Cercavo la tua voce

Finestra

Si rincorrevano per le strade affollate
le voci diverse immerse in odori
di terre straniere e dialetti di paese
Tra queste ti cercavo senza sperare
con quel pensiero fisso e instancabile
che mi trascinava verso abissi o cime
Sospeso come nube in balia del tuo vento
che mi sfiorava e mai il volto mostrava
Mi lasciavo andare stremato dal cercare
il tuo appiglio che arrestasse il mio discendere
e in sorriso tremante mi potessi specchiare
mentre la tua mano esile e forte mi stringeva
Ricadevo nel rumore di voci cercando invano
la tua che chiamasse forte il mio nome
La tua era lontana, la mia si faceva grido
al silenzio assordante del tuo andar via.

Claudio Pompi

Published in: on novembre 7, 2009 at 07:49  Comments (7)  
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Il duello

Achille

Il vecchio Priamo fu il primo a vederlo mentre avanzava nella pianura splendido come l’astro che sorge in autunno, Sirio che brilla di fulgida luce nel cuore della notte in mezzo a miriadi di stelle; lo chiamano il cane di Orione ed è il più luminoso ma la sua luce è segno funesto, presagio di febbri violente per gli infelici mortali; così brillavano le armi di bronzo sul petto dell’eroe mentre correva. Con un gemito il vecchio re alzò le braccia al cielo e con le mani si percosse il capo mentre, tra alti singhiozzi, supplicava il figlio…..

…..Come nel cuore della notte s’avanza fra le altre stelle la stella di Espero, la più bella nel cielo, così risplendeva dalla punta acuta la lancia che Achille brandiva nella destra, meditando la morte di Ettore, e guardando il bel corpo, dove meglio avrebbe ceduto. Era tutto coperto dalle armi di bronzo, le bellissime armi che, uccidendolo, aveva tolto a Patroclo, tranne che si vedeva il punto dove la clavicola divide il collo dalle spalle, la gola, il punto dove la morte è più rapida. Là, mentre attaccava, lo colpì con la lancia il nobile Achille, e la punta gli attraversò il collo morbido.

OMERO (Iliade, libri XXI-XXII)

Published in: on novembre 7, 2009 at 07:47  Comments (1)  
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Padre

Cavaldidrago

Ancora mi
scaldi,
ora che
non sei più
braccio,
ma soffice
manto
che m’avvolgo
sul corpo.

Ti scorgo,
punto ardente
tra tenebre
timorose,
che dà luce
alle mie
notti smarrite.

Ti sento,
vangare cieli,
coltivare
callose carezze,
con le tue
mani immense.

Sei tu
epico drago,
di sogno di bimbo,
che mai finisce
di sputare fiamme
nelle mie fantasie.

Sei tu
indomito dono,
che mai smette
di darsi.

Flavio Zago

Published in: on novembre 7, 2009 at 07:46  Comments (2)  
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Strana notte

Prato

Ingenua direi
ma giurerei
di averla vista uscire
da un bozzolo di seta

Io che mimavo
un vagabondo
che bruciava foglie
per scaldare l’anima
la sentivo cantare
una nenia
mentre preparava
una poltrona
di brina

aveva un vestito logoro
e due occhi grandi
senza riposo

si voltò verso me
e il suo sguardo
faceva baccano

e quelle parole stentate ….eh si
che senza offendere
facevano più o meno così

” stanotte sono tuo giaciglio ”

e per coprire il buco
che hai nel cuore
mi bastano
due spiccioli
e un caffè nero

Pierluigi Ciolini

Published in: on novembre 7, 2009 at 07:45  Comments (1)  
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Oggi

Mimosa

Ci escono dalla gola le rondini
di chi per noi ha combattuto,
rosseggiano le dee sui papaveri dei campi
ogni loro rinnovato dolore ci rende più forti
e ora, grida lucenti a specchio
mimose e coriandoli
giovinezze e rugiade, insieme
camminiamo sull’erba del tempo.

Aurelia Tieghi

Published in: on novembre 7, 2009 at 07:44  Comments (3)  
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