Treblinka

Mi chiedi, differente dagli altri, come sto.
Qual è il responso dello scrivano,
occhiali blu.
Perché fui come un morto pulcino
e ancora tu, senti la pancia dura
di pietra, giù in corsia.
Ed i settanta e passa son niente, madre mia:
è l’albero dei frutti d’inverno il figlio tuo
un porta a porta mille giornali
un paletot, che presa l’aria è ancora bel nuovo.
Sono qua, che asciugo le posate sul piano
sono qua, la mela in tasca e andare
dopo la ferrovia. E guardo al tempo e al chiaro
che nevichi più in là;
che il treno metta tutte le ossa in fanteria
che impari a stare al mondo anche lui
ci scaldi un po’. E asciughi i vetri
a tregua di campi
abbia pietà, di scarpe e calze acquisto da poco.
Si, anche lui, si faccia come piuma nel viaggio
perché lei, ha un buco nella bocca per aria
ed ora è qua, sulla mia spalla terra straniera.
È qua e va via, addolorata dorme nel ventre
e nel suo dio. Ed è caduto il sangue, l’anello
il petto suo.
Come un compagno morto in trincea
senz’acqua poi
per benedirlo almeno per finta.
Madre, sì

Massimo Botturi

Per non dimenticare

I giorni della memoria
sono i giorni marchiati a fuoco,
da disumana follia, assetata
di fanatismo razziale
e Innocenti Ricchezze.

Occhi di marmo
strappavano la vita
con sguardo assassino
e la morte colpiva ancora
prima dello sparo andato
a segno, oppure a caso
come il tiro al bersaglio.

Di carne e di sangue
la mano di colui
annientava l’estremo respiro,
e l’attimo attraversava spietato
l’ultimo Shabbat e l’amen mai detto.

– Sia lode a voi , morti senza una ragione
e ai vostri figli che non hanno veduto il cielo,
sia lode a voi, colpevoli di essere e di avere –

Beatrice Zanini

Published in: on gennaio 27, 2010 at 07:33  Comments (3)  
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Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

PRIMO LEVI

Published in: on gennaio 27, 2010 at 07:15  Comments (2)  
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Auschwitz

Dietro vetri appannati
di fiato dolente
immense montagne
di carrozzine
scarpe e scarponi
e piccole pantofoline
borse e stivali
alla rinfusa
e trecce bionde
a migliaia
e sguardi di spettro
in angoli remoti.

Allora ti trascini
rigido figurante
verso l’uscita
per fuggire
da febbri lontane
ma ritorni
risucchiato
da mucchi di valigie
rotaie di ghiaccio
verso il nulla
in fumo
fosse e bambini
senz’occhi per capire
e pianti senza suono
e case quasi normali
rosse tra reticolati
e cancelli immutabili
nel tempo
su cui è posata una rosa
e tra corpi ed indumenti e capelli
voli in alto tra spirali nere.

Ti trovi poi
inerte
seduto sulla panchina
dinnanzi l’entrata
prendi il panino
nella borsa schiacciato
pestato e senza forma
e lo butti dentro il bidone.

Tinti Baldini

Ci hai lasciato

 

Un’onda trafigge il cuore
valico il sentimento
che affligge l’anima
tormentata dal dolore
mi affanno alla ricerca di
risposte

il sorriso di madre
l’abbraccio che riscalda il pensiero
il profumo di talco
l’amore profuso
dagli occhi inquietanti

la morte ti ha reso libera
dai tormenti e dagli affanni
sei anima dolce e serena
che il cuore ha donato
seminando purezza
cospargendo la terra
di lacrime e dissetandola

con le mani hai sollevato
le zolle del dolore
per scrivere e dipingere
i sogni d’amore

ora vivi in ognuno di noi
nel pensiero che avvolge
nel ricordo che ti perpetua
nei cuori di chi ti ha amato

 

Maristella Angeli

Published in: on gennaio 27, 2010 at 07:07  Comments (10)  
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