Il treno

Presi il treno e cercai un posto
dove sedermi e dal vetro vedere
scorrere in illusione il paesaggio
da sempre uguale e immobile.
Volti confusi con me seduti
come me illusi dello scorrere
e fermo il treno con il suo tempo
mentre eravamo tutti in viaggio
Ad ogni fermata cambiavano i volti
a quelli spariti altri al loro posto
ed uno dopo tanti quello che come me
vedeva gli stessi colori al mio fianco
Insieme attraversammo valli e gallerie
tra raggi di sole e scrosci improvvisi
volti giovani e sognanti vicini a noi
ad ascoltare il nostro viaggio passato
Scesero con le valigie piene di sogni
alla nuove fermate per altri treni
da prendere verso altre mete lontane
lenta la corsa riprese senza di loro
Coscienti del paesaggio immobile
lasciammo che la sera calasse su noi
salutammo dal vetro il sole e le ombre.
Corre quel treno con noi ancora seduti
qualcuno dirà che presto si scende
uno di noi due tirerà giù la valigia
l’altro continuerà da solo e muto
tra sedili vuoti e ricordo di voci e volti
Qualcuno dirà che prossimo è l’arrivo
la notte raccoglierà l’ultimo sibilo
l’ultimo stridore di freni
gli ultimi passi sulla banchina
di una stazione ignota

Claudio Pompi

Published in: on novembre 29, 2009 at 07:25  Comments (5)  
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Che non sia notte (Parole mute)


Ti prego sii cortese

“ come tu sei ”

e stendile la mano

con premura

Poi cìngile il fianco

e non stringere

troppo il tempo

che può sembrare

abbandono

Sollevala poi in punta di piedi

e insegnale il passo

So anche

che le regalerai

un foulard

e ali colorate

ma ora sii solo

dolcemente lieve

“ come carezza ”

e muta

il suo dolore in danza

 

Alla mia seconda Mamma

 

Pierluigi Ciolini

Published in: on novembre 29, 2009 at 07:20  Comments (3)  
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Itinerari

Liberata l’anima ritorna

agli angoli delle strade

oggi percorse, a ritrovare i brani.

Lì un gomitolo d’uomo

posato sulle grucce,

e là una donna offriva al suo nato

il petto senza latte.

Nella soffitta d’albergo

una creatura indecifrabile:

dal buio occhi uguali

al cerchio fosforescente d’una sveglia

a segnare ore immobili.

E io a domandare alle pietre agli astri

al silenzio: chi ha veduto Cristo?

DAVID MARIA TUROLDO

Published in: on novembre 29, 2009 at 07:15  Comments (1)  
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METTETEVI PER UN ISTANTE

Mettetevi per un istante nei sandali sporchi di polvere di un uomo che è morto su una croce per non rinnegare la sua predicazione. Un uomo che ha digiunato nel deserto e combattuto contro Satana, nato ebreo, circonciso e poi rinnegato dalla sua stessa gente che gli ha preferito il ladro Barabba. Un uomo che ha predicato il regno dei cieli riconoscendo l’autorità dell’invasore che occupava la sua terra. Un uomo che ha detto “Beati i poveri, i puri di spirito”, che non possedeva nient’altro di quello che indossava, che mangiava e beveva quello che gli offrivano, senza mai chiedere. Un uomo che ha avuto paura del peso che portava, che ha pregato e pianto prima di essere catturato, che ha rifiutato di essere difeso con le armi dai suoi uomini che pure si sarebbero fatti uccidere per difenderlo. Un uomo che ha sopportato torture, sputi, corone di spine, che ha temuto la morte pur essendo sicuro della sua stessa resurrezione. Un uomo morto com’era nato, nudo.

Vi chiedete mai se davvero il clero di oggi rappresenta con i suoi vestiti lussuosi e le croci d’oro, l’anello pastorale, proprietà immobiliari in tutto il mondo, rappresenta ancora quest’uomo?

Un uomo armato solo della sua fede nell’uomo che gli camminava accanto, del bambino che gli andava incontro, che accoglieva il ricco allo stesso modo in cui accoglieva il lebbroso, che sapeva dei vizi e delle virtù umane e perdonava, che alla regina ha preferito la puttana.

Un uomo così potrebbe tollerare lo spreco di risorse e vite umane delle guerre preventive, lo sputo all’immigrato, l’essere difeso da chi poi pratica il matrimonio celtico e battezza i figli con nomi di fiume, i matrimoni faraonici, le corna consumate in segreto, i tradimenti della politica, le beghe di palazzo? Potrebbe tollerare che nel suo nome siano state fatte crociate, conversioni imposte, o conquistate per fame? Potrebbe tollerare questa latente superbia che hanno coloro che si dicono cattolici e mai hanno letto qualche rigo del Vangelo?

Questi sapienti che sanno sempre da che parte stare, una religione che ha più santi che giorni sul calendario, che ha ammazzato e poi santificato parte dei suoi martiri? Pensate a quello che ha subito San Giovanni della Croce, o più di recente lo stesso padre Pio, poi divenuto Santo. Avrebbe sopportato l’odore acre dei corpi bruciati dall’Inquisizione chiamata Santa?

Ma dov’è l’amore per l’altro lanciato dal suo messaggio?

Mettetevi nei suoi sandali sporchi della sabbia del deserto, lasciate le scarpette rosse a chi ha il coraggio o la vanità di indossarle.

Ha ragione Don Mazzi, quando dice:”più Vangelo e meno croci”.

Maria Attanasio

Published in: on novembre 29, 2009 at 07:10  Comments (1)  
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Ama il prossimo tuo


Conosci te stesso
e poi amati e tanto
abbracciando
spilli e selci aguzze
scova papaveri
mentre cammini
lasciando squilli
ad altri indifferenti
sfiora
spalle senza timore
e sentine il sudore
chè diventa seme
non guardar fuori ma
dentro
cerca
tra volti che sono il tuo
la tua essenza
e tu non lo sai
non a-ppartarti
dentro a-ppartamenti
che non t’ appartengono
non sei a-parte ma
parte del tutto
sciogli paure
sull’azzurro d’occhi
toccarsi e toccare è
tutt’ uno
ospita te e l’altro nella casa
quella grande cattedrale
alta al cielo
di guglie e cormorani
altrimenti ti sembra
di non essere.

Tinti Baldini

Published in: on novembre 29, 2009 at 07:05  Comments (3)  
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Dimmi

Astromelie

Dimmi come è possibile,
cercare l’amore nel deserto
dove tutto insegna a vivere solo
seduzione della terra
speranza di un filo dì acqua.
Ecco
dove il tuo nome si può
dissolvere in semplici sillabe
cercando il profumo
di quelle astromelie e gigli
aperti sopra noi nel cielo
come stelle
Udire il fruscio del vento
e il  giorno di gloria
sfogliato nei tuoi occhi
Oh versi lasciatemi
intrecciare la sua raggiante chioma
nella sua immagine
che tanto mi ha avvinto
e ardere nel suo amore
per trovare infine riposo

Marcello Plavier

Published in: on novembre 29, 2009 at 07:00  Comments (6)  
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