Ho un nido di rondini

 
Ho un nido di rondini
in testa
fanno festa
 cantano sempre al nuovo giorno
imbeccano il cuore
di bacche di miele
garriscono stridule
nenie di sogni
è sempre primavera nel cielo
in fondo le nuvole non hanno spessore
sono come la malinconia
basta un sorriso
una carezza gentile
o un raggio di sole radioso
a farle volare via
all’improvviso
dal mio viso.
 

Roberta Bagnoli

Published in: on gennaio 22, 2010 at 07:40  Comments (8)  
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E intanto il mondo gira

Oggi

Di rovi o di pruni
ormai spoglio
non mi riconosco più
solo viottoli
di mani sudate
e sorrisi a denti stretti
di un destino
che mi ha messo in gabbia
per non cercarla ancora

ho un cielo di post-it
e inutili smorfie
per ricordarmi
di un altro giorno sbiadito
che mi ha fatto le scarpe
strette

è passato ormai

il tempo di parole
che le posavo dolcemente
in grembo

e folli corse per strade
con la schiena ad oriente

ma ho il ricordo

l’ultima volta ci siamo baciati
mentre pioveva
lei con le maniche larghe
di un pullover
tenuto a fatica tra i pugni chiusi
io con le spalle al muro
pensando cinque anni insieme
forse solo perché sapevo di pane
o perché ci riscaldavamo a vicenda

se mai

Qualcuno la incontrerà
gli dica che vorrei
poggiare la testa
ancora fra le sue
ginocchia
ho che almeno
mi stringa in pugno
il tempo

per tutto ciò
che sovverte
ho solo una tratta
che non potrò
dimenticare di pagare
a una notte naif

Pierluigi Ciolini

Se son malato

Se son malato vago tra la folla
del sobborgo. Ma l’umido grigiore
invernale mi rende triste e solo.
A soffi sale sulla via un afrore
caldo da una palestra sotterranea
ove giovani e nude belve assalgono
nemici immaginari, in basso a scatti soffiando.
Un vecchio mendicante guarda,
con me, la scena senza nostalgie.

SANDRO PENNA

Published in: on gennaio 22, 2010 at 07:18  Comments (2)  
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VIA BETTINO CRAXI?

Se si vogliono riscoprire i valori istituzionali che le vicende politiche e giudiziarie di questi ultimi venti anni hanno offuscato generando scetticismo tra la gente comune (quella per intenderci, che si alza la mattina per andare al lavoro o per cercarlo) penso che non sia un’opera adatta rivalutare la figura di Bettino Craxi al punto di ipotizzare una via dedicata al suo nome. Che Craxi sia stato uno degli uomini politici più importanti nella storia italiana è fuori di discussione. Probabilmente è stato l’ultimo vero politico prima delle “grandi ammucchiate”. Resta il fatto che l’uomo Craxi, e di conseguenza il politico, è rimasto stritolato da quel fenomeno, già vecchio allora, dei finanziamenti illeciti ai partiti. Ma non è di politica che voglio parlare, anche se oggi anche una poesia è politica, comunque la si guardi. Sono giorni che si sta celebrando il decimo anniversario della morte dello statista avvenuta nel dorato “esilio” di Hammamet. Personaggi dell’attuale sistema politico si sono recati in processione sulla tomba tunisina e le televisioni ci hanno propinato i vari discorsi commemorativi. È superfluo dire che si balla sulla cassa del morto e si sfrutta il momento per convenienza politica. Ma c’è una cosa che non può e non deve essere accettata. La commemorazione della morte di Craxi e il farlo apparire quasi un martire è un insulto alla magistratura che con coraggio sfidò il sistema politico di allora ed arrivò ad emettere delle sentenze.  Non possiamo dire quando ci fa comodo che la magistratura funziona o non funziona, che la giustizia c’è o non c’è. Ci sono state delle sentenze, delle condanne e delle assoluzioni; vanno rispettate ed accettate. Il Di Pietro uomo politico può essere discutibile, ma niente si può dire sul Di Pietro magistrato come niente si può dire sui magistrati che hanno operato con lui in “Mani pulite”. L’attuale “rivalutazione” di Craxi equivale ad un atto di accusa a quei magistrati e non c’è bisogno di discorsi, basta la presenza dei politici davanti alla tomba per definire lo schieramento. Esule o latitante? È la domanda provocatoria di questi giorni. La legge dice latitante e Craxi si è sottratto a quella giustizia e a quelle leggi che, come parlamentare eletto dal popolo, doveva accettare più di chiunque altro. Aveva la possibilità di difendersi come e meglio di chiunque altro. Sbaglia chi dice che il leader era a disposizione della legge italiana perchè bastava andare a prenderlo ad Hammamet: chi lo dice sa bene che le autorità tunisine non avrebbero mai concesso l’estradizione in quanto era un “rifugiato politico”.  Lui si è guardato bene dal rientrare in Italia a sentenza depositata per scontare la pena come un cittadino qualsiasi. Il figlio Bobo ha detto, intervenendo a Porta a Porta, che il discorso di Napolitano, che esortava a non mischiare le vicende politiche con le vicende giudiziarie dell’uomo, era giusto, e che il Presidente in quanto primo cittadino parlava a nome degli italiani. Mi dispiace ma non è così.  Il Presidente Napolitano rappresenta tutti gli italiani ma non le opinioni di tutti gli italiani, avere una opinione è un diritto del singolo cittadino che personalmente non demando a nessuno. Il Presidente mi rappresenta  nella garanzia dei diritti e nel richiamo ai doveri scritti nella Costituzione, ma non nelle mie opinioni, che hanno tutto il diritto di essere libere in virtù di quella libertà di pensiero e di parola che è alla base di quella Costituzione. Accetto dunque la figura di Craxi come uomo di altissimo livello politico e prendo atto che la sua vita politica è scritta nella storia italiana. Non condivido e non accetto peraltro l’uomo Craxi che si sottrasse alle responsabilità di comune cittadino. Una via intitolata a lui (in alcuni comuni lo hanno fatto) è una lapide sull’operato della magistratura.

Claudio Pompi

Una O

Stare seduto
come a chiudere il circolo
l’uomo anti-vitruviano (tra parentesi)
può dare la misura
nello sfilare di parole e dita
calamitate ai tasti.

Sull’alito degli archi
il violoncello adagia uno sbadiglio
Sheherazade
– l’amo che mi si fa agonia nel petto –

e me ne sto seduta
davanti a questa O priva d’un pezzo
quasi una C ospitale
l’arco d’un uomo che
diventa abbraccio

Cristina Bove


Published in: on gennaio 22, 2010 at 07:06  Comments (2)  
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Dimmi un po’, amore

 
Dimmi un po’, amore,
a che razza appartieni
per annullarmi nelle incognite
d’una domanda senz’anima?
 
Mi vesto di continue risposte
bagnate di no(i)
ci foderiamo nelle 
 interminabili follie
d’un trapasso lacerato
solo con l’ingoio di veleni,
parabole in_concludenti
e massicci
a  sismi interiori.
 
Dimmi un po’, amore
perché non so dar linea
al mio parlare esausto,
a che luce notturna appartieni
e dove mi pongo io
(in cura dai continui spasmi
nell’indecenza reale
sotterrata da continui si)?
 
Si è rotto il verbo insieme al mondo.
Raccolgo l’optional delle spine
timbrandomi di graffi
nell’eleganza d’un inchiostro perenne
senza capirne fino in fondo
la scelta del rosso
aggrappato alla (nostra) sopravvivenza.

Glò

Published in: on gennaio 22, 2010 at 07:00  Comments (3)  
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