Un altro uomo

Due uomini si guardano,
due occhi
si specchiano in abissi,
in cardinali opposti;
eppure gli sguardi son fusi,
eppure il pane è lo stesso,
ognuno non vede
che il proprio riflesso.
Impera la lotta.
Due uomini si parlano,
l’udito percepisce
suoni ignoti,
ciascuno si ferma al labiale,
e non sente e comprende
che ciò che vuole.
Il contrasto è padrone.
Si sfiorano due uomini,
magneti identici,
si ritraggono,
come lumache si ritirano,
e il fremito è di fastidio.
Il sole imperterrito rinasce.
Scrivo, io come un uomo,
scrivo di viste, di voci
di tocchi.
E lotto, mi scontro,
cerco luce.
Scrivo a me stesso.
A un altro uomo.

Flavio Zago

Published in: on ottobre 31, 2009 at 10:34  Comments (4)  
Tags: , , ,

…Ma lo sai

Torinonapoli

Ma lo sai che
a volte mi passa in testa
come quelle nuvole
a Parigi goffe e paffute
una gran voglia scalpitante
da cavalla giovane
di venire lì da te
come cosa che
non va perduta
e ti fisso dal terrazzo
tra la iucca e l’ulivo
senza vederti
e racconto
di quella volta che
mentre fumavo
mi sono bruciata
i capelli e le paure
guardando Torino
chiara e leggera
verso cena
e intanto
credo
passa il tuo
di tempo
a sentirmi

ed io che ti ascolto
dovrei avere il mare
negli occhi
e liberare ombre
oltre il mio dolore
dovrei aspettarti all’orizzonte
asciugarti il sudore
della lunga
cavalcata
portarti tra i vicoli
senza paura
se la paura non fosse
nostro pane quotidiano
dissimulato con caffè e sigarette
dovrei
parlarti nel mio dialetto
pieno di tronche
e tu capiresti perchè
scansiamo i vivi
ma commemoriamo i morti.

Tinti Baldini e Maria Attanasio

Published in: on ottobre 31, 2009 at 08:08  Comments (2)  
Tags: , , , ,

GUARDALO IN FACCIA

Da qui è facile pontificare. Ma cosa farei io, se mi trovassi a passare davanti a un bar del rione Sanità mentre un uomo giace sul marciapiede con il sangue che esce dalla testa? Resterei pietrificato, scapperei, chiamerei la polizia. Una di queste cose o magari tutte e tre, non so in che ordine. Nel filmato diffuso dalla questura di Napoli si vede invece come l’assassinio di camorra rientri in un contesto che Saviano ha definito di «tragica serenità»: l’anziana gioca a Gratta e Vinci, il venditore abusivo smonta il banchetto, la signora con le borse della spesa passeggia senza scomporsi. Ciascuno obbedisce a un riflesso automatico, inculcato fin dall’infanzia: fatti i fatti tuoi. Poi sulla scena arriva un’altra donna. Scavalca il cadavere a testa alta per non vederlo, in omaggio al codice di cui sopra. Ma qualcosa la risveglia dall’assuefazione. Mi piace pensare sia una voce dal fondo del cuore che le urla: comportati da essere umano. Allora torna indietro, si abbassa, lo guarda in faccia, chiama aiuto. E d’incanto il suo gesto mi restituisce un po’ della speranza che avevo perduto.

MASSIMO GRAMELLINI (da Buongiorno – La Stampa)