Crepuscolo

Nella corolla
di ponente,
cullata al latteo
vagito di stelle,
cerco rifugio
alle stanche certezze
guazzando al ruscello
della mia poesia.

Intingo di luce
la landa del sogno
e l’atona notte
sveste il suo buio.

Scordo boccioli
laceri e stinti,
su prati di rovi,
pensieri infranti
su specchi di cuori,
e in risa sfumate
di pallidi atti
la ribalta si perde.

E tu,
mia tana di tiglio,
accogli dubbi,
paure dell’anima
e mi consoli.
Rivivo tepori
che sanno
di guance
e il mio
sole sbiadito
colora di te

Kinita e Flavio

Published in: on dicembre 8, 2009 at 07:25  Comments (6)  
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In ognuno di noi

“In ognuno di noi esiste tutto ciò che abbiamo visto, tutto ciò che abbiamo fatto e tutti coloro che abbiamo amato”

SPIKE JONZE

Published in: on dicembre 8, 2009 at 07:22  Comments (2)  
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L’attimo

Come il fiume si spande
ai miei occhi,
alla sorgente ritorna il respiro
prima di sfiorare le labbra,
negl’occhi ancora di notte
è alto il sole che m’offende,
ma raggio che sfiora
per me la tua pelle.
Tu che sai, che in silenzio ha pianto
il cuore mio e che ancora si nasconde
tra il cammino di passi doppi.
Di me nelle tue strade
scriverai quello che mai scrissi
in intensi attimi sospesi
come nell’aria si perde
una cantico d’amore
e l’onda su un mare tremulo
sommerge la coscienza
tra una conchiglia raccolta
sulla spiaggia
e le mani tese di un bambino
nel modo in cui si nutre il cuore
di amore inespugnabile.
La pioggia di un’estate
mi percorre in brivido
fra le note di un piano
la speranza di sentire
sol si sol si
nei passi che t’inseguono ogni giorno
fino a quando non scende la sera
prima dell’inverno alla tua porta
di un non so che ti prende
tra la lingua rovesciata
e le parole in bocca
un palpito d’ali s’infrange
nel campo dei tuoi pensieri
prima della pioggia
eppure
di un tempo migliore
di te
che non sei, poi cosi lontana
dolcezza e tenerezza
certezza di come sia
davvero
l’amore tuo per me
certo io sono

Pierluigi Ciolini

Published in: on dicembre 8, 2009 at 07:15  Comments (3)  
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I fiori

LES FLEURS

Des avalanches d’or du vieil azur, au jour
Premier et de la neige éternelle des astres
Jadis tu détachas les grand calices pour
La terre jeune encore et vierge de désastres,

Le glaïeul fauve, avec les cygnes au col fin,
Et ce divin laurier des âmes exilées
Vermeil comme le pur orteil du séraphin
Que rougit la pudeur des aurores foulées,

L’hyacinte , le myrte à l’adorable éclair
Et, pareille à la chair de la femme, la rose
Cruelle, Hérodiade en fleur du jardin clair,
Celle qu’un sang farouche et radieux arrose !

Et tu fis la blancheur sanglotante des lys
Qui roulant sur des mers de soupirs qu’elle effleure
À travers l’encens bleu des horizons pâlis
Monte rêveusement vers la lune qui pleure !

Hosannah sur le cistre et dans les encensoirs,
Notre Dame, Hosannah du jardin de nos limbes !
Et finisse l’écho par les célestes soirs,
Extase des regards, scintillements des nimbes !

O Mère qui créas en ton sein juste et fort,
Calice balançant la future fiole,
De grandes fleurs avec la balsamique Mort
Pour le poëte las que la vie étiole.

§

Dalle valanghe d’oro del vecchio azzurro, il giorno
Primevo e dalla neve immortale degli astri,
Un tempo i grandi calici tu ritagliasti intorno,
Per la terra ancor giovane, vergine di disastri,
Il gladiolo selvaggio, cigni dal collo fino,
E quel divino lauro dell’anime esiliate
Vermiglio come l’alluce puro del serafino
Che colora un pudore d’aurore calpestate,
Il giacinto ed il mirto, adorato bagliore,
E,- simile alla carne della donna, la rosa
Crudele, del giardino chiaro Erodiade in fiore,
Quella che uno splendente feroce sangue irrora!
Tu facesti il candore dei gigli singhiozzanti
Che mari di sospiri sorvola dolcemente
E per l’azzurro incenso dei pallidi orizzonti
In sogno lento sale alla luna piangente!
Osanna sopra il sistro e dentro l’incensiere,
Nostra Signora, osanna da questi nostri limbi!
E si disperda l’eco nelle celesti sere,
Estasi degli sguardi, scintillio dei nimbi!
O Madre, che creasti nel seno giusto e forte,
Calici in sé cullanti una futura essenza,
Grandi corolle con la balsamica Morte
Per lo stanco poeta roso dall’esistenza.

STÉPHANE MALLARMÉ

Published in: on dicembre 8, 2009 at 07:11  Comments (1)  
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Canto umano e infinito


E poserò occhi fradici di vento
li accecherò a furia di guardarTi
ma Tu sarai pietoso
mi darai l’estasi dell’oblio.
E alzerò mani scheletrite
a racchiuder pezzuola di cielo
sopra le carni sfatte di sudore e polvere
e Tu mi darai acqua di pianto
come se fosse gemma di luce.
E dimenticherò strane
inverosimili mie pene
basterà esalar ultimo respiro
per ritrovar bocca di sole
a ruggir Verbo d’Amore,
allora capirò il senso
del doloroso ed inquieto
sbatter d’anima nel continuo frullo
d’affetto bramato
e sempre negato da chi
non aveva potere di donarlo.

Roberta Bagnoli

Published in: on dicembre 8, 2009 at 07:05  Comments (3)  
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Farfalla


Guarda quella casa
è da lì che vieni
ricordi, dentro,
il suo calore avvolgente
e materna culla
in cui si formò il tuo spirito
senti quella voce
pensavi
di non aver mai udito prima
e ti ha guidato
su vie mai percorse
e ne avevi perso la speranza
guarda quegli occhi
è te che cercano
finalmente
è il tuo amore che bramano,
ora sei nato per il mondo
e ora già devi andare,
morto
perché non è più
la tua casa
la tua voce
e i tuoi occhi
solo, per un attimo,
uno sbatter d’ali hai volato
cadi nel nulla
ad attendere,
per la vita,
la vita.

Gian Luca Sechi

Published in: on dicembre 8, 2009 at 06:55  Comments (3)  
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