Ritratto della mia bambina

La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell’estiva vesticciola: “Babbo
-mi disse voglio uscire oggi con te”
Ed io pensavo : Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
e ad altre cose leggere e vaganti.

UMBERTO SABA

Published in: on febbraio 28, 2010 at 07:16  Comments (5)  
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Ho una pena nascosta

Ho una pena nascosta
del tempo che scorre
come placido fiume
che mai s’arresta.
I giorni hanno eroso
gioie e tristezze
come fiume tenace
le sue sponde vitali.
Ora pare che il tempo
si fermi sospeso
in attesa del nulla,
come fiume melmoso
giunto alla foce.

Nino Silenzi

Published in: on febbraio 28, 2010 at 07:15  Comments (6)  
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Invocazione

Vivimi Poesia
penetra in me
scandisci le tue sillabe
al ritmo del mio cuore
fa che le tue parole
scorrano le mie vene
linfa vitale inondami
rendimi un poco ebbra
e fa che la tua nebbia
avvolga la mia mente
confondi la ragione
regalami l’oblìo
almeno per un attimo
parla tu al posto mio.

Viviana Santandrea

Published in: on febbraio 28, 2010 at 07:10  Comments (7)  
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Poesia scalza

Non puoi dormire
è stanco il tuo presente
hai voglia di sorridere di nuovo
di vestirti di maggio d’erba e fiori
e te ne stai mimosa ripiegata
sopra te stessa immobile

la strada che s’inoltra nel crepuscolo
è coperta di rovi
e non bastano i fiori di chi t’ama
a proteggerti i piedi.
Potremo solamente trasportare
sulle parole docili il presente
nel futuro di un giorno luminoso
che di bellezza vesta anche il tramonto
le nostre mani a carezzare un sogno
le braccia aperte a fare da riparo.

Quella voce che narra i tuoi silenzi
cullarla dentro come una speranza.

Cristina Bove

Morfeo

Ala silenziosa
bel sonno
ristoratore
petalo clonato
un bacio fortemente cercato
premuto sulle palpebre
sul corpo, a tutte le ore

chi mai mi aiuterà
se non tu?

dicono di te, manna
panna
cotone
mussola del cielo
stellato e diurno
voglio stare in quella postazione
carezza libera dei sogni
Essere
schiuma dell’onda
verde flutto alla riva
del tuo abbraccio.

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 28, 2010 at 07:02  Comments (8)  
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Il più bello dei mari

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

NAZIM HIKMET

Published in: on febbraio 27, 2010 at 07:32  Comments (4)  
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Mi perdòno

Assolvo le mie lenzuola
da peccati giudiziari
esternando languidamente
un leggero appoggiarmi
a freccia di charme.

Irremovibile il mio arco
teso a candeggiare
il collo
d’una esotica carezza:
snellezza d’odore
camuffata dall’addio
d’un “arrivederci” ritornato…

Glò

Published in: on febbraio 27, 2010 at 07:28  Comments (4)  
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L’albero delle caramelle

C’era un albero
nel giardino di zucchero
tra pini e mandorli in fiore
aveva foglie di menta,
rami di liquirizia
da cui si potevano staccare
legnetti buoni da succhiare
o da mettere nel limone,
era un albero circondato
sempre da bambini e da gatti,
la sua ombra disegnava
chiome di spumiglie
e nuvole di zucchero filato,
le mamme in quel giardino
portavano cestini di pane
e le ciliegie erano tenere marmellate
da spalmare sulla mollica,
le briciole sotto l’albero
servivano agli uccelli,
ai piccoli pulcini
e ai colombi della fontana,
a Natale si ornava
di confetti rosa,
bonbon e bastoncini rossi
qualche lucina bianca,
si spolverava poi con panna
e zucchero a velo,
neve per leccar le dita,
qualche biscotto fatto a stella
e scorze d’arancia candita,
bambini di tutti i colori
l’ultimo giorno dell’anno
facevano un grande girotondo
attorno all’albero delle caramelle
di tutto il mondo,
ballavano e saltavano
cantando canzoni africane,
filastrocche in tutte le lingue,
era l’albero dolce
venuto da un seme di un paese lontano
per scartare in quel giardino
l’ora dell’infanzia più bella.

barche di carta

Carnevale 2010

Sono contro un modo stitico
di poetare in rima o no,
mi parrebbe d’esser statico
così allora non ci sto.

La poesia è l’avventura
che ti rende sempre ludico,
che sconfigge la sventura
sberleffando i Grandi in pubblico!

Che buffoni a carnevale
in sto mond’o/sceno/grafico
che marcisce lo Stivale
troppo spess/o/n-line grafico!

Non ci resta che capire
che in sto mond’opp(i)ortunistico
sol mangiare per morire
è il pensier capitalistico.

Queste note meta/fisiche
non so dove porte/ranno,
spero azioni psico/fisiche
che il cervello nette/ranno.

Non vo oltre indi perciò
vola in alto l’ipot/etico,
qui si chiude il qui pro quo
con st’augurio assai prof/etico:

tutti no al cannibalismo
delle multinazionali,
su scuotiàmci dal fideismo
e imbocchiam di nuovo i viali

dove vivo è l’ideale
dunque no al capitale,
dove vivo è il buon lavoro
per cui crescer nel decoro,

per cui fare poesia,
nel teatro o sulla via,
senza tema che frattanto
qualchedun ci rubi il manto.

Poi al suon di uno yé yé,
scancellati i vil lacchè,
tutti lieti e via in tournée:

in soirée col scimpanzè,
in gilè a un défilé,
regalarti una pensée,

e conciossiacosaché,
tête-à-tête fra me e te
nelle nubi di un buffè,

sorbettandoci un brûlé,
degustando un buon soufflé,

Dopoché, talché, fuorché,
viva sempre il carnevale
dove ogni scherzo vale:

tutt’insieme avanti e indrè
perepè perepepè!

Sandro Sermenghi

Encontrar poesia

Quando me encontro sempre sem poesia,
do ritmo ouvindo o cadenciar perfeito
em que as palavras passam com un dia
que è fluido e pàlido, gelado o estreito
Alguem que eu fui ou nào cheguel a ser,
è por acaso que em mim proprio escuto,
qual do vazio ocasional refuto
a vacuitade inane do seu vaso.
Nenhuna voz me atinge por destino
dela, e nenhuna me procura ansiosa
se o espaco cruzam num mormorio fino
ou gritan seu destino, a mas formosa
è sempre aquela que eo encontro agora,
apenas porque a encontro e por mais nada.

§

Quando senza poesia infine mi trovo,
udendo del ritmo il battito perfetto
nel quale le parole passano come un giorno
fluido e pallido, gelido e serrato.
Qualcuno che io fui o non giunsi ad essere,
è per un caso che in me stesso ascolto,
come del vuoto occasionale confuto
la vacuità inane del suo vaso.
Nessuna voce giunge a me per destino
proprio, e nessuna mi ricerca ansiosa,
se incrociano lo spazio in un sussurro lieve
o se gridano il loro destino, la più bella
è sempre quella che io adesso trovo
solo perchè la trovo e nulla più.

Marcello Plavier

Published in: on febbraio 27, 2010 at 07:00  Comments (8)  
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