Per rimanere

Forse l’una di notte,
l’una e mezza.

Un cantuccio di taverna
di là dal legno di tramezzo.
Nel locale deserto noi due, soli.
Lo rischiariva appena la lampada a petrolio.
E, stranito di sonno, il cameriere, sulla porta, dormiva.

Nessun occhio su noi. Ma sí riarsi
già ci aveva la brama,
che divenimmo ignari di cautele.

A mezzo si dischiusero le vesti,
scarse (luglio flagrava).

O fruire di carni
fra semiaperte vesti, celere
denudare di carni… il tuo fantasma
ventisei anni ha valicato. E giunge,
ora, per rimanere, in questi versi.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on maggio 28, 2017 at 07:19  Comments (1)  

Er cartellino e li furbetti… E li furboni!

Ma veramente, qua er più gran probblèma
sò er cartellino, e tutti li furbetti?
Vòr dì che stanno tutti a pìà pe scema
la ggènte, queli messi a ffà l’addetti
a amministrà, e a governà giustizzia,
lavoro, economia, invasione, e er resto!
Sì! déveno affossàlla a la furbizzia,
però gne deve diventà ‘n pretesto
pe llassà perde cose più importanti…
E cioè…sempre l’istésse de anno, in anno.
Ma fanno finta de ‘n sapé…E ‘n va avanti!
sto carozzone sempre più in affanno!
Ché…àrtro! che a st’ appresso a ‘gni furbetto!…
Che tante vòrte, si va a ffà la spesa
potrebbe anche dipènne dar capetto
che nu’ je dà ‘r lavoro…E quanto pesa…!
ar dipennènte a stà senza fà gnènte
pe giorni e giorni…Ché er lavoro
lo dànno a queli esterni…ar consulente…
Però nisuno se la pìa co llôro…
Ma pe li casi…tipo all’ospedale,
li furbi vanno presi…e impacchettati…!…
Perché nisuno pò scherzà côr male
dell’ammalati che nun sò curati!
E poi…C’è n’antra considerazzione:
l’assenteisti a ortrànza in parlamento,
-che arùbbeno a sto popolo frescone –
che fàmo…? Pònno fàllo a piacimento?!
Oppuro vanno presi…e…allontanati…
Che…àrtro che ‘na murta! Che a chi tòcca
li fa sortànto ride sganasciati!?
Ma arméno se tappàssero la bbôcca!
Che tanto! hanno sfottuto li tornelli…
Ma mo’, quarcuno che s’è illumminàto
st’a ddì ch’era no sbàjo a ‘ttacc’a quelli…
E che – anzi! -…qui va tutto tornellato!
E infn’a qui sò solo…fregnaccétte…
Ch’er fatto ch’è drammatico davéro
è ch’er marciume, qui, è ‘r sistema intero!
Che…àrtro! che a tiràje le freccette!…

Armando Bettozzi

Published in: on maggio 28, 2017 at 06:59  Comments (1)  

Cosa cercheremo mai?

<<Cosa cercheremo mai,
benedette anime smarrite?>>
<<L’amore per noi stessi!>>-
risponde il mio vulcano –
<<L’amore per noi stessi!>>.
Perché è così difficile amarsi?
Io penso sia l’uomo
a soffocare i battiti
per via di quella mortale
paura
di sentire un giorno
l’ultimo.

Simone Magli

Published in: on maggio 28, 2017 at 06:57  Comments (2)  

Equilibri

Si avviano lungo un sentiero fiorito
questi giorni di cessata solitudine.

S’accosta un’allettante ombra
che, pur ombra, come sole brilla.
Il passo mio solerte lei accompagna
e mi precede a volte nel cammino.

Altre volte, carezzevole, alla mia si fonde
così che una, una sola, diventino le due,
saldate da speranze verso quel destino
che pare voglia scrivere pagine di rose.

Alle spalle, questa stessa vita
in cui di me tutto ho donato.

Da qui ha inizio la fase d’equilibrio,
ora che do ed in egual misura ho
quel certo amore che del respiro fa
prova provata del vivere in ardore.

Aurelio Zucchi

Published in: on maggio 28, 2017 at 06:54  Comments (1)  

Notturno

Nel riassunto

del giorno

tramonto lillà

sfumato

sul versante

della notte.

Bisbigliano

gli olivi

in preghiera

notturna e

oltre la selva

Venere

pulsante

in messaggi

di luce

a illuminare

prati di silenzi.

 

Graziella Cappelli

Published in: on maggio 27, 2017 at 07:46  Comments (9)  

Presunto tradimento

.
è appena finito il colloquio
con l’universo dell’amore
che abbiamo dentro
e
anziché piangere
mettiamo nero su bianco:
scopriamo i contesti
che non avevamo presentato
ma
è indispensabile riconoscere
ciò che si crede
una parola può illudere
può sforzarsi di piacere
mentire
essere cieca
essere importante
l’amore
è una questione morale
è un film a colori
dove noi siamo protagonisti
-gli altri solo comparse-
e la recita
non è a soggetto
la tua strana impressione di tradimento
diventa un romanzo scritto male
ti amo e
non ti ho tradita
ho detto la verità
solo verità
e se a te
non piace credere
a me
non piace mentire
è tutto
.
Giovanni De Simone
Published in: on maggio 27, 2017 at 07:43  Comments (9)  

A Jane: la ricordanza

TO JANE: THE RECOLLECTION

I.

Now the last day of many days,
All beautiful and bright as thou,
The loveliest and the last, is dead,
Rise, Memory, and write its praise!
Up,–to thy wonted work! come, trace
The epitaph of glory fled,–
For now the Earth has changed its face,
A frown is on the Heaven’s brow.

II.

We wandered to the Pine Forest
That skirts the Ocean’s foam,
The lightest wind was in its nest,
The tempest in its home.
The whispering waves were half asleep,
The clouds were gone to play,
And on the bosom of the deep
The smile of Heaven lay;
It seemed as if the hour were one
Sent from beyond the skies,
Which scattered from above the sun
A light of Paradise.

III.

We paused amid the pines that stood
The giants of the waste,
Tortured by storms to shapes as rude
As serpents interlaced;
And, soothed by every azure breath,
That under Heaven is blown,
To harmonies and hues beneath,
As tender as its own,
Now all the tree-tops lay asleep,
Like green waves on the sea,
As still as in the silent deep
The ocean woods may be.

IV.

How calm it was!–the silence there
By such a chain was bound
That even the busy woodpecker
Made stiller by her sound
The inviolable quietness;
The breath of peace we drew
With its soft motion made not less
The calm that round us grew.
There seemed from the remotest seat
Of the white mountain waste,
To the soft flower beneath our feet,
A magic circle traced,–
A spirit interfused around
A thrilling, silent life,–
To momentary peace it bound
Our mortal nature’s strife;
And still I felt the centre of
The magic circle there
Was one fair form that filled with love
The lifeless atmosphere.

V.

We paused beside the pools that lie
Under the forest bough,–
Each seemed as ‘twere a little sky
Gulfed in a world below;
A firmament of purple light
Which in the dark earth lay,
More boundless than the depth of night,
And purer than the day–
In which the lovely forests grew,
As in the upper air,
More perfect both in shape and hue
Than any spreading there.
There lay the glade and neighbouring lawn,
And through the dark green wood
The white sun twinkling like the dawn
Out of a speckled cloud.
Sweet views which in our world above
Can never well be seen,
Were imaged by the water’s love
Of that fair forest green.
And all was interfused beneath
With an Elysian glow,
An atmosphere without a breath,
A softer day below.
Like one beloved the scene had lent
To the dark water’s breast,
Its every leaf and lineament
With more than truth expressed;
Until an envious wind crept by,
Like an unwelcome thought,
Which from the mind’s too faithful eye
Blots one dear image out.
Though thou art ever fair and kind,
The forests ever green,
Less oft is peace in Shelley’s mind,
Than calm in waters, seen.

§

I.

Di tanti giorni, belli tutti
E chiari come te, l’estremo,
L’estremo e più soave, è morto.
Memoria, noi lo loderemo!
Su, vieni all’opra usata, traccia
L’elogio di splendor distrutti:
Poi ch’or la Terra ha un’altra faccia,
E il Ciel corruga il ciglio assorto.

II.

Dei pini andammo alla foresta
Ch’orla all’Oceano il lido:
In casa stava la tempesta,
La brezza nel suo nido.
Le nubi ai giochi lor partite,
Brusìan tra il sonno l’onde,
E il Ciel col suo sorriso mite
Tenea l’acque profonde.
Di là dal ciel venia quell’ora,
Che ci schiarava il viso
Con una luce tal, che aurora
Parea del Paradiso?

III.

Sostammo in mezzo ai pini, eretti
Giganti dei deserti,
Dal nembo attorti ai rudi aspetti
Come serpi conserti;
Al soffio degli azzurri fiati
Nascean tra stelo e stelo
Colori e accordi delicati
Come quelli del Cielo:
Sopite stavan or le fronde
Come le verdi ondine,
Silenti  al par delle profonde
Foreste oceanine.

IV.

Che calma! – un nodo sì tenace
V’avea il silenzio astretto,
Che quell’inviolabil pace
Più muta avresti detto
Pel suon del picchio; e pel sereno
Nostro lieve respiro
Intorno a noi non venia meno
La calma effusa in giro.
E un cerchio magico tracciato
Delle remote sedi
Dei monti ai fiori di quel prato
Esigui ai nostri piedi —
(Spirito intorno effuso, arcana
Presenza inebriante) —
Pareva a pace indur l’umana
Nostra angoscia un istante.
Ed io sentia che il centro, il cuore
Del cerchio magico era
Un esser che infondea l’amore
Nell’inerte atmosfera.

V.

Sostammo agli acquitrini: il velo
Dei rami li rinserra;
Ciascun pareva un breve cielo
Sprofondato sottoterra;
Un cielo d’un chiarore intenso
Entro il terreno oscuro;
Più del notturno abisso, immenso
E più del giorno, puro.
E lì crescean come nell’aria
Le leggiadre foreste,
Perfette più di quante varia
Fronda quassù riveste.
Là v’era il prato e la radura,
E tra la verde cinta
Il sol brillava come aurora
Da nube variopinta.
Parvenze dolci (mai non nacquero,
In terra, pari a queste)
Fingea laggiù l’amor dell’acque
Per le verdi foreste.
E il fondo, tutto d’un zaffiro
D’Eliso era irrigato:
Un’atmosfera senza spiro,
Un dì più delicato.
La scena, nell’amor, concessa
Al sen dell’acque s’era
Con ogni foglia e linea espressa
In forma più che vera.
Ma un vento sottentrò repente,
Come un pensiero inviso
Che via dall’occhio della mente
Discaccia un caro viso.
Se ben sei bella tu, e vivace
Sempre il bosco ha la fronda,
Men spesso il cuor di Shelley ha pace,
Ch’abbia riposo l’onda.

PERCY BYSSHE SHELLEY

Published in: on maggio 27, 2017 at 07:12  Comments (3)  

Tè alla menta

Fiori del tempo
fiori fuori…fiori dentro…
dentro luoghi sacri profanati
e cavalieri del tempio
nell’insonne segreto dell’harem
anni passati d’eserciti all’alba
avremo ritratti di Dorian Gray
e fiori profumati
al tè alla menta per l’anima.

Enrico Tartagni

Published in: on maggio 27, 2017 at 07:11  Comments (5)  

I ricordi mi vedono

Un mattino di giugno, troppo presto
per svegliarsi, troppo tardi per riprendere sonno.

Devo uscire nel verde gremito
di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.

Non si vedono, si fondono totalmente
con lo sfondo, camaleonti perfetti.

Cosí vicini che li sento respirare
benché il canto degli uccelli sia assordante.

TOMAS GÖSTA TRANSTRÖMER

Published in: on maggio 26, 2017 at 07:43  Comments (4)  

Rami spezzati

Chiedimi qualcosa
che faccia rifiorire
la speranza
d’un ramo gemmato.

Ho tanto freddo dentro
per quest’inverno
che cresce che cresce
e come un melo
lascia cadaveri a terra.

Quante volte ancora
saliremo la scala santa
e quante volte la scenderemo
urlando come avi pelosi?

Ho dimenticato abbeveratoi
in mezzo ai campi
e sui sentieri del bosco
perché non c’è più niente
dietro l’angolo.

Lorenzo Poggi

Published in: on maggio 26, 2017 at 07:34  Comments (6)