Addio mia bella signora

Addio mia bella signora,
lasciamoci così senza rancor,
al destino che vien, rassegnarsi convien,
sospirare, piangere, perché?

No, la commedia è inutile,
ti leggo in fondo al cuore,
quello che vuoi nascondermi
sta scritto in fronte a te.

Su, non mentire, dimmelo
che spento è il nostro amore,
tanto che vale illudersi,
tutto finisce, ahimè!

Addio mia bella signora,
lasciamoci così senza rancor,
al destino che vien rassegnarsi convien,
sospirare, piangere, perché?

Tu sei passata incognita
un dì sul mio cammino,
io, senza nulla chiederti,
t’accolsi in braccio a me.

Confusi in un sol palpito,
il mio col tuo destino.
Ora mi dici:
“Vattene, vedi, non t’amo più”

Addio, addio mia bella signora,
va pure, segui pure il tuo destin,
saprò dire al mio cuor:
“È finito l’amor, la chimera fragile passò”.

ENNIO NERI

Published in: on settembre 28, 2016 at 07:46  Lascia un commento  

Amico

L’amico vero
da te attinge liquor
e ti disseta.

Daniela Procida

Published in: on settembre 28, 2016 at 07:40  Lascia un commento  

Lacrime

Passi fugaci

soffi rubati

remoto andare

labirinti i pensieri

vicoli stretti

i percorsi a ritroso

imbuto ove riverso

lacrime

fiumi che piovono

sul mondo

 

Maristella Angeli

Published in: on settembre 28, 2016 at 07:35  Lascia un commento  

Un surrogato di uomo

Un surrogato di uomo
C’è e lo perdono
Non c’è e non ci sono
Mi pare fosse sogno
Smarrito e sono desta
L’attesa non è festa
A volte lui si presta
Alle fantasie della testa
Ma poi sono smarrita
No questa non è vita
Un’infinita attesa
Con la vita sospesa
Le promesse mancate
Non le avesse inventate
Accontentarmi poi dopo
Di avere così poco
Mi dice lo sapevi
E tu allora che dicevi
Son le solite storie trite
Da sempre le ho sentite
Ma che poi mi capitasse
E mi manda fuori asse
Non l’avevo creduto
Tu cuore perché non stai muto?

azzurrabianca

Published in: on settembre 28, 2016 at 06:53  Lascia un commento  

A Paul Gauguin

Posso bussare?

Posso entrare?

Incorniciare i dettagli tropicali

affidarmi ai fuochi

posso  fondermi

ancora una volta nel tessuto?

Nel tuo eden perduto?

Un passaggio sull’oceano

per varcare la soglia dell’onda

fuoriuscita dall’ispirazione

Eccoti, creatura animale

– eccoti artista

miele d’asfodelo

 che credi in te

come io credo

e scopro

quanto siano belle

le forme alate del tuo segno

eco primordiale del disegno

musica potente, sovrastante

Oli e venature di Tahiti

le tue lune notturne distese sui seni

profumano di corpi ambrati.

 

Aurelia Tieghi

Published in: on settembre 28, 2016 at 06:50  Lascia un commento  

Ephemera

‘Your eyes that once were never weary of mine
Are bowed in sorrow under pendulous lids,
Because our love is waning’
And then she:
‘Although our love is waning, let us stand
By the lone border of the lake once more,
Together in that hour of gentleness
When the poor tired child, Passion, falls asleep:
How far away the stars seem, and how far
Is our first kiss, and ah, how old my heart!’

Pensive they paced along the faded leaves,
While slowly he whose hand held hers replied:
‘Passion has often worn our wandering hearts.’

The woods were round them, and the yellow leaves
Fell like faint meteors in the gloom, and once
A rabbit old and lame limped down the path;
Autumn was over him: and now they stood
On the lone border of the lake once more:
Turning, he saw that she had thrust dead leaves
Gathered in silence, dewy as her eyes,
In bosom and hair.
‘Ah, do not mourn,’ he said,
‘That we are tired, for other loves await us;
Hate on and love through unrepining hours.
Before us lies eternity; our souls
Are love, and a continual farewell.’

§

“ Gli occhi tuoi insaziati un giorno ai miei
sotto palpebre pendule dolenti
piegano, ché l’amore nostro muore ”.
Ed ella: “ Se anche muore il nostro amore,
sulla riva del lago solitaria
nell’ora di soavità che stanca
indugiamo una volta ancora insieme
la povera fanciulla Passione
cade nel sonno: ormai quanto lontane
mi sembrano le stelle e il primo bacio
quanto lontano e vecchio ormai il mio cuore! ”
Camminavano sulle foglie morte,
pensosi; ed egli tardi rispondeva
tra le sue trattenendo quelle mani:
“ Ha devastato già la Passione
sovente i nostri cuori vagabondi .”
Intorno si stendevano le selve
e cadevano foglie gialle come
appassite meteore nel buio;
d’improvviso un coniglio vecchio e storpio
discese zoppicando pel sentiero:
l’invadeva l’autunno: e un’altra volta
sulla riva del lago solitaria
indugiarono: egli, volto, vide ch’ella
aveva insinuato foglie morte,
in silenzio raccolte, umide come
i suoi occhi, nel petto e tra i capelli.
“ Ah, non ti rattristare ” egli diceva
“ che siamo stanchi, poi che nuovi amori
ci attendono; nell’odio e nell’amore
trascorri l’ore tue senza lamento.
È avanti a noi l’eternità; le nostre
anime sono amore e addio perenne ”.

WILLIAM BUTLER YEATS

Published in: on settembre 27, 2016 at 07:30  Lascia un commento  

In due + l’oste + il fiume

Un giorno d’autunno assai luminoso
comprese era giusto andare dall’ottica
per affuocare quel panorama
che gli appariva purtroppo velato
e opalescente:
                                              lui lì presente se la guardava
                                         lei nol vedeva manco per niente!

E apparve roarrr un rombo di moto
gli passa rasente e lui un tonfo
al botto improvviso esala greve
mesto un sospiro
e nel mollarsi ne udiva il fruscio:
                                            lui pissi pissi mentre passava
                                                lei nol sentiva indifferente!

Viscido forse appariva il desire
del verso ruvido appena sbozzato
ma era bollente
il sentimento suo delicato
che la avvolgeva e vellutato:
                                       lui la blandiva sol mentalmente
                                       lei inviolabile che se ne andava!

Quando salato il conto arrivò
e un po’ sgradevole
tutta la cena apparse piccante
rendendo aspro il fine di scena
sebbene dolce un odor di vermena:
                                       lui disgustato sborsava e versava
                                            lei sorridente che assaporava!

Qui marcescente al suo naso camuso
un puzzolente dubbio apparì
ma l’oste immise tale un profumo
che l’aria offesa non più pungente
accolse aulente il suo beaujolais:
                                                lui L/aura sua rapito fiutava
                                                lei lì col/Bacco centellinava!

                              Poi nell’incanto di quei bouquet
                              Lui Lei e l’Oste vita da re
                              andaron via in cabriolet
                              e il conto arse autodafé
                              con gran goduria senza gli spot
                              mentre la vita scorreva in tre!

Sandro Sermenghi

Published in: on settembre 27, 2016 at 07:29  Lascia un commento  

Saracena, casa mia

Il caffè caldo mi irrora le mani

nel mattino fresco

appoggiata allo stipite del balcone.

Il sogno ancora mi sfiora

cerco di comporlo

di capire

di tornare indietro.

Ogni sorso è un attimo

che vivo serena

con me stessa

tra le rondini che cavalcano l’aria

il sole traccia le prime case

i miei occhi

il giorno nuovo.

e io vivo

l’attesa infinita.

 

Rosy Giglio

Published in: on settembre 27, 2016 at 07:28  Comments (4)  

Ci guardiamo soffrire

ognuno col cuore congelato.
Una volta grandi ci si abbandona
all’avidità del tempo, e lentamente
brucia viva l’innocenza degli affetti.

Simone Magli

Published in: on settembre 27, 2016 at 07:27  Comments (5)  

Matematica (tanto per…)

Il pensiero sale
cento scale più della testa
la testa ne sale una
più dei piedi
Le mani
servono a contare i km
che dividono i pensieri dalla testa
e i centimetri che uniscono
testa e piedi.

Anileda Xeka

Published in: on settembre 27, 2016 at 07:13  Lascia un commento