…E’ per questi momenti…

 
Vien giù una pioggia leggera
che si riflette nelle luci della sera
e fa caldo ed è inverno
tutto passa veloce sul vetro
la pioggia come una lacrima
la risata di un bimbo
come una bomba inesplosa
e non so che dire
suonano roche tutte le parole
di vento di sabbia di sole
il sangue lento
il sangue veloce
e la notte le bugie allo specchio
e l’amore distratto
e quello che non torna indietro
nemmeno se regalato
è per ogni bacio negato
per ogni sorriso schivato
come fosse pietra
e l’innocenza del bello
e la colpa dell’ingiusto
è per certi momenti
per questo sapore tra i denti
di sabbia e scontento
questo guizzo improvviso del cuore
che riprende il suo battito
come dopo una corsa
è per questi figli sorpresi
dall’incanto e dallo sconforto
della vita che gli soffia contro
lacrime e risate in una volta sola
e poi ancora
è per questi momenti così
che la solitudine è un debito
che pago volentieri alle parole che arrivano
a farmi gioconda e giocoliere
senz’altra ambizione
che sentirmi il respiro
è per questo che vivo.

Maria Attanasio

Published in: on gennaio 12, 2010 at 07:36  Comments (7)  
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Bocca

La bocca
che prima mise
alle mie labbra il rosa dell’aurora,
ancora
in bei pensieri ne sconto il profumo.

O bocca fanciullesca, bocca cara,
che dicevi parole ardite ed eri
così dolce a baciare.

UMBERTO SABA

Published in: on gennaio 12, 2010 at 07:20  Comments (4)  
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L’ultimo presepe


L’unica cosa che funziona a casa
mia è il Presepe da Te allestito
allora: nel duemilaeotto, da me
e Tuo figlio lasciato tutto l’anno,
fino al presente il duemiladieci,
due Gennaio. Ma Tu fosti chiamata
in Casa dell’Eterno: quattordici
Gennaio zeronove all’ore due.
Viandante malinconica,  giungesti
alla mia magionetta solitaria
tra campi di grano. Muto tremavo
su quella soglia, immerso di splendore
del tuo sguardo. Tutta gloria del sole
e tutto l’oro della messe bionda,
irradiava la tua pallida fronte.
«lo son quello che cerchi» bisbigliai,
ma non hanno i miei occhi serenità
azzurre del linguaggio, obliato
da quel cielo sopra il tuo capo. Questa
offerta cadde ai tuoi piedi, inutile,
come canto che nessun cuore ascolta.
Incontrare l’Amor tra giochi e risa,
in una gioia spumeggiante come
zampillo: non conosci che amore
la più divina e tremenda delle
nostre tristezze,  che la felicità
più completa sgorga da un apogèo
di sofferenza. Lenta nel cammino,
Tu andasti oltre .. e di Te non vidi
più che ombra,  crescere a dismisura
sopra un suolo deserto. Fintanto che
l’ultimo il sole a Te spariva, mentre
partivi per sempre. Donato ho tutte,
tutte le spighe del mio campo,  tutte
le più care ricchezze. Ora al lume
delle stelle, spigolo il poco resto
che hai dimenticato di raccogliere
nel mio povero sito, o che hai lasciato
cadere dietro Te.

Paolo Santangelo

Published in: on gennaio 12, 2010 at 07:14  Comments (8)  
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Nel fondo del cuore

Si nel fondo si addensano
vaghe forme, emergono
da un tumultuoso ondare
quasi il mondo fosse agli inizi,
si accorpano svariati elementi,
l’asprezza del ferro
il bruciore della lava
quasi come una feroce
essenza biologica che non ha
altro destino
se non quello di esplodere.

Nell’ombra odo il fruscio di larve e sementi,
l’amore mio per la vita,
la passione feroce per lei;
sento un  ritmo di versi, il vento
dell’armonia sommerso
fra cauli sanguigni e rugosi,
una breve battaglia,
fra conchiglie e pesci,
mi affascina facendomi
ritrovare la grande solidarietà
che devo al mondo, alla vita, all’amore.

L’accettazione di ogni giorno
un poco mi spaventa,
non posso vivere senza il di lei conforto,
senza la sua voce senza i suoi occhi pervinca.
Di quest’ansia  tesso parole, come acqua salata
e dolce, come le lacrime e il sangue.
Ora, sto tessendo in modo oscuro
parole e con loro m’avvio
all’incontro sperato sognato
con la mia Musa
mai abbastanza amata.

Marcello Plavier

Cosciente della mia età

 
Mi sono accorto della mia età
fermandomi sul ciglio degli anni.
Sopra di me una vetta ignota
da nubi velata a celare il futuro
sotto rimiravo la mia giovinezza
credendola meno lontana
In quel momento capivo il tempo
che senza rumore era passato
come un viandante di notte
ed io credevo non fosse mai passato
davanti alla mia porta che aprivo
ad ogni sorgere di nuove albe.
Fermo sul ciglio della mia età
ho visto il dirupo del tempo
le rocce dei volti dimenticati
l’eco delle voci svanite.
Adesso ho coscienza della mia età
Adesso che niente più mi tormenta
se non il sapere quanto vicina la vetta
sia oltre le nubi che il tempo ha voluto.

Claudio Pompi

Published in: on gennaio 12, 2010 at 07:00  Comments (10)  
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