L’amore muto

 

Cascinale
Lascia che sia il vento tiepido d’aprile
a prosciugar parole come panni stesi al sole.
Lascia che sia il mio respiro a soffiar via
tutto il dolore che per pudore mi hai taciuto.
Lascia che sia la mia mano
a toglierti la polvere di dosso.
Lascia che entri lieve dallo spiraglio aperto
profumo intenso dei mandorli in fiore.
Non chiedermi vuote parole.
Lascia che sia il cuore a portare
acqua dolce nel mare del silenzio.
Lasciami urlare senza fiato,
in un istante,
l’amore muto
che non hai ancora riversato.

Roberta Bagnoli

Published in: on ottobre 29, 2009 at 18:43  Comments (4)  
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E tu lo sai

Papaveri
E se domani fossi
castello di carte
forse tu
ti fai vento ?e se fossi
campo di grano
ti fai margherita ?

sono calma apparente
tra pensieri in rimando

Sotto la pelle
ho cenere e fuoco

ma dai
hai solo pelle sbiadita
da botte di vita

certo in danza fasciata
tra cielo perduto
galleggio ..…

in campi di grano
sono papavero rosso
ma tra fossati di sangue
e terra slavata

Certo che
ne abbiamo fatta
di strada in salita
sotto le unghie
abbiamo frammenti di notte

figlio sono foglia amaranto
che insaziabile vento
spazza ormai via.

Madre dammi la mano

se guardiamo alle spalle
era solo discesa…

e tu lo sai

Pierluigi Ciolini Tinti Baldini

Published in: on ottobre 29, 2009 at 17:37  Comments (2)  
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Ode alla Croce del Sud

Tempesta

CRUZ DEL SUR

Hoy 14 de abril,
viento
en la costa,
noche y viento,
noche
sombrìa
y viento
se conmoviò la sombra,
se enarbolò el ciprès
de las estrellas,
las hojas de la noche
volcaron
polvo muerto
en el espacio
y todo quedò limpio
y tembloroso.

Arbol
de espadas
frìas
fue la sombra
estrellada,
copa
dell’universo,
cosecha
de platino
todo
ardìa
en las altas
soledades
marinas,
en Isla Negra
andando
del brazo
de mi amada,
y ella
entònces
levantò un brazo apenas
sumergido
en la sombra
y como un rayo de àmbar
dirigido
desde la tierra al cielo
me mostrò
cuatro estrellas:
la Cruz del Sur inmòvil
sobre nuestras cabezas.

En un  istante
se apagaron todos
los ojos
de la noche
y solo vi clavadas
al cielo solitario
cuatro rosas azules,
cuatro piedras heladas.

Y le dije,
tomando
mi lira
de poeta
fente al viento
ocèanico,entre las dentelladas
de la ola,
Cruz
del Sur, olvidado
navìo
de mi patria,
prendedor
sobre el pecho
de la noche turgente,
constelaciòn marina,
luz
de las casas pobres,
làmpara errante, rombo
de lluvia y terciopelo,
tijera de la altura,
mariposa,
posa tus cuatro labios
en mi frente
y llevame
en tu nocturno
sueño
y traversìa
a las  islas del cielo,
a las vertientes
del agua de la noche,
a la roca
magnètica,
madre de las estrellas,
al tumulto
del sol, al viejo carro
de la aurora
cubierto de limones.

Y no me respondìo
la Cruz del Sur:
siguìo, siguìo viajando
barrida
por el viento.
Dejè la lira entonces
a un lado,
en el camino,
y abracè a mi amada
y al acercar mis ojos,
a sus ojos,
vi en ellos,
en su cielo,
cuatro puntas
de diamante encendido.

La noche y su navìo
en su amor
palpitaban
y besè una por una
sus estrellas.

§

Oggi 14 aprile,
vento
sulla costa
notte e vento,
notte
cupa
e vento,
si sconvolse l’ombra,
s’inalberò il cipresso
delle stelle,
le foglie della notte
rovesciarono
polvere morta
nello spazio
e tutto restò terso
e tremolante.
Albero
di spade
fredde
fu l’ombra
stellata,
chioma
dell’universo,
mietitura
di platino,
tutto
ardeva
nelle alte
solitudini
marine,
su Isla negra,
mentre camminavo
sottobraccio
con l’amata,
ed essa
allora
levò un braccio appena
sommerso
nell’oscurità
e come un raggio d’ambra
rivolto
dalla terra al cielo
mi mostrò
quattro stelle:
la Croce del Sud immobile
sulle nostre teste.
In un istante
si spensero tutti
gli occhi
della notte
e solo vidi inchiodate
nel cielo solitario
quattro pietre azzurre,
quattro pietre gelate.
E dissi,
prendendo
la mia lira
di poeta
davanti al vento
oceanico, fra le dentate
dell’onda:
Croce
Del Sud, derelitta
nave
della mia patria,
spilla
sul petto
della turgida notte,
costellazione marina,
luce
delle case povere,
errante lucerna, rombo
di pioggia e di velluto,
capriata dell’altezza,
farfalla,
posa le quattro labbra
sulla mia fronte
e portami
nel tuo notturno
sogno
e tragitto
alle isole del cielo,
agli spioventi
dell’acqua della notte,
alla roccia
magnetica,
madre delle stelle,
al tumulto
del sole, al vecchio carro
dell’aurora
coperto di limoni.
E non mi rispose
La Croce del Sud:
proseguì, proseguì il suo viaggio
spazzata
dal vento.
Lasciai la lira allora
da una parte,
sulla strada,
e abbracciai la mia amata;
e mentre avvicinavo
i miei occhi ai suoi occhi,
vidi in essi,
nel loro cielo,
quattro punte
di diamante infuocato.
La notte e la sua nave
nel suo amore
palpitavano
e baciai ad una ad una
le sue stelle.

PABLO NERUDA

Published in: on ottobre 29, 2009 at 14:19  Comments (4)  
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Quando mi fai l’amore

Roselyne

*

Quando mi fai l’amore
Una cometa compie il suo viaggio
E sotto le dita sento un petalo in braille
L’antico testamento dei tuoi parti
Un ventre rilassato, dopo due guerre mondiali
I segni della fame
La fatica di strappare frutti eterni alla terra
Con mani di vomere
E ginocchia da mea culpa
Quando mi fai l’amore
Un figlio parte per le Americhe
E una casa galleggiante affonda
Con tutti gli specchi
I pettini
Gli orologi da taschino
Il tempo passa in un secolo
A nostra insaputa
Che ci perdiamo la storia, la scienza operosa
L’acqua
Portata dai porti d’oriente
Le tombe dei Faraoni
Le nuvole rosa dei flamingos
Summertime
Quando mi fai l’amore
Ci basta un cenno, un lento sollevare il grandangolo
Alla finestra
E alberi che non c’erano, diventano viali del tramonto
Paesi interi spariscono
Per poi tornare, con gambe lunghissime
E condottieri a cavallo si sporcano di guano
Di migliaia di fotografie
E di piccoli fiori intorno
Quando mi fai l’amore, sono ancora bambino
Ed ora
Quasi non esisto
Come Jona nella balena
Come una veste al filo spinato
Folgorata dall’anima buia di una follia collettiva
Quando mi fai l’amore
Non siamo in questo mondo
E tutto è ancora da compiere

Massimo Botturi

Published in: on ottobre 29, 2009 at 12:02  Comments (4)  
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