Il mio corpo, la mia figura invecchiano

è una ferita d’orrido coltello.
Io non so sopportare. E a te mi rivolgo
Arte della Poesia, che un poco sai di farmaci,
e del dolore una narcosi tenti
nella parola e nella fantasia.

E’ una ferita d’orrido coltello.
Oh, rècami i tuoi farmaci, Arte della poesia,
che inavvertita rendono, per poco, la ferita.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Anni dopo

La splendida la delirante pioggia s’è quietata,
con le rade ci bacia ultime stille.
Ritornati all’aperto
amore mi è accanto e amicizia.
E quello, che fino a poco fa quasi implorava,
dall’abbuiato portico brusio
rompe alle spalle ora, rompe dal mio passato:
volti non mutati saranno, risaputi,
di vecchia aria in essi oggi rappresa.
Anche i nostri, fra quelli, di una volta?
Dunque ti prego non voltarti amore
e tu resta e difendici amicizia.

VITTORIO SERENI

Published in: on maggio 29, 2012 at 07:03  Commenti (2)  
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Dolore di bambino

INFANT SORROW

My mother groaned, my father wept,
Into the dangerous world I leapt;
Helpless, naked, piping loud,
Like a fiend hid in a cloud.

Struggling in my father’s hands,
Striving against my swaddling bands,
Bound and weary, I thought best
To sulk upon my mother’s breast.

§

Mia madre gemette, mio padre pianse
nel periglioso mondo balzai
impotente, nudo, lamentandomi forte
come un fantasma nascosto in una nube.

Lottando nelle mani di mio padre
agitandomi contro le bende che dovevano avvolgermi
legato e stanco, ritenni la cosa migliore
il ripiegarmi sul petto di mia madre.

WILLIAM BLAKE

Published in: on maggio 28, 2012 at 07:35  Commenti (3)  
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L’invito

THE INVITATION

It doesn’t interest me what you do for a living
I want to know what you ache for
and if you dare to dream of meeting your heart’s longing.

It doesn’t interest me how old you are
I want to know if you will risk looking like a fool
for love
for your dreams
for the adventure of being alive.

It doesn’t interest me what planets are squaring your moon…
I want to know if you have touched the center of your own sorrow
if you have been opened by life’s betrayals
or have become shrivelled and closed
from fear of further pain.

I want to know if you can sit with pain
mine or your own
without moving to hide it
or fade it
or fix it.

I want to know if you can be with joy
mine or your own
if you can dance with wildness
and let the ecstasy fill you to the tips of your
fingers and toes
without cautioning us to
be careful
be realistic
to remember the limitations of being human.

It doesn’t interest me if the story you are telling me
is true.
I want to know if you can
disappoint another
to be true to yourself.

If you can bear the accusation of betrayal
and not betray your own soul.
If you can be faithless
and therefore trustworthy.

I want to know if you can see Beauty
even when it is not pretty
every day.
And if you can source your own life
from its presence.

I want to know if you can live with failure
yours and mine
and still stand on the edge of the lake
and shout to the silver of the full moon,
Yes.”

It doesn’t interest me
to know where you live or how much money you have.
I want to know if you can get up
after a night of grief and despair
weary and bruised to the bone
and do what needs to be done
to feed the children.

It doesn’t interest me who you know
or how you came to be here.
I want to know if you will stand
in the center of the fire
with me
and not shrink back.

It doesn’t interest me where or what or with whom
you have studied.
I want to know what sustains you
from the inside
when all else falls away.

I want to know if you can be alone
with yourself
and if you truly like the company you keep
in the empty moments.

§

Non mi interessa quali pianeti sono in quadratura con la tua luna,
voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dispiacere,
se sei stato aperto dai tradimenti della vita o ti sei inaridito e chiuso per la paura di soffrire ancora.
Voglio sapere se puoi sopportare il dolore, mio o tuo,
senza muoverti per nasconderlo, sfumarlo o risolverlo.
Voglio sapere se puoi vivere con la gioia, mia o tua;
se puoi danzare con la natura e lasciare che l’estasi ti pervada
dalla testa ai piedi senza chiedere di essere attenti,
di essere realistici o di ricordare i limiti dell’essere umani.
Non mi interessa se la storia che racconti è vera,
voglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno per mantenere fede a te stesso;
se riesci a sopportare l’accusa di tradimento senza tradire la tua anima.
Voglio sapere se riesci a vedere la Bellezza anche quando non è sempre bella;
e se puoi ricavare vita dalla Sua presenza.
Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, mio e tuo,
e comunque rimanere in riva a un lago e gridare alla luna piena d’argento: “Sì!”
Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi hai,
voglio sapere se riesci ad alzarti dopo una notte di dolore e di disperazione,
sfinito e profondamente ferito e fare ugualmente quello che devi per i tuoi figli.
Non mi interessa chi sei e come sei arrivato qui,
voglio sapere se rimani al centro del fuoco con me senza ritirarti.
Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai studiato,
voglio sapere chi ti sostiene all’interno, quando tutto il resto ti abbandona.
Voglio sapere se riesci a stare da solo con te stesso e se
apprezzi veramente la compagnia che ti sai tenere nei momenti di vuoto.

ORIAH MOUNTAIN DREAMER      (capo Sioux Oglala)

Chi più fortunato di me?

Si cui quid cupido optantique obtigit umquam
insperanti, hoc est gratum animo proprie.
Quare hoc est gratum nobis quoque, carius auro,
quod te restituis, Lesbia, mi cupido.
Restituis cupido atque insperanti, ipsa refers te
nobis. O lucem candidiore nota!
Quis me uno vivit felicior, aut magis hac rem
optandam in vita dicere quis poterit?

§

Se mai ad alcuno avviene, contro ogni speranza,
ciò che desiderava tanto, molto gradito è al cuore.
Per questo mi è gradito, mi è più caro dell’oro,
che tu ritorni a me, Lesbia, che ti desideravo tanto.
Torni contro ogni speranza; tu stessa torni a me.
O giorno da segnare con una piccola pietra più bianca delle altre!                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Chi vive più fortunato di me, chi potrà dire che ci sia cosa più augurabile in vita?

CAIO VALERIO CATULLO

Published in: on maggio 25, 2012 at 06:58  Commenti (2)  
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Giardino

JARDIN

Zanjones,
sierras ásperas,
médanos,
sitiados por jadeantes singladuras
y por las leguas de temporal y de arena
que desde el fondo del desierto se agolpan.
En un declive está el jardín.
Cada arbolito es una selva de hojas.
Lo asedian vanamente
los estériles cerros doloridos
que apresuran la noche con su sombra
y el triste mar de inútiles verdores.
Todo el jardín es una luz apacible
que ilumina la tarde
y es también un acorde
entre la algarabía del paraje.
El jardincito es como un día de fiesta
en la eternidad de la tierra.

§

Canaloni
aride sierre
dune,
accerchiati da affannose spirali
e lunghe raffiche di bufera e di sabbia
che dal fondo del deserto si avventano.
In un pendio sta il giardino.
Ogni arboscello è una selva di foglie.
Vanamente lo assediano
le sterili colline doloranti
che affrettano la note con le ombre loro
e il triste mareggiare d’inutili verdori.
Tutto il giardino
è una luce soffusa
che rischiara la sera
ed è altresì un accordo
in mezzo al tumulto circostante.
Quel leggiadro orticello è un dì di festa
nella eternità della terra.

JORGE LUIS BORGES

Sulle città

ÜBER DIE STÄDTE

Unter ihnen sind Gossen,
In ihnen ist nichts, und über ihnen ist Rauch.
Wir waren drinnen. Wir haben nichts genossen.
Wir vergingen rasch. Und langsam vergehen sie auch.

§

Sotto di loro ci sono le fogne; in loro
non c’è nulla e sopra di loro il fumo.
Noi eravamo dentro. Non abbiamo goduto niente.
Noi passiamo in fretta. E, lentamente, passano anche loro.

BERTOLT BRECHT

Published in: on maggio 23, 2012 at 07:38  Commenti (2)  
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Come ho potuto essere così cieco?

HOW COULD I BE SO BLIND?

Cold sands of time
(Winds that blow as cold as ice,
Sounds that come in the night)
Shall hide what is left of me?
(Come from Paradise.)
I’ve been through times when no one cared.
(Words that were mine,)
I’ve seen clouds in empty skies
When one kind word meant more to me.
(Shall last as a memory.)
Than all the love in Paradise.
I believed in my dreams.
Nothing could change my mind.
Till I found what they mean
Nothing can save me now.
“And all my days are trances,
And all my nightly dreams
Are where thy dark eye glances,
And where thy footstep gleams
In what ethereal dances
By what eternal streams”.

§

Fredde sabbie del tempo
(Venti che soffiano tanto freddi quanto il ghiaccio,
suoni che provengono dalla notte)
devono nascondere ciò che è rimasto di me?
(vengono dal Paradiso).
Ho varcato le porte del tempo quando nessuno osava.
(Parole che erano mie)
Ho visto nuvole a ciel sereno,
quando una sola parola significava molto di più per me
(devono durare come la memoria.)
di tutto l’amore nel Paradiso.
Ho creduto ai miei sogni.
Nulla poteva mutare la mia opinione,
finchè ho scoperto che cosa significano.
Nulla può salvarmi adesso.
“E tutti i miei giorni sono estasi,
e tutti i miei sogni notturni
sono dove i tuoi occhi scuri brillano
e dove il rumore dei tuoi passi luccica
in quali eteree danze,
con quali eterne correnti”.

EDGAR ALLAN POE

Secondo ricordo

SEGUNDO RECUERDO

Tambìen antes,
mucho antes de la rebeliòn de las sombras,
de que al mundo cayeran plumas incendiadas
y un pàjaro pudiera ser muerto por un lirio.
Antes, antes que tù me preguntaras
el numero y el sitio de mi cuerpo.
Mucho antes del cuerpo.
En la epoca de la alma.
Cuando tù abriste en la frente sin corona, del cielo,
la primera dinastia de sueno.
Cuando tù, al mirarme en la nada,
inventaste la primera parabra.

Entonces, nuestro encuentro.

§

Anche prima,
molto prima della rivolta delle ombre,
e che nel mondo cadessero piume incendiate
e un uccello da un giglio potesse essere ucciso.
Prima, prima che tu mi domandassi
il numero ed il sito del corpo.
Assai prima del corpo.
Quando tu apristi nella fronte non coronata, del cielo,
la prima dinastia del sogno.
Allorché, contemplandomi nel nulla,
inventasti la prima parola.

Allora, il nostro incontro.

RAFAEL ALBERTI

Autunno

Dove vanno le foglie arrossate
che il vento stacca dagli alberi?
Volano e passano: il brusio del vento
è tutto quello che rimane dell’autunno.

BASHŌ MATSUO

Published in: on maggio 19, 2012 at 07:21  Commenti (5)  
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