Magie

Molto prima che tu sia ricordo,
proveremo a soggiogare il tempo
muovendo guarnigioni di poeti
e schiere di reclute romantiche.
Intanto, tu, rimani bellissima
tra le magie di questo pomeriggio
depredato all’oggi del frastuono,
ignaro delle morse del domani.
Concederemo solo un’ora
per aspettare che la sera scenda
e incidere sull’imminente luna
le musiche di Muse conniventi
Cattureremo stelle e stelle
da detenere in celle ‘sì robuste
che possano resistere nel tempo
alla malinconia che premerà.
Infine, sospenderemo il cielo
e certi angeli di mala volontà,
pronti a schiantarsi sui cuscini
al fine di regolar la sveglia.

Aurelio Zucchi

Published in: on novembre 30, 2009 at 07:25  Comments (6)  
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Sentimento del tempo

E per la luce giusta,

Cadendo solo un’ombra viola

Sopra il giogo meno alto,

La lontananza aperta alla misura,

Ogni mio palpito, come usa il cuore,

Ma ora l’ascolto,

T’affretta, tempo, a pormi sulle labbra

Le tue labbra ultime.

GIUSEPPE UNGARETTI

Published in: on novembre 30, 2009 at 07:20  Comments (3)  
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E dal vuoto delle parole


E dal vuoto delle parole
adagiate su bocche afasiche
spirerà soffio di luce
ad esalare respiro di pace
per dare degna giustizia
a chi è stato tradito dalla vita stessa
a chi aveva dato fiducia
e non è stato ripagato
a chi è stato portato via
dal fango del malaffare
sordo e cieco
quanto le stesse parole
di penosa disgrazia annunciata
e di doverose condoglianze
sinceramente il cuore
non ce la fa ad ascoltare
anche i morti implorano silenzio
alcuni ancora stanno cercando
giusta e umana sepoltura.

Roberta Bagnoli

Published in: on novembre 30, 2009 at 07:15  Comments (4)  
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Nessuno mi conosce


Solo la pelle
mi impedisce di fuggire,
questa pulsione all’infinito
che ogni giorno mi strattona
è una strana malattia
che con terribile dolcezza
mi consuma
e se davvero non
usassi le parole
forse sarei un pazzo
o un maratoneta
o un barbone
o un assassino
alla continua ricerca
di qualcuno con cui parlare,
senza voce,
qualcuno che
nel guardarmi negli occhi
mi riconosca
senza sapere
il mio nome.

Gian Luca Sechi

Published in: on novembre 30, 2009 at 07:05  Comments (4)  
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Di iato e di dittonghi si parlava

Potrei offrirti fico il mio sonetto
che vada ad introdursi agli occhi tuoi
mentre sorvegli il passo ai cinque buoi
che spargon seme azzurro al tuo cospetto?
Lo iato di stasera mi ha interdetto
vocali molli o dure porte a noi
con il dittongo incerto fra i scrittoi:
son molto imbarazzato e ne ho dispetto!
Mi balla avanti al guardo la lavagna
mi sveglia annosi e morbidi pensieri
mi affascina il ricordo della cagna
con cui andavo a spasso prima d’ieri:
vorrei venir con te sulla montagna
poi stringerti al mio orecchio, Occhi Neri!

Sandro Sermenghi

Published in: on novembre 30, 2009 at 07:00  Comments (3)  
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