’anima del cosmo e attendo,
che s’insinui luce al nero buco,
per rischiarare orditi mai svelati.

Fagocita, inghiotte, infinito pozzo,
ogni scintilla, ogni pensiero e ingrossa
come se fosse indubbio, certo,
d’assimilare tutto l’universo.

Ora conosco, io, questo segreto,
e corro, corro, urlo e mi dispero,
ora so che tutto l’intelletto
in quell’oscuro foro andrà a finire.

Stremato, poi m’accascio sulla spiaggia,
e da una stanca luna illuminato
riordino tutto il mio creato,
e al freddo cielo entropico lo dono

Flavio Zago

Published in: on marzo 12, 2012 at 07:17  Commenti (4)  
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Il tragitto

Tremula goccia
apparsa
nel mentre,
ti ho spiato
estasiato
quando,
confusa,
scorrevi l’attesa
solcando
tenere
rotondità gitane,
per offrirti
trepida
al mio
lacrimatoio.

Flavio Zago

Published in: on febbraio 28, 2012 at 07:14  Commenti (4)  
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Strada maestra

Morire, per rinascere:
il silenzio degli alberi,
è l’autunno senza foglie.

Mano nella mano,
scolari e pali,
accompagnano,
predestinati, la via.

Ma perché
continui a ridere,
a gridare?
Quando,
quando crescerai?

Certo, di là,
ci sarà più spazio
per essere grande.
Certo, ritroverò
la sincera luce azzurra
e l’immane quiete
di rami contorti e protesi
a trafiggere il cielo,
per perpetuare il rito del tatto.

La mia vivida lingua sarà muta
solo quando avrà perso le radici,
e l’ anima orfana
solo quando mi avrà mangiato.

Proseguo imperterrito, intanto,
il mio cammino d’alunno di vita.

Flavio Zago

Published in: on febbraio 18, 2012 at 07:18  Commenti (4)  
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