Il poeta

Il poeta è un palombaro

che scandaglia il mare senza sosta

per portare alla luce i tesori dell’umanità.

 

Simone Magli

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Published in: on marzo 24, 2019 at 07:46  Lascia un commento  

Conforto della carogna

CARRION’S COMFORT

Not, I’ll not, carrion comfort, Despair, not feast on thee;
Not untwist-slack they may be-these last strands of man
In me or, most weary, cry “I can no more”. I can;
Can something, hope, wish day come, not choose not to be.
But ah, but O Thou terrible, why wouldst thou rude on me
Thy wring-world right foot rock? lay a lionlimb against me? scan
With darksome devouring eyes my bruised bones? and fan,
O in turns of tempest, me heaped there, me frantic to avoid thee and flee?
Why? That my chaff might fly; my grain lie, sheer and clear.

Nay in all that toil, that coil, since (seems) I kissed the rod,
Hand rather, my heart lo! lapped strenght, stole joy, would laugh, cheer.
Cheer whom though? the hero whose heaven-handling flung me, foot trod
Me? or me that fought him? O which one? is it each one? That night, that year
Of now done darkness I wretch lay wrestling with (my God!) my God.

§

No, non banchetterò di te, o disperazione, conforto della carogna;
E non scioglierò per quanto lente possano essere queste ultime fibre d’uomo
In me, e neppure, assai stanco, assai stanco, griderò: “più non posso”. Io posso;
Qualcosa posso, sperare, desiderare che venga giorno, non scegliere di non essere.
Ma oh, Tu terribile, perché hai voluto spietato far sentire su di me
Il peso del tuo piede destro che fa contorcere il mondo? gravare su di me una zampa di leone?
Scrutare con profondi occhi voraci le mie ossa contuse? e scuotere,
In turbini di tempesta, me qui rammucchiato; me anelante di poterti evitare e fuggire?
Perché? Affinché la mia pula potesse disperdersi; il mio grano rimanere mondo e puro.

Anzi in tutta quella sofferenza, in quel tumulto, dacché (sembra) baciai la verga,
La mano piuttosto, il mio cuore, oh guarda! avviluppò forza, raccolse gioia, vorrebbe ridere, rallegrarsi.
Rallegrarsi per chi tuttavia? per l’eroe il cui tocco celeste mi scagliò giù, il cui piede mi calpestò?
O per me che ho lottato contro di lui? O per quale dei due? Per l’uno e l’altro?
Quella notte, quell’anno di oscurità ora passata, io misero giacqui, lottando (mio Dio!) mio Dio

GERARD MANLEY HOPKINS

Published in: on marzo 24, 2019 at 07:30  Lascia un commento  

La gioia che abbiamo schiacciata

l’ultimo raggio di sole
scende
e
si ferma sul cuore
che
quale tamburo di tempesta
si scatena
nello spazio del tempo
e trema di freddo
del nostro fuoco d’amore
e resti
sono pallide ceneri
dietro il manto trasparente
della gioia che abbiamo schiacciata
con i fantasmi
di carta carbone
di pensiero in pensiero
di parola in parola
vanno senza posa
tormenti di coscienza

Giovanni De Simone

Published in: on marzo 24, 2019 at 06:59  Lascia un commento  

Veleno

Nel giardino che esplode
dei colori da cogliere,
…………..piano……………
con mano corretta dal’eco
di come vorremmo noi essere
ed invece non siamo,
il cuore si muove incontrollato.

Bastasse soltanto esser gentili,
avremmo di che mai lagnarci
e forse scopriremmo il futuro.

All’inverso,
sotto lo stesso sole
che scalda e protegge quei fiori,
siamo sempre di nuovo allertati,
ancora insicuri di quanto ci accade
e veleno diventa l’impaziente attesa
dell’arrivo dei migliori giorni.

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 24, 2019 at 06:51  Lascia un commento  

Se lei sta male

Se lei sta male il cuore mio l’avverte
meglio sarebbe se affogassi in mare
o tra le nubi con le ali aperte
da un buco nero farmi risucchiare.

Lo so la colpa è sempre e tutta mia
non dovevo quel dì accettare il morso
la mia fu pura e semplice follia
ed oggi vivo e soffro nel rimorso.

Anche se tutte e due siam stati al gioco
non ho scherzato io col sentimento
la paglia, lo si sa, vicino al fuoco
di più s’accende quando spira il vento.

Gelido vento fu di tramontana
che forte soffia senza aver riguardo
pei borghi passa e mai paga dogana
irride le emozioni ed è beffardo.

Del suo passaggio lascia rami morti
e foglie accartocciate lunghi i fossi
lascia anche pene, delusioni e torti
a una ragazza dai capelli rossi.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on marzo 23, 2019 at 07:46  Comments (1)  

Nonsense-one

Semafori obliqui
scendono tra lance
di sorsi assetati;
losche e fatiscenti
invidie temerarie
accartocciate tra suicidi
immacolati.
Trai il breve freddo
d’estate
il caldo d’inverno
mostre aggrappate
tra le lune eclissate
dagli occhi umani.
Marte
lascerà posto
al domani
del nostro meschino
piede terrestre
baciato dal sole che ormai
spento tra il suo fuoco
desta solo fantascienza
di umile futuro. 

Glò

Published in: on marzo 23, 2019 at 07:43  Lascia un commento  

Magica parola

Ormai è fatta!
La parola detta
non si ritratta,
segno scolpito
in un masso,
può far male
com’un sasso.
Dritto al cuore
va a colpire
punta di dardo,
acuta v’a ferire.
E pure uccidere
può, a giocare
coi sentimenti.
Allora, si calibri
la parola, attenti
a non sprecarla.
La sua magìa
è come un soffio soffice
di vento che accarezza
si trasforma in malìa
tuttavia, quando colpisce
con violenza o insolenza.

Antonietta Ursitti

Published in: on marzo 23, 2019 at 07:38  Comments (1)  

Saetta che volando

.
SAETA QUE VOLADORA
.
Saeta que voladora
cruza arrojada al azar,
y que no sabe dónde
temblando se clavará;
hoja que del árbol seca
arrebata el vendaval,
sin que nadie acierte el surco
donde al polvo volverá;
gigante ola que el viento
riza y empuja en el mar,
y rueda y pasa, y se ignora
qué playa buscando va;
luz que en cercos temblorosos
brilla próxima a expirar
y que no se sabe de ellos
cuál el último será;
eso soy yo que al acaso
cruzo el mundo sin pensar
de dónde vengo ni adónde
mis pasos me llevarán.
.
§
.

Saetta che volando
passa, lanciata a sorte,
senza che si capisca
dove si conficcherà tremante;

foglia secca che dall’albero
strappa il vento,
senza che nessuno indovini il solco
dove tornerà cadendo;

gigantesca onda che il vento
increspa e nel mare spinge,
e gira e passa, e la spiaggia
che cercando va non si conosce;

luce che in tremuli cerchi,
prossima alla fine, sfavilla
ignorandosi quale di essi
per ultimo brilla;

così sono io, che per caso
percorro il mondo, non pensando
da dove arrivo nè dove
i miei passi mi portano.

.

GUSTAVO ADOLFO BÉCQUER

Published in: on marzo 23, 2019 at 07:08  Comments (1)  

Il gioco

Giochi col mio cuore,
ora lo coccoli,
ora lo lasci andare,
lo porti con te
in giro per il mondo.

Ti trastulli con lui
come fosse un giocattolo.
Ma lui sta al gioco
e mai si offende,
rimbalza e rotola,
fa le capriole,
giocando a nascondino.

Lo scopro infine e gli dico:
“Dai che ci innamoriamo di nuovo!”.

Sandra Greggio

Published in: on marzo 22, 2019 at 07:33  Comments (4)  

Povera cartolina

Nel giorno della festa delle donne
il pensier mio ad un lontan assai
anno oggi corre e ti vedo così con rabbia
stracciar quella mia colorata cartolina,
non ricordo se vi fosser in rilievo rose
rosse o gialli o forse degli azzuri tulipani
ma poi sul retro vi eran scritte parole solo
son certo non d’amore ma di semplice amicizia,
poveri quei miei fiori di carta e non so perché
così da te distrutti e non destinati se così
poi così lasciati ad appassire ma nel tempo
a mantener quel bello lor vivo colore e che
oggi dopo tanti anni avresti potuto rimirare,
che ti costava conservarla quella cartolina
e solo cancellare il nome mio sì quel mittente?

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on marzo 22, 2019 at 07:28  Lascia un commento