Tre haiku

Distacco piacevole
la primavera eterna
un tè caldo

Sera nei pensieri
nebbia negli occhi
petali nell’aria

Magia notturna
assaporo la luna
foglie cadute

Maristella Angeli

Published in: on gennaio 22, 2020 at 07:46  Lascia un commento  

La verità degli anni

La verità degli anni conta i nodi
lo scricchiolio minuto delle ossa
e vene azzurre di mappature agresti.

Nella carne non ritrovo più me stessa
– non rinnego le mie rughe –
la morbidezza bianca dei fianchi
il bacio prolungato delle cosce unite
la confidenza di un libro aperto
le foglie maturate dentro gli occhi

il segreto della schiena quando è ombra
e non è mai l’ombra a farmi trasalire
ma questo mio dolore che sembra
essere solamente amore per la vita.

astrofelia franca donà

Poesia seconda classificata al Premio internazionale itinerante “Dal Tirreno allo Jonio” sez. a tema libero a Valsinni (MT)

Published in: on gennaio 22, 2020 at 07:14  Lascia un commento  

Enfasi sulla realtà

AN EMPHASIS FALLS ON REALITY

Cloud fields change into fumiture
furniture metamorphizes into fields
an emphasis falls on reality.

“It snoweq toward momingi”a barcarole
the words stretched severely

silhouettes they arrive fu trenchant cut
the face of lilies

I was envious of fair realismo
I desired sunrise to revise itself
as apparition, majestic in evocativeness,
two fountains traced nearby on a lawn …

you recall treatments
of tb~ing’ and tnothingness’
illuminations apt
to appear from variable directions –
they are orderly as motors
floating on the waterway,

so silence is pictorial
when silence is real.

The wall is more real than shadow
or that letter compose~ of calligraphy
each vowel replaces a wall

a costume takenfrom space
donated by walls

These metaphors may be apprehended after
they have brought their dogs and cats
bom on roads neat willows,

vwillows are not real trees
they entangle us in looseness,
the natural world spins in green.

A column chosen from distance
mounts intb the sky while the font
is classical”

they will destroy the disturbed foht
as it enters modemity and is rare. …

The necessary idealizing of your reality
is part of the search, the joumey
where two figures embrace

This house was drawnforthem
it looks like a real house
perhaps they will move in tod~y
into ephemeral dusk and
mov~ out of that into night “)~
selective night with trées,

The darkened copies of alI. trees.

§

Prati di nuvole che diventano mobili
mobili che si trasformano in prati
enfasi sulla realtà.

«Ha nevicato prima dell’alba» dice un barcaiolo
con parole duramente strascicate

sopraggiungono profili dal taglio reciso
il volto dei gigli. …

Il realismo schietto mi faceva invidia.

Volevo che il sorgere del sole si modificasse
in un’apparizione, maestosa nella sua emblematicità,
due fontane ricalcate Il vicino sull’erba. …

ricordi le terapie
dell”‘essere” e del “nulla”
illuminazioni capaci
di comparire da direzioni mutevoli
sono schierate come motori
che galleggiano sul canale,

è così pittorico il silenzio
quando si tratta di vero silenzio.

I muri sono più veri dell’ombra
o di quella lettera composta in calligrafia
ogni vocale sostituisce un muro

un costume ispirato allo spazio
donato dai muri. …

Queste metafore si capiranno dopo
che avranno portato accanto ai salici
i cani e i gatti nati sulla strada,

i salici non sono veramente alberi
ci imbrigliano nella scioltezza
il mondo della natura è una trottola verde.

Una colonna scelta da lontano ..
sale nel cielo è classico invece
il carattere a stampa,

è un carattere disadattato che verrà distrutto
non appena sarà entrato nella modernità e diventa raro. …

La necessaria idealizzazione della tua realtà
fa parte della ricerca, il viaggio
dove due cifre si abbracciano

È per loro che questa casa è stata progettata
ha l’aspetto di una casa vera
forse ci vengono ad abitare oggi ,
nel crepuscolo effimero e …
ne usciranno per infilarsi nella notte
notte selettiva con alberi,

Le copie annerite di tutti gli alberi.

BARBARA GUEST

Published in: on gennaio 22, 2020 at 06:52  Lascia un commento  

Il tarassaco di gennaio

accolgo un fiore giallo di gennaio
un profumo calicantus lì vicino alla ramata
d un giardino senza terra con sopra fili d’erba
un tarassaco splendente che cerca il sole dell’inverno…
e poi rimembro ancora un tempo tanto lontano
ma già appresso me
bambino e tu che eri gentilezza di bambina
mi tenevi questa che oggi è ruvida mano
so che avrei pianto con tanta gioia raccogliendo
il fiore giallo di tarassaco e le sue spore
ma non l’ho fatto
ero bambino

Enrico Tartagni

Published in: on gennaio 21, 2020 at 07:22  Lascia un commento  

Anni sessanta

Partivano 

di buon mattino 

le ragazze 

di campagna

quando già

i buoi avanzavano

nei campi 

e il sole

visitava le mura

dei casolari.

Salivano

sulla corriera azzurra

sagomata 

tra passeggeri 

intorpiditi

e il tic tac

del controllore

ai biglietti.

Scorrevano 

dai finestrini

paesi e campanili

e nella calca

vampate di sudore

e sogni.

Poi le corse 

verso le fabbriche

con il pranzo

oscillante

nella borsa

mentre dai bar

sciamava

aroma di caffè.

 

Graziella Cappelli

Published in: on gennaio 21, 2020 at 07:09  Comments (3)  

Sera d’agosto

Sorge dal plumbeo mar, come sanguigno
Scudo nel vaporoso aer la luna;
E qui fra gialle sabbie, ove le aguzze
Foglie l’aloe scontorce, apresi il golfo
Silenzioso, là fra picee lave
Da’ rosseggianti vertici le irsute
Macchie il tenace fico d’India assiepa.
Non rumor d’opre alla pescosa rada,
Non suon di giochi fanciulleschi o voce
Di remator: solo da lungi il sordo
Rombo della città, stesa, qual mostro
Da’ mille occhi, nell’ombre; a me da presso
Il sonnolento murmure dell’onde;
E su tutte le cose un vapor greve,
Un torpore affannoso, un tedio immenso.
Di questo eguale avvicendar di giorni,
Di sembianze, di vita ancor non sei
Stanca, o Natura? Ancor gran tempo immote
Dureranno le leggi, onde si avviva
Quest’universo? Eppur di novi objetti
Vaga sempre s’affanna e si consuma
La smaniosa umana stirpe, e quasi
Tutti avesse i terrestri uberi emunti,
Di miglior cibo e d’altre sfere in traccia,
Te pigra ancella o rea matrigna accusa.
Misera, e dove nell’ambiguo volo
Alcun raggio del vero, un sol barlume
Dell’eterna sua luce a te sorrida,
Il suo tempo mortale ecco e l’oscuro
Fato e il dolor che le asserpenta il petto
Cader si lascia dalla mente, e in sogno
Beata alle ragioni ultime aspira.
Tal, fanciulletto fuggitivo piange
Per l’ombre, e più non sa d’onde qui venne,
O qual sentiero al tetto amico il guidi;
Smarrito vaga, ma se gli occhi a la sorte
In te sollevi, o sorridente luna,
Dal lacrimato suo dolor l’incerta
Anima toglie un qualche istante, e l’ora
Fosca e la madre derelitta oblia.

MARIO RAPISARDI

Published in: on gennaio 21, 2020 at 06:55  Lascia un commento  

Pajara salentina

Vecchia pajara che un bel dì lasciai
soletta tra le piante di carrube
mi pare d’ascoltare un suon di tube
tra i sassi dove muta te ne stai.

Oggi le vecchie note riascoltai
quasi di cornamusa sulle giubbe
e ti lambisce debole una nube
il tempo sfidi ma non muori mai.

Il viso hai rosso come il sottofondo
che una donna sul volto s’è spalmato
pare che tu appartenga a un altro mondo.

L’azzurro del ciel t’ha accarezzato
e infondi l’allegria di un dì giocondo
anche se sei un rudere invecchiato.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 20, 2020 at 07:47  Lascia un commento  

Tutto ciò che in una notte accade

Esiste, il tempo dell’impossibile,
se, nel raccontar l’ultimo sogno,
io cado come sempre prigioniero
sull’amaca d’inafferrabile mistero.
Tutto ciò che in una notte accade…

Rivedere gli occhi di mia madre.
Galoppare su di un cavallo bianco.
Escogitare trappole d’amore,
rifarlo con lei che accanto dorme.
Tornare a carta penna e calamaio,
scrivere versi per amare il mondo.
Sfidare drago uscendo vincitore.
Girare isole e cercar tesori.
Darsi alla luna come un ostaggio.
Mutarsi in goccia violando il mare.
Avvicinarsi al sole e non bruciare.
Riordinare stelle cieli e amori.
Parlar con Dio del giorno che verrà,
di quelli del passato e del futuro…

Tutto ciò che in una notte accade
non è il frutto di una bizzarria.
È la speranza che mi fa un cenno.

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 20, 2020 at 07:30  Lascia un commento  

Nel ristorante

DANS LE RESTAURANT

Le garçon délabré qui n’a rien à faire

Que de se gratter les doigts et se pencher sur mon épaule:

“Dans mon pays il fera temps pluvieux,

Vu vent, du grand soleil, et de la pluie;

C’est ce qu’on appelle le jour de lessive des gueux.”

(Bavard, baveux, à la croupe arrondie,

Je te prie, au moins, ne bave pas dans la soupe).

“Les saules trempés, et des bourgeons sur les ronces —

C’est là, dans une averse, qu’on s’abrite.

J’avais sept ans, elle était plus petite.

Elle était toute mouillée, je lui ai donné des primevères.’’

Les taches de son gilet montent au chiffre de trente-huit.

“Je la chatouillais, pour la faire rire.

J’éprouvais un instant de puissance et de délire.’’

Mais alors, vieux lubrique, à cet âge…

“Monsieur, le fait est dur.

Il est venu, nous peloter, un gros chien;

Moi j’avais peur, je l’ai quittée à mi-chemin.

C’est dommage.”

Mais alors, tu as ton vautour!

Va t’en te décrotter les rides du visage;

Tiens, ma fourchette, décrasse-toi le crâne.

De quel droit payes-tu des expériences comme moi?

Tiens, voilà dix sous, pour la salle-de-bains.

Phlébas, le Phénicien, pendant quinze jours noyé,

Oubliait les cris des mouettes et la houle de Cornouaille,

Et les profits et les pertes, et la cargaison d’étain:

Un courant de sous-mer l’emporta très loin,

Le repassant aux étapes de sa vie antérieure.

Figurez-vous donc, c’était un sort pénible;

Cependant, ce fut jadis un bel homme, de haute taille.

§

Il cameriere malconcio che non ha niente da fare.
che grattarsi le dita e piegarsi sulle mie spalle:
«Al mio paese sarà tempo piovoso,
vento, gran sole, pioggia; quello che chiamano
il giorno di bucato dei barboni».
(Chiacchierone, bavoso, groppa tonda,
ti prego, almeno non sbavarmi la zuppa.)
«I salici bagnati, i germogli sui rovi…
lì ci si ripara se piove a dirotto.

lo avevo sette anni, lei era più piccola.
Era tutta bagnata, le ho dato delle primule.»
Sul suo gilet le macchie sono almeno trentotto.
«La solleticavo, per farla ridere.
Conobbi un istante di potenza e delirio.»

Ma allora, vecchio lubrico, a quest’età…
«Signore, la sorte è dura.
Venne un grosso cane a saltarci addosso;
Io ebbi paura, la piantai a metà.
E’ un peccato.»
Ma allora tu hai il tuo avvoltoio!
Vattene a grattare il fango dalle rughe della faccia;
prendi la mia forchetta, spidocchiati il cranio.
Con che diritto paghi delle esperienze come me?
Tieni questi dieci soldi, per il bagno.

Flebas il fenicio, annegato da quindici giorni,
dimenticò il grido dei gabbiani, il mare gonfio di Cornovaglia,
i profitti e le perdite e il carico di stagno:
una corrente sottomarina se lo portò molto lontano,
facendogli ripassare le tappe della sua vita anteriore.
Pensateci, fu una sorte ben misera;
eppure era un bell’uomo, e di alta statura.

THOMAS STEARNS ELIOT

Published in: on gennaio 20, 2020 at 07:30  Lascia un commento  

Parole mute

Parole mute

toccano silenzi fermi

incidendo attimi agonizzanti

nell’eterno tremore

che è la mia vita.

 

Simone Magli

Published in: on gennaio 19, 2020 at 07:39  Lascia un commento