Canto beduino

Una donna s’alza e canta
La segue il vento e l’incanta
E sulla terra stende
E il sogno vero la prende.

Questa terra è nuda
Questa donna è druda
Questo vento è forte
Questo sogno è morte.

GIUSEPPE UNGARETTI

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Published in: on giugno 24, 2018 at 07:44  Comments (1)  

Soffio di primavera

Ecco germogli nuovi.

Sfaccettano visioni diluiscono dolori

s’intingono d’azzurro.

Piedi di velluto carezzano il prato,

corrono lieti

primule li sfiorano.

Le foglie riannodano legami già noti

attingendo voraci all’eterna linfa.

La bocca corallo assapora il sole

la pelle si perde in vaghi sussurri.

Brividi ignari si affacciano.

Nell’acqua ammiccano distratte ninfee.

La mente confusa si ritrae nel silenzio

stordita da un intenso profumo di mimosa.

Mancano gioie, speranze falsi amuleti.

Valentina sul prato divide fili d’erba.

Infine si offre al cambiamento.

Nuova gemma del domani

aspetta il suo soffio. Se verrà.

 

Liliana Tuozzo

Published in: on giugno 24, 2018 at 07:27  Comments (4)  

Senza parole

Ho piantato vestiti di sole
in mezzo a campi di primavera,
e fantocci senz’anima tra papaveri verdi.

Ne ho fatto un quadretto per la parete
muta e bianca del mio silenzio.

Vorrei sporcarla questa parete
di tulipani violenti
per vedere se grida e si scioglie
in rivoli di preghiera
per le parole che non arrivano.

Lorenzo Poggi

Published in: on giugno 24, 2018 at 07:25  Comments (1)  

Olocausto

Nelle scalate al cielo
della prigione in cui si muove l’anima
dà un brivido l’altezza delle mura.

Son feroci guardiani spazio e tempo
e morte giunge prima del traguardo;
ama sprecar l’amore la natura?

Santi Cardella

Published in: on giugno 24, 2018 at 06:52  Comments (1)  

Il sudore della terra

Va col sudor il contadino arando

irriga con fatica l’arsa terra,

dolenti mani tra le nere zolle,

e solchi come ventre attendon seme.

 

Curvo senza sosta nel meriggio

quando dell’orizzonte il sole infoca,

le mani non legan più l’aratro,

come perite querce senza noce.

 

Calmo distende il liso capo e il ventre

nelle zolle tra le ginestre d’oro,

mira dell’incantato sole, desto,

tremulo per sforzi immani, lesto.

 

Ritorna a casa ora che il sol s’acquieta

implorando al ciel che sia clemente,

nubi basse accolgono la preghiera,

sull’uscio attende lacrima piangente.

 

Con lampi il cielo scuote

tremor di tuoni il tetto,

s’appresta a riscaldar,

con secca legna al fuoco.

 

Del calor rafforza membra

non del meriggio sole,

né dalla terra ostile e arsa,

ma del seminato grano.

 

Raffaele Saba

Published in: on giugno 23, 2018 at 07:49  Comments (6)  

Specchio delle mie brame dov’è la poesia in ‘sto reame?

“Poeta che oggi cerchi poesia,

in scordata riserva confinata,

sappi che c’è più nulla sulla via

per replicar la gloria ch’era stata.

 

Duro è lo studio per capir cos’era,

qui oggi troverai scuri racconti

fatti di lemmi astrusi e tal groviera

grammatica divien per grand’affronti.

 

Solo di nulla sono pieni i versi,

metafora lo chiaman per sfoggiare

falso saper ch’è solo da perversi

…e ti verrà la voglia di frustare.

 

E’ giunto il tempo in cui se vuoi trovare

lirica musical che riempie il cuore

a tempi antichi dovrai ritornare,

per vivere alfin lieto le tue ore.”

 

Piero Colonna Romano

Published in: on giugno 23, 2018 at 07:46  Comments (3)  

Canto di dolore

Due piccoli cipressi lì presso
il monumento stanno a fare
compagnia al tuo sonno eterno
tu che or riposi dagli affanni
sciolta in quel remoto cimitero
di campagna dove nei fossi
lì vicini in questa stagion, inizio
è di primavera, spuntano viole
e margherite e dove più tardi
in tempo di risaie si sentirà
il verso della rana e qui ove
dato ti sarà un futuro arcano
al passato porta e al ricordo
una tua fotografia colorata
che da tempo nel portafoglio
stava tu che giovane tra l’erbe
di un prato ormai lontano muovi
sorridendo a me che quell’attimo
fissavo e il tempo dove fermo
sarebbe stato come ora il piede
tuo mia amata cara era lontano

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on giugno 23, 2018 at 07:42  Comments (3)  

Notte dell’amore insonne

NOCHE DEL AMOR INSOMNE

Noche arriba los dos con luna llena,
yo me puse a llorar y tú reías.
Tu desdén era un dios, las quejas mías
momentos y palomas en cadena.

Noche abajo los dos. Cristal de pena,
llorabas tú por hondas lejanías.
Mi dolor era un grupo de agonías
sobre tu débil corazón de arena.

La aurora nos unió sobre la cama,
las bocas puestas sobre el chorro helado
de una sangre sin fin que se derrama.

Y el sol entró por el balcón cerrado
y el coral de la vida abrió su rama
sobre mi corazón amortajado.

§

Notte alta, noi due e la luna piena;
io che piangevo, mentre tu ridevi.
Un dio era il tuo scherno; i miei lamenti
attimi e colombe incatenate.

Notte bassa, noi due. Cristallo e pena,
piangevi tu in profonde lontananze.
La mia angoscia era un gruppo di agonie
sopra il tuo cuore debole di sabbia.

L’alba ci ricongiunse sopra il letto,
le bocche su quel gelido fluire
di un sangue che dilaga senza fine.

Penetrò il sole la veranda chiusa
e il corallo della vita aprì i suoi rami
sopra il mio cuore nel sudario avvolto.

FEDERICO GARCIA LORCA

Published in: on giugno 23, 2018 at 07:32  Comments (2)  

Violenza continua

Vortice d’oblìo.
Come violato, ogni giorno perdo qualcosa.
Dove va una nave con la pece incollata al timone?

Simone Magli

Published in: on giugno 22, 2018 at 07:31  Comments (2)  

Diversamente

Diversamente
da certi miserabili giorni
la notte
con il suo velo d’ipocrisia
nasconde la solitudine che il vento
diffonde nell’ombra del desiderio

Il suo bisogno di

S
P
A
Z
I
O

è una ripetizione di distanze
che galoppa nei lunghi sospiri.
L’amore

             e dalla profondità
         l
    a
s

di un sogno inane

Giovanni De Simone

Published in: on giugno 22, 2018 at 07:29  Comments (6)