
Ho visto il cotone
dei pioppi
coprire le strade fredde;
tra le braccia al cielo
vi erano nidi di suppliche,
che i pargoli
ti scrivevano una sete
nuova.
Sembrava che le pozzanghere
avessero un mantello
di catrame
poi, poche gocce di cielo
diedero il canto
agli acquerelli,
che i rimorsi, sul foglio,
s’erano stinti
e m’abbracciai, silente
fin dove il perdono
mi rapisse.
Stefano Lovecchio


L’incipit del cielo
Vedi, le tormente !
Eppure le ho viste morire
ai piedi di un giglio
che cantava per un petalo
solo
Venti di me!!
Venti pargoli e di spade,
alzatevi sul miraggio,
portatemi fino alla pelle
del respiro.
O forse il glicine
di novembre scruta ?
Risalire il cielo
tra pietre e unghie,
l’azzurro mi fa morire
d’amore,
e l’acqua
come un cristallo di lacrime
raccolte e regalate
per una carezza
Oggi hai il vestito
più bello
sui miei occhi
di paglia.

