
Sai la malinconia, quella che viene
improvvisa a sfiorarti ed è la luce
colma che ti discioglie ed è il segreto
svolgersi delle foglie…
Sai la malinconia che t’avviluppa …
ELIO PECORA

Sai la malinconia, quella che viene
improvvisa a sfiorarti ed è la luce
colma che ti discioglie ed è il segreto
svolgersi delle foglie…
Sai la malinconia che t’avviluppa …
ELIO PECORA
Posso anche dire che l’amore è eterno,
che dura sempre se sta acceso dentro;
e vale anche l’amore di domani
e quello che chiamammo ieri amore.
Ed è amore andarsene in un treno
incontro al cielo che si veste d’ombre,
il vento che respira nelle foglie,
archi di luce a una festa lontana.
Ed è amore la voce nel telefono,
il ricordo improvviso che dispare,
il gesto, il giuramento che non vale
se tutto corre, muta, si tramuta.
Così ripeto che l’amore è eterno
perché ognuno ha bisogno d’amore,
mai smette di cercarlo il desiderio,
lo chiama nell’attesa che non cede:
amore che ogni giorno ci accompagna.
ELIO PECORA
Ancora apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.
Sai, come sciarpa tiepida
ho avvolto intorno al collo la pena
stranamente godendola.
Mi racconti i tuoi amori
quelli di oggi e quelli
che domani attendi,
l’amore grande che presto
venga a donarti
un lunghissimo tempo.
T’ascolto senza gridare
perché io devo capire
che un nuovo sole ti scalda:
io chiedo un silenzio
spalancato d’anima.
(Comprerò anemoni scuri
e gialla mimosa
per la mia stanza d’ombra).
Eravamo la goccia che chiude il mondo
e l’incauta felicità
la nota che s’alza dal flauto
e penetra il cielo. Tu vai
in questo febbraio di vento,
poi apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.
ELIO PECORA
Nelle tue palme dischiuse
lascia ch’io posi stasera
questo mio sonno di lacrime.
Né sei più tu chi diceva
“andremo..sempre…” Tu vai
incontro ad altre parole
per strade che non conosco
ed io rimango a pensare
se tutto fu gioco.
ELIO PECORA

M’attende nello specchio
come in un vecchio racconto di prevenuta pazzia,
raramente mi guarda
pure so bene il disprezzo che alterna alla paura,
stiamo insieme ab initio
ci staremo di certo fino all’estrema chiusura
quando ripartiremo
per quel niente che a noi come a tutti spetta.
Ogni tanto lo scordo
e andando si fa lieve e contento il tragitto,
ma presto l’ignorato
torna a contare i passi, a mozzare i respiri;
l’ho visto, si ammanniva
di assai dubbie speranze, di premi da poco,
quando era sufficiente
amministrarsi le ansie e le voglie mai zitte.
La volta che ho provato
a lasciare la stanza del suo triste segreto
ha socchiuso la porta
e m’ha mostrato, un attimo, sabbia soltanto e
cenere.
ELIO PECORA

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