I MISERABILI

A Napoli un bambino è morto a sei anni di povertà. Veniva dall’isola di Capo Verde, ma sapeva già leggere e scrivere in italiano. Era educato, ordinato, molto pignolo, dicono le maestre. Amava il disegno e sognava di fare l’ingegnere. Si chiamava Elvis, come l’eroe del rock. Lo hanno trovato per terra, in una stamberga di venti metri quadri, i polmoni intasati dalle esalazioni di un piccolo braciere. Da quando l’Enel aveva staccato la corrente che alimentava la stufetta elettrica, quel fuoco improvvisato e velenoso era diventato l’unica fonte di riscaldamento di tutta la famiglia. Non c’era altro calore, non c’era più cibo. Ed Elvis se n’è andato così, addosso alla madre agonizzante, la testa appoggiata al ventre da cui era uscito sei anni prima per la sua breve e infelice partecipazione alle vicende del pianeta Terra. Mi sento totalmente inutile, come giornalista e come essere umano, perché mi tocca ancora raccontare storie del genere, nel mio evoluto Paese. Ci riempiamo la bocca, io per primo, di parole superflue. Ci appassioniamo ai problemi di minoranze potenti e arroganti. E accanto a noi, in un silenzio distratto, si consumano le disfatte degli umili e dei mansueti. Persone come la mamma di Elvis, che fino all’ultimo ha provato a raggranellare onestamente qualche soldo per la stufetta, andando in giro a fare le pulizie. Il Bene ieri ha perso di brutto. L’importante è rendersene conto, non distrarsi, non rassegnarsi, organizzare la riscossa. Anche per Elvis, che tornerà a trovarci ogni giorno, sulla faccia di tanti bambini uguali a lui.

MASSIMO GRAMELLINI (da Buongiorno – La Stampa)

Published in: on ottobre 21, 2009 at 20:17  Comments (3)  
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Chissà

Ma quanti siamo nel mondo
miliardi di spermatozoi ed ovuli
riusciti bene
dipende poi dall’ambizione che ognuno ha
da come ti metti in pari il cuore
con quello che sei
disposto ad avere o dare.
Chissà cos’è che ci fa santi
o banditi colpiti poi a morte nella fuga
cos’è che ci fa amanti
piuttosto che amati
rifiuti organici più o meno
riciclati in questa vita per un’altra
senza garanzie.
Chissà perché dall’essere sorriso di Dio
ne siamo diventati il pianto
chissà se spariremo davvero
o stiamo già sparendo
dietro falsi sorrisi
dentro le pance gonfie dei bambini
nelle macerie rimaste lì
nelle voci delle madri che chiamano i figli,
io non ti lascerò ma mi stai già lasciando
atomo ignoto a me stesso
di quale dio son figlio
chi mi calmerà il cuore
dopo l’ultima corsa,
chi si batterà al mio fianco
per l’ennesima  ingiustizia
se prego e poi mi pento
posso peccare all’infinito
oppure sono già dannato..
…chissà…

Maria Attanasio

Published in: on ottobre 21, 2009 at 18:45  Comments (3)  
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