
Ti è rimasta la brama di verità
e quella di giocare, di fingere.
Chi sei, Giuseppe, oltre quel piccolo
che studiava tutte le sere, ai vetri
della grande veranda con un binocolo
da teatro, le stelle – era il cortile
dei fichi e dei nespoli già tutto
buio, e il pozzo che ti faceva
tanta paura, cancellato.
Che cosa credi, il tempo passa
Ma mica così in fretta come dicono.
Sei ancora lì, che piangi nella cucina
Senza sapere il perché, che guardi
Con una gioia sgomenta quella bambina
- la figlia dei burattinai, che venivano
tutti gli inverni nella tua città
da oltre le montagne, che davano
spettacoli di cavalieri e maghi –
e copri tutte quelle lentiggini
e le sue trecce, di lontano, di baci.
GIUSEPPE CONTE

