Feccia d’impero

BORRAS DE IMPERIO

Os impérios sempre se fiera

e cuspidos pelos que querce fazeé-los

e come os que ficam para ser mandados

e cuspidos pelos que quarem fazè-los

Por isso, hà nos povos imperiais

algo de um visgo de alma : que ou è cupo

ou um prazer dolente como de escarra e cospe

Hà imperios que deixam no deserto ruinas de capitais pomposas

E hà outros que deixam no deserto com tremores de terra

De terem passado sobre si mesmos gafanhotos

Pergunto-me a mim mesmo como foi possivel:

ou os imperio gastam o seo povo at èque ele seja

uma raca agachada, mesquinha e traicoeira,

ou è com gente dessa que os imperios se fazem,

jà que nada glorioso se constròi humanamenente

sem 10% de herios e 90% de assasinos

Que cosa fedorenta  a gloria, sobretudo

enquanto nao passam seculos  e so ruinas

fiquem- onde nem o po dos mortos

ainda cheire el mal.

                                                                        §

Gli imperi si sono sempre fatti

con quelli che sono costretti a farli

e con quelli che restano per essere comandati

e presi a sputi da quelli che vogliono farli

Per questo, c’è nei popoli imperiali

un che d’un vischio d’anima:  che o è sputo

o un piacere dolente come di chi scaracchia e sputa

Ci sono imperi che lasciano nel deserto rovine di capitali pompose.

e ci sono gli altri che si scusano con tremiti di terra

d’essere passati su se stessi come cavallette

Chiedo a me stesso come è stato possibile:

o gli imperi consumano il proprio  popolo finchè sia

una razza sottomessa, meschina e traditrice,

o è con gente simile che si fanno gli imperi

giacchè niente di glorioso si costruisce umanamente

senza un 10%  di eroi e  90% di assassini.

Che cosa fetente la gloria,  soprattutto,

mentre i secoli non passano e solo rovine

restano  dove nemmeno la polvere dei morti

ancora male odora.

JORGE CANDIDO DE SENA    (da “Esorcismi”)

Published in: on novembre 26, 2009 at 07:37  Comments (2)  
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Ogni volta


Ogni volta scuoti il mantice
della tua fisarmonica
con dita vertiginose
premi la vena d’oro
innalzi maestria
mi copri
con fitte piume di passero
adunco  un brivido risuona
in me senza tregua
meraviglioso volare di te
sorvolando vie
rosse arterie
splendori nella gola ci accomunano
plano sul tuo mare a singulto
ebbra di malinconia
tu extraterrestre dell’aria
io membrana della tua melodia

Aurelia Tieghi (omaggio ad Astor Piazzolla)

Published in: on novembre 26, 2009 at 07:35  Comments (11)  
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Souvenir

 Nel tempo che non è
che quel giorno
ormai lontano
nei vicoli intrecciati

del mondo mi è rimasto
un canto e il suo ricordo
e il profumo della pioggia
che coglievo con le mani

ora non canta l’usignolo
e un vuoto mi rimane
che copro con le mani
per non guardarlo ancora

ho anche un riso amaro
che mi duole dentro
a un muro di rimpianto
accoltellato dal silenzio

ma ti aspetto ancora
con un po’
di quel profumo
di pioggia dell’estate
che avevi sulla pelle

Pierluigi Ciolini

Published in: on novembre 26, 2009 at 07:33  Comments (5)  
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L’eccellenza

 

Aristotele

 ” Noi siamo ciò che continuamente facciamo. Quindi l’eccellenza non è un gesto, ma un’abitudine”.

ARISTOTELE

Published in: on novembre 26, 2009 at 07:32  Comments (5)  
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Dono

Il tuo modo di volermi
è permettermi d’amarti.
Il si della tua resa
è silenzio nella notte.
Il delirio del tuo anelito
è sapere che ti penso
così è il dono dei tuoi baci,
delle tue labbra
perchè io le baci.

§

DON

La forma de quererme
es dejarme que te quiera.
El si con que te rindes
es el silencio de tu noche.
El delirio en tu anhelo
es saber que yo te pienso
y asì es el don de tus besos,
de tus labios carnosos
para que los bese yo.

Marcello Plavier

Published in: on novembre 26, 2009 at 07:30  Comments (4)  
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Nell’istante in cui perdo le parole

Nell’istante in cui perdo le parole
Io custodisco i segreti del Nulla
sapessi come ingombrano le case,
le tegole, mentre la pioggia scende giù rapida
dagli occhi svuotati delle nuvole e s’ appiglia
alle caviglie del solitario salice nel giardino
Ti racconterei … facendoti posto
sul centimetro quadrato in cui vivo,
bocca a bocca in cui annegare il respiro
e annegarci il quel non senso – senso che mi sfugge
mentre divieni canto nuovo in punta della lingua
nell’istante in cui ho perso le parole.

Anileda Xeka

Published in: on novembre 26, 2009 at 07:29  Comments (5)  
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