Tra i pioppi

Tra i pioppi argentei
raccogliesti bianchi fiori di campo
delicati come il tuo viso.
Eri felice.
Anch’io.
Insieme salimmo
sull’argine, abbracciati.
Insieme varchiamo
il mare della vita.


Nino Silenzi

Published in: on gennaio 23, 2010 at 07:39  Comments (5)  
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Non è tempo

– non è tempo, non ancora aspetta che mi metta un po di rimmel
sulle ciglia, un po di rossetto appena o che mi pettini almeno –

non ho visto il tuo viso mentre andavi, né i campi di grano ondeggiare sulle spalle
te ne sei andata con un punto, un nero macigno caduto davanti alla finestra
era giorno poco fa, era appena estate

l’ottobre mi dona con acconciature alterne, ma non ho
abbastanza lacrime in questi giorni di magra, per entrambe.

Anileda Xeka

Published in: on gennaio 23, 2010 at 07:20  Comments (5)  
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Io lo ricordo

Io lo ricordo, amata, io lo ricordo,
Lo splendore dei tuoi capelli;
Non fu allegra vicenda, né leggera,
Per me l’abbandonarti.

Delle notti autunnali mi ricordo,
Del murmure nell’ombra di betulle:
E se allora più corti erano i giorni,
Più a lungo dava luce a noi la luna.

Ed io ricordo che tu mi dicevi:
“Questi anni azzurri se ne andranno via,
E tu, mio amato, dimenticherai,
Per sempre, per un’altra”.

Ma oggi il tiglio che va rifiorendo
Di nuovo ha ricordato ai sentimenti
Come teneramente cospargevo
A quel tempo i tuoi riccioli di fiori.

E il cuore, non disposto a raffreddarsi,
E amando un’altra con malinconia,
Va ricordando con quell’altra te,
Come un lungo racconto prediletto.

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN

Un poco

Ci sono giorni
ore minuti
attimi frazioni
millesimi
anni
mesi
in cui non si riempie
più il cuore
troppo dolore intorno
lo ha svuotato
troppo male
lo ha scottato
e allora
s’aspetta
a bocca schiusa
una pioggia di stelle
che si posino dentro
e non lo facciano
morire un poco

Tinti Baldini

Published in: on gennaio 23, 2010 at 07:06  Comments (7)  
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C’era una volta

 
C’era un volta
non tanto tempo fa,
un signore, non un principe,
che aveva il vizio di amare la vita.
Un bel giorno…
Sapete cosa fece?
Prese per mano i suoi difetti
e s’incamminò per un sentiero,
il sentiero sempre suo preferito,
che verso Sud finiva di fronte al mare.
Giunto alla scogliera,
si tolse le scarpe e i vestiti,
controllò che il sole fosse alto ancora
e giochicchiò un po’, un bel po’, con le onde.
Eran basse,
come spesso accadeva
ogni qualvolta le rivedeva.
Eran linde,
come spesso accadeva
ogni qualvolta le rivedeva.
Poi, con fare sicuro,
scelse tra tante una roccia,
una roccia un po’ particolare.
Era tonda,
‘sì tonda da sembrare finta.
Il Nostro non amava gli spigoli,
tranne quelli delle lune d’estate.
Era liscia,
‘sì liscia da sembrare finta.
Il Nostro non amava le rugosità,
tranne quelle di un certo tipo di rosa.
Il signore soffiò sulla roccia,
su di essa volle nudo sdraiarsi
e per intero volle lui raccontarsi.
Prima di rituffarsi,
su quello stesso scoglio
un dopo l’altro con cura posò
i difetti che aveva preso per mano. 
Al ritorno,
trovò tracce
di sole e… di sale
giacché qualche onda
aveva osato più delle altre.
I suoi difetti
erano stati lavati
e qualcuno, ora, mancava.                                                                          

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 23, 2010 at 07:00  Comments (3)  
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