Rosa ottobrina

Già ci sono piccoli colpi
di era glaciale
e di ghiande cadute sotto le querce
e d’uva pigiata fino al succo
mentre la zolla ocra aspetta il seme
una rosa ottobrina
persiste alla mancanza del raggio
rilascia la porpora al tempo coraggio
ha una virgola rossa di sfumatura
una tea apertura
nella pioggia pungente.

Aurelia Tieghi

Published in: on gennaio 19, 2010 at 09:29  Comments (9)  
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Mi hanno appuntato un bel nastrino al collo

Dal buio, al rosso, improvviso,
bagliore del sole negli occhi:
finalmente libero!
Corro a più non posso nel grande spiazzo.
*
Ma è uno spiazzo strano, non un filo di erba,
ma solo terra gialla, ocra. Non quell’erba
di ieri della prateria grande,
non alberi in distanza,
non più giochi a rimpiattino
con i muchachos che gridavan tutti:
“aha toro”, piroettandomi intorno.
*
Mi hanno appuntato al collo
un bel nastrino, della fattoria dove son nato,
che, a dir la verità, mi brucia un poco.
*
In questo strano spiazzo oggi scappano tutti,
sembrano matti,
al mio arrivo di corsa: la prima picconata,
dall’alto di un cavallo, a tradimento,
mi esangue, è il mio tormento, all’improvviso
mi scemano le forze sui ginocchi e cado.
*
Annebbiato, vedo tutto sfocato adesso
tutto sembra ballarmi intorno
e quando mi difendo attaccando,
batto solo con “tablas” e “burlanderos”.
*
Immediato ripenso alle femmine lasciate,
consacrate all’amore
dal mio fallo, a procreare, per conto degli umani,
altri come me ed a tre anni,
usarli ancora per questa vecchia usanza,
nella mia dolce terra di Spagna,
Andalusia.
*
Credo di aver colpito un mio aguzzino,
tra i tanti,
scagliandolo lontano, verso il cielo,
nel contempo crollo, di banderillas pieno,
perdo tutto il mio sangue,
mi punto a terra
appoggiando la testa in ginocchio, davanti,
tra le zampe
per non cadere, resistendo.
*
Ma perché ce l’han tutti con me . . .
*
Sento entrare dal collo un’asta lunga,
puntuta che mi penetra il cuore.
L’ultima cosa che vedo,
tra il mio sangue, sugli occhi,
un cartellone bianco:
      

Plaza de Toros
Puerto Banus
Domingo, 25 Abril 1999
Extraordinaria novillada con picadores
sombra tendido general
Precio: 6.000 ptas I.V.A. incluido.

Paolo Santangelo

Abbraccio la natura

 
Spighe di grano
nei capelli mossi dal vento
rosso tramonto nel timido viso
volto alla luna
sogni proibiti, quelli irreali
che incanto lo spazio infinito
l’acqua nell’incavo di un tronco
il muschio che soffice  ricopre la roccia
roteo a braccia aperte
abbraccio la natura
la gonna a ruota
e il sorriso da bambina

(finalista, poesia singola, Premio Letterario “Solaris” 2009, Edizioni Montag)

Maristella Angeli

Published in: on gennaio 19, 2010 at 09:22  Comments (11)  
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Imbrunire

Nell’imbrunire, la collina comincia dormire.
Il tuo viso s’affaccia accompagnando
il sospiro del cielo.
appari con occhi turchini
fra rami di betulle e querciole.
sorridi con smorfia felice
l’incontro si avvera per noi.

Tu che vieni da mondi diversi
dove il mare e il sole erano
compagni di vita, sembra che
giochi con l’ombre della
grande collina, compiacendo
il mio aspettare,

ma vivi ancora lontana, il tuo
tenero sangue si ribella
al grigiore d’intorno,
con lo scabro triste umore
di questo cielo.

Hai sul viso  un silenzio
che preme, tu che sei sole e sirena
ti trovi impigliata
fra rami che mai avresti immaginato.
c’è un vento che giunge

portandoti in dono la luce.

Marcello Plavier

Published in: on gennaio 19, 2010 at 07:35  Comments (7)  
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LA LENTA RUOTA DELLA GIUSTIZIA

Gregor Steffens e Peter Werner. Due nomi che non dicono niente a nessuno. Eppure sono due ex soldati tedeschi che hanno partecipato all’eccidio di Cefalonia nel lontano 1943, dove perirono 5500 militari di truppa e 450 ufficiali italiani. Sono passati ben sessantasette anni da allora, più di una vita. Massacro avvenuto contro ogni regola militare e umana, dove la Wehrmacht si macchiò di infamia nella stessa misura delle SS. Una pagina di dolore per l’Italia e di disonore per la Germania. Nessuno deve dimenticare, è vero, ma il ricordare in genere non ha migliorato il comportamento dei popoli in tempi recenti e anche attuali in quei posti dove la guerra c’è. Steffens e Werner sono due vecchi di ottantasei anni e risultano indagati per quell’eccidio.  Che senso ha oggi processarli come criminali di guerra? Quanti altri tedeschi dovrebbero essere processati per gli orrori avvenuti in tempo di guerra? Potrei capire se le vittime fossero state dei civili, come purtroppo è stato. Trovo irrisorio andare a prendere due vecchi che allora facevano parte con altri migliaia di camerati di un esercito “improvvisamente” nemico. Processiamoli pure, condanniamoli all’ergastolo per i pochi anni che restano loro…ma avremo fatto giustizia? Oppure aggiungeremo il ridicolo a una tragedia senza precedenti, sempre restando nell’ordine di idee che si è verificata in un contesto storico unico. Se proprio sentiamo questo profondo bisogno di giustizia dovremmo processare  quanti hanno messo nei guai i nostri soldati all’indomani dell’armistizio.  Qualcuno ha mai processato Vittorio Emanuele III, Badoglio (al terzo posto nell’elenco alleato dei criminali di guerra italiani)? No. Perché allora, se proprio sentivamo questo bisogno di giustizia, Steffens e Werner non sono stati arrestati prima insieme ad altri militari tedeschi che tutto sommato hanno eseguito degli ordini perché erano solo militari di truppa e il rifiuto avrebbe significato la loro fucilazione sul posto? Una risposta c’è ed è politica. Non bisognava rivangare troppo in un momento in cui, parliamo del 1957, gli Stati Uniti e gli alleati europei, Italia compresa,  vedevano nella Germania che risorgeva dalle proprie macerie una barriera militare da opporre all’Unione Sovietica e ai suoi alleati, che nella Germania dell’Est avevano la punta rivolta verso l’Europa. Era dunque necessario stemperare gli animi e rivolgere certe attenzioni processuali esclusivamente a quei nazisti che si erano macchiati di fatti orrendi nei confronti di popolazioni civili ed inermi. Oggi che senso ha rivangare il passato riferendosi al bisogno di giustizia? La guerra non ha regole di alcun genere ed è l’espressione massima della brutalità che alberga in tutti gli uomini della terra. Le convenzioni non le ha mai rispettate nessuno, sia vincitori che vinti. Le regole tornano valide quando le guerre finiscono, quando non servono. Qualcuno ha processato coloro che hanno ordinato i bombardamenti su Londra o su Dresda? O quelli su Milano o su Napoli, o su Roma a San Lorenzo e su Frascati il giorno stesso dell’armistizio? Qualcuno si è mai sognato di processare i cervelloni che si facevano scudo con le navi piene di prigionieri italiani mentre venivano spediti nei campi di prigionia in India per evitare i sottomarini giapponesi nell’Oceano Indiano? Qualcuno ha processato Fermi e i suoi collaboratori per aver costruito la bomba atomica con i conseguenti centomila morti civili di Hiroshima? Qualcuno ha puntato il dito sui caporioni americani che autorizzarono l’uso del napalm in Vietnam? Andiamo dunque a prendere due vecchi e processiamoli come si deve perché la giustizia trionfi insieme al ridicolo.

Claudio Pompi

Il pacifismo

“Il pacifismo ha fatto un fiasco totale, oggi il mondo è coperto dei cadaveri di ragazzi. L’unica grande vittoria dei pacifisti fu quella di aver raggiunto la firma del trattato antinucleare. Una settimana dopo Mao, lui che era un simbolo, buttò l’atomica”

FERNANDA PIVANO

Published in: on gennaio 19, 2010 at 07:11  Comments (2)  
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Spiaggia di sera

Così sbiadito a quest’ora
lo sguardo del mare,
che pare negli occhi
(macchie d’indaco appena
celesti)
del bagnino che tira in secco
le barche.

Come una randa cade
l’ultimo lembo di sole.

Di tante risa di donne,
un pigro schiumare
bianco sull’alghe, e un fresco
vento che sala il viso
rimane.

GIORGIO CAPRONI

Published in: on gennaio 19, 2010 at 07:10  Comments (1)  
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