Trieste in vento

A vele spiegate ti giungo
a rotta di collo
e cuore spompato
le vene in subbuglio
e bisbiglio di nervi intrecciati

ti fiondo le labbra serrate
a spicchio di luna
svestita
con trama di maga
imbastisco la rete
che pesca bagliori di notte
scaduta.

–  S c a n d i s c i m i   i l   t e m p o   r i m a s t o  –

Mi hai tra le gambe
in giostra di bimba
che afferra il suo premio
a sorpresa
avvolta in braccia di bora
mi scarti in fessura
spiata dal posto comandi
e scrivi sull’acqua le notti
di Liga

*non è tempo per noi
piccola stella senza cielo*

( e si perdono parole )

Trieste un po’ puttana sei
ti svendi in poesia e dintorni
al limite i pensieri
più a nord
stella che accendi e spegni
hai spalmato sogni
pane burro e afflati
e poi ___________

giralo il vento in poppa!

Beatrice Zanini

Published in: on febbraio 6, 2010 at 07:40  Comments (3)  
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Il caso

HAP

If but some vengeful god would call to me
From up the sky, and laugh: ” Thou suffering thing,
Know that thy sorrow is my ecstasy,
That thy love’s loss is my hate’s profiting!”

Then would I bear it, clench myself, and die,
Steeled by the sense of ire unmerited;
Half-cased in that a Powerfller than I
Had willed and meted me the tears I shed.

But not so. How arrives it joy lies slain,
And why unblooms the best hope ever sown?
Crass Casualty obstructs the sun and rain,
And dicing Time for gladness casts a moan …
These purblind Doomsters had as readily strown
Blisses about my pilgrimage as pain.

§

Solo che un qualche iddio vendicativo mi chiamasse
Dall’alto cielo, e irridesse: ” Tu, creatura che soffre,
Sappi che il tuo dolore è il mio diletto,
Che del tuo amore frustrato profitta il mio odio!”

Allora sopporterei, tenderei i nervi e morrei,
Rafforzato dal senso d’un ira immeritata;
Mezzo racconsolato dal pensiero, che un più potente di me
Avesse voluto e assegnato le lacrime ch’io piango.

Ma non così. Come accade che la gioia venga uccisa,
E perché avvizzisce la più dolce speranza mai seminata?
Il caso balordo s’oppone al sole e alla pioggia,
E il tempo biscazziere getta per allegria il dado d’un lamento …
Per questi giudici ciechi tanto valeva cospargere
Gioie lungo il mio cammino così come il dolore.

THOMAS HARDY

L’ulivo e l’olio

Si erge verso il cielo
un ulivo maestoso
col tronco nodoso
estesi al cielo i suoi rami
a cercare la luce

verdi gioielli
pendenti appesi
ad ornare le fronde
olive nere e verdi

spremitura a pietra
e l’olio
dall’acre profumo
denso il colore
forte il sapore

un filo che scende
il colore dell’oro
un semplice pasto
di pane raffermo

la mensa del tempo
che tempo non ha

Maristella Angeli

Published in: on febbraio 6, 2010 at 07:23  Comments (16)  
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La ricchezza

“Un uomo è ricco in proporzione alle cose di cui riesce a fare a meno.”

MOHANDAS KARAMCHAND GANDHI

Published in: on febbraio 6, 2010 at 07:14  Comments (2)  
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Uguale


Guardo il velo della nebbia
che s’alza al mattino.
Respiro l’aria del passato
uguale il profumo della morte
a quello della vita che rimane.
La nebbia del mattino cancella
la linea di confine tra le due rivali
e non mi importa l’appartenere
perché se non le amo come un tempo
le tengo vicine ed a ognuno chiedo
che giorno sarà quello che nasce.
Rimane il sorriso che più non è uguale
ma non ha mai cambiato sentiero
viene dal cuore e alle labbra sale
quando ripensare è meno affannoso
del rivivere e del rimpiangere
quando della vita passata si sfogliano
come di un libro, le pagine ingiallite
e tutto diviene riflessione.
Uguale è il mio tramonto all’alba
uguale il mio senso di esistere e svanire
nell’alternarsi delle ore che scorrono
tra onde di parole e improvvisi silenzi.
Sorrido al pensiero dei miei silenzi
che più assomigliano all’universo
li ascolto e uguale a lui mi sento.

Claudio Pompi

Published in: on febbraio 6, 2010 at 07:10  Comments (7)  
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Dài, portami da lei

 
La rosa mi si avvicinò.
Si accostò come una nonna
che vuole muoverti un appunto.
Poi sulla nuca la sentii.
 
Ma…
con le spine mi frustò alla schiena.
Non so per quanto tempo s’accanì,
so solo che, tornata in sé,
così mi sussurrò all’orecchio:
 
Tu…
una volta sapevi innamorarti
e adesso dimentichi come si fa.
Solo perché la vita t’ha distratto
tu pensi non c’è posto per l’amore?
 
Dai, portami da lei.
 
Mi vedi come sono ancora in forma?
Lo riconosci il mio miglior colore?
Fammi lasciare questa strada,
sono sicura che non deluderò.
 
Dai, portami da lei
 
assieme alle mie amiche rosse,
taglia a misura questo lungo stelo
e, come prima, avvolgilo in argento
che poi con cura la mano scarterà.
 
Dai, portami da lei
 
e sarà valso c’hio abbia vissuto
ed io saprò parlar di te,
fresca nel bagno che farò
per mantenermi bella come lei.

Aurelio Zucchi

Published in: on febbraio 6, 2010 at 07:03  Comments (3)  
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