Fior di neve

Dal cielo tutti gli Angeli
videro i campi brulli
senza fronde né fiori
e lessero nel cuore dei fanciulli
che amano le cose bianche.
Scossero le ali stanche di volare
e allora discese lieve lieve
la fiorita neve.

UMBERTO SABA

Published in: on dicembre 16, 2011 at 07:19  Commenti (4)  
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Quando il pensiero

Quando il pensiero di te mi accompagna

nel buio, dove a volte dagli orrori

mi rifugio del giorno, per dolcezza

immobile mi tiene come statua.

Poi mi levo, riprendo la mia vita.

Tutto è lontano da me, giovanezza,

gloria; altra cura dagli altri mi strana.

Ma quel pensiero di te che vivi,

mi consola di tutto. Oh tenerezza

immensa, quasi disumana!

UMBERTO SABA

Published in: on agosto 25, 2011 at 07:00  Commenti (2)  
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La foglia

Io sono come quella foglia, guarda,
sul nudo ramo, che un prodigio ancora
tiene attaccata.

Negami dunque. Non ne sia rattristata
la bella età che a un’ansia ti colora,
e per me a slanci infantili s’attarda.

Dimmi tu addio, se a me dirlo non riesce.
Morire è nulla; perderti è difficile.

UMBERTO SABA

Published in: on giugno 22, 2011 at 07:13  Commenti (3)  
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Poeti da Trieste

TRIESTE

Ho attraversato tutta la città.
Poi ho salita un’erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,

è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

UMBERTO SABA

IL GIARDINO DEL POETA

Le foglie dell’albero
danzano al ritmo del vento
venuto da lontano;
canta sul petalo
leggero e forte
da dove nascono
sussurri
di speranze splendenti.
Ombre del passato
vengono calpestate da affetti
di ricordi fugaci
e lentamente
salgono in cielo
per disintegrare
mille parole dette
ad una giornata raggiante.
Bellezze stravaganti
si allungano su corpi
di Madre Natura,
nude, spontanee, eroiche,
come le pioggie delicate
delle giornate d’autunno.
Allora ci accompagna
l’imbrunire di lentezza
ammirato nella profondità d’anima
dove abitano
profumi, odori,
raccolti nel giardino
più bello che c’è.

Glò  (Gloria D’Alessandro)

Squadra paesana

Anch’io tra i molti vi saluto,

rosso-alabardati,

sputati dalla terra natia,

da tutto un popolo amati.

Trepido seguo il vostro gioco.

Ignari

esprimete con quello

antiche cose meravigliose

sopra il verde tappeto,

all’aria,

ai chiari soli d’inverno.

Le angoscie che imbiancano i capelli all’improvviso,

sono da voi cosi lontane!

La gloria

vi da un sorriso fugace:

il meglio onde disponga.

Abbracci corrono tra di voi,

gesti giulivi.

Giovani siete,

per la madre vivi

vi porta il vento a sua difesa.

V’ama

anche per questo il poeta,

dagli altri

diversamente – ugualmente

commosso.

UMBERTO SABA

Città vecchia

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.
Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.
Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.
UMBERTO SABA


Dopo la tristezza

Questo pane ha il sapore d’un ricordo,

mangiato in questa povera osteria,

dov’è più abbandonato e ingombro il porto.

E della birra mi godo l’amaro,

seduto del ritorno a mezza via,

in faccia ai monti annuvolati e al faro.

L’anima mia che una sua pena ha vinta,

con occhi nuovi nell’antica sera

guarda una pilota con la moglie incinta;

e un bastimento, di che il vecchio legno

luccica al sole, e con la ciminiera

lunga quanto i due alberi, è un disegno

fanciullesco, che ho fatto or son vent’anni.

E chi mi avrebbe detto la mia vita

così bella, con tanti dolci affanni,

e tanta beatitudine romita!

UMBERTO SABA

Ritratto della mia bambina

La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell’estiva vesticciola: “Babbo
-mi disse voglio uscire oggi con te”
Ed io pensavo : Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
e ad altre cose leggere e vaganti.

UMBERTO SABA

Published in: on febbraio 28, 2010 at 07:16  Commenti (5)  
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Bocca

La bocca
che prima mise
alle mie labbra il rosa dell’aurora,
ancora
in bei pensieri ne sconto il profumo.

O bocca fanciullesca, bocca cara,
che dicevi parole ardite ed eri
così dolce a baciare.

UMBERTO SABA

Published in: on gennaio 12, 2010 at 07:20  Commenti (4)  
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A Gesù bambino

La notte è scesa

e brilla la cometa

che ha segnato il cammino.

Sono davanti a Te, Santo Bambino!

Tu, Re dell’universo,

ci hai insegnato

che tutte le creature sono uguali,

che le distingue solo la bontà,

tesoro immenso,

dato al povero e al ricco.

Gesù, fa’ ch’io sia buono,

che in cuore non abbia che dolcezza.

Fa’ che il tuo dono

s’accresca in me ogni giorno

e intorno lo diffonda,

nel Tuo nome.

UMBERTO SABA

Published in: on dicembre 23, 2009 at 07:17  Commenti (2)  
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