Comunicato – Il nuovo blog di Cristina

La nostra cara amica Cristina ci invia un comunicato che riporto qui sotto pensando di fare cosa gradita a tutti voi. Ogni nuova iniziativa che riguarda la poesia è sempre benvenuta!

Cari amici

era cominciato come esperimento personale, poi ho capito che poteva interessare anche gli altri poeti, e ho messo a disposizione un blog in cui cimentarsi, con le proprie poesie, e sottoporsi a commenti riguardanti soprattutto forma e costruzione poetica.

Il fine sarebbe quello di aiutarsi a vicenda a migliorare, con critiche spassionate, ma costruttive, s’intende.

Potevo farne a meno, qualcuno potrebbe dire, e concordo, ma amo troppo la Poesia e, pur avendo messo già a disposizione il Giardino dei Poeti, spero di offrire una ulteriore modalità di confronto.

Questo il link http://cristinabove.wordpress.com/

Un caro saluto a tutti

Cristina

Published in: on gennaio 6, 2010 at 12:34  Comments (2)  
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Le mani della sera

Come le fresie
dagli argini, in caduta
ch’equivocate nel lucido del sole
paiono vispi salmoni in risalita;
veniamo a misurarci
il finale di giornata
sospinti verso il rosso scioccante
delle case, che come ustioni
alle mani della sera
colano il miele indeciso delle coppie
raggiunte che hanno il fodero d’amore,
con le luci
i gerani sui balconi
e gli zerbini ai piedi.

Tacciamo il giusto,
sfiorandoci i silenzi
come gli amanti le chiavi di un Motel,
tra poco laveremo stanchezza
e altre sciocchezze,
e nel più dolce cappello, fatto scuro
saluteremo la notte
e le sue cosce,
voraci, passeggere
aperte sul respiro del mondo allucinato.

Ci salveremo dormendo,
io e te
come le vergini che affrettano il cammino
dopo l’anello
e le rose
e il gusto strano,
dei baci compulsivi
strappati ad un lampione

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 6, 2010 at 07:16  Comments (3)  
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Che sciocco!

Non hai più silenzi da regalarmi
quelli che affaticavano di peso
la mia mente e l’entusiasmo.
Quei silenzi che scioccamente
confondevo per pensieri rivolti
altro non erano che vuoti a perdere
d’amore bevuto in fretta e gettati.
Che sciocco sono stato e di me rido
al solo pensare che lo credevo amore.
Per te costruivo pensieri come aquiloni
li lasciavo al gioco dei venti, cantavo
scrivendo il tuo nome sui muri.
Ti parlavo d’amore e non capivo
che sorrideva la tua bocca e non gli occhi.
Che sciocco sono stato nella mia cecità
Ora guarita nel non vedere l’ombra
che non era la mia, ma che alla tua
si sovrapponeva, senza un volto.
L’ombra si fece corpo e la mia svanì.
Che sciocco pensiero quello di essere
l’ultimo e non capire che in fondo
ero uno dei tanti.

C laudio Pompi

Published in: on gennaio 6, 2010 at 07:12  Comments (8)  
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Speranza

Quando hai bisogno d’amore,
invoca il suo nome.
I giorni rallenteranno la corsa
sotto lo sguardo immobile
dell’impassibile Tempo
e troverai conforto
nell’infinitesimo pulviscolo cosmico.

Nino Silenzi

Published in: on gennaio 6, 2010 at 07:10  Comments (3)  
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Impronte

E’ radice
che esiste di fronde
l’anima mia
che s’allatta di sensi.
Linfa innata,
folle di corse
nei contorti
tronchi del vivere.
E’ rugiada del tempo
che svezza i miei rami,
s’annida, dischiude,
ondeggia e rimbalza,
eco impietoso
che,
riflettesse
realmente,
non tornerebbe,
come ricorrono,
invece
impassibili abissi,
piedi, nessi,
tracce e passi,
ormeggianti,
naviganti
spumosi solchi
di vino impastati
di sudori callosi;
orizzontali
come taglio di falce,
stridenti
come uomo che infuria,
umidi
come occhi di gioia.

Così suturanti,
capillari
rimbombanti,
temporali.

Così terreni,
così alieni.
Così miei.

Sono uomo
di orme screziate.
Sono ricco
d’impronte lasciate.

Flavio Zago

Published in: on gennaio 6, 2010 at 07:09  Comments (4)  
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Autopsicografia

O poeta é um fingidor.
Finge tão completamente
Que chega a fingir que é dor
A dor que deveras sente.

E os que lêem o que escreve,
Na dor lida sentem bem,
Não as duas que ele teve,
Mas só a que eles não têm.

E assim nas calhas de roda
Gira, a entreter a razão,
Esse comboio de corda
Que se chama coração.

§

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.

FERNANDO PESSOA

Published in: on gennaio 6, 2010 at 07:02  Comments (2)  
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