Il passato

Il passato è un animale
con mille tentacoli
curiosa creatura
ti può dare emozioni
o portarti alla disperazione

Il vero dramma è che non sai
cosa e come hai realizzato
i tuoi progetti,
se hai veramente amato,

Credi d’avere dato al mondo
il meglio di te, con  onestà
ti senti vulnerabile,
il mondo che ti circonda
muta continuamente
non ti senti adeguato,
poi incontri il sogno

Smetti di vivere alla giornata
ti senti rinato nel’amore,
felice per potere dedicare
il tuo tempo finalmente,
ad un obiettivo preciso,
non avrai timore di godere
di ciò che  ti entra nel cuore
ed allora credere all’Amore
diventa il tuo futuro.

Marcello Plavier

Published in: on febbraio 8, 2010 at 07:37  Comments (5)  
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Barbara

Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante
Épanouie ravie ruisselante
Sous la pluie
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest
Et je t’ai croisée rue de Siam
Tu souriais
Et moi je souriais de même
Rappelle-toi Barbara
Toi que je ne connaissais pas
Toi qui ne me connaissais pas
Rappelle-toi
Rappelle-toi quand même ce jour-là
N’oublie pas
Un homme sous un porche s’abritait
Et il a crié ton nom
Barbara
Et tu as couru vers lui sous la pluie
Ruisselante ravie épanouie
Et tu t’es jetée dans ses bras
Rappelle-toi cela Barbara
Et ne m’en veux pas si je te tutoie
Je dis tu a tous ceux que j’aime
Même si je ne les ai vus qu’une seule fois
Je dis tu a tous ceux qui s’aiment
Même si je ne les connais pas
Rappelle-toi Barbara
N’oublie pas
Cette pluie sage et heureuse
Sur ton visage heureux
Sur cette ville heureuse
Cette pluie sur la mer
Sur l’arsenal
Sur le bateau d’Ouessant
Oh Barbara
Quelle connerie la guerre
Qu’es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer
De feu d’acier de sang
Et celui qui te serrait dans ses bras
Amoureusement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant
Oh Barbara
Il pleut sans cesse sur Brest
Comme il pleuvait avant
Mais ce n’est plus pareil et tout est abîmé
C’est une pluie de deuil terrible et désolée
Ce n’est même plus l’orage
De fer d’acier de sang
Tout simplement des nuages
Qui crèvent comme des chiens
Des chiens qui disparaissent
Au fil de l’eau sur Brest
Et vont pourrir au loin
Au loin très loin de Brest
Dont il ne reste rien.

§

Ricordati Barbara
Pioveva senza sosta quel giorno su Brest
E tu camminavi sorridente
Serena rapita grondante
Sotto la pioggia
Ricordati Barbara
Come pioveva su Brest
E io ti ho incontrata a rue de Siam
Tu sorridevi
Ed anch’io sorridevo
Ricordati Barbara
Tu che io non conoscevo
Tu che non mi conoscevi
Ricordati ricordati quel giorno ad ogni costo
Non lo dimenticare
Un uomo s’era rifugiato sotto un portico
E ha gridato il tuo nome
Barbara
E sei corsa verso di lui sotto la pioggia
Grondante rapita rasserenata
E ti sei gettata tra le sue braccia
Ricordati questo Barbara
E non mi rimproverare di darti del tu
Io dico tu a tutti quelli che amo
Anche se una sola volta li ho veduti
Io dico tu a tutti quelli che si amano
Anche se non li conosco
Ricordati Barbara
Non dimenticare
Questa pioggia buona e felice
sul tuo volto felice
Su questa città felice
Questa pioggia sul mare
Sull’arsenale
Sul battello d’Ouessant
Oh Barbara
Che coglionata la guerra
Che ne è di te ora
Sotto questa pioggia di ferro
Di fuoco d’acciaio di sangue
E l’uomo che ti stringeva tra le braccia
Amorosamente
è morto disperso o è ancora vivo
Oh Barbara
Piove senza sosta su Brest
Come pioveva allora
Ma non è più la stessa cosa e tutto è crollato
E’ una pioggia di lutti terribili e desolata
Non c’è nemmeno più la tempesta
Di ferro d’acciaio e di sangue
Soltanto di nuvole
Che crepano come cani
Come i cani che spariscono
Sul filo dell’acqua a Brest
E vanno ad imputridire lontano
Lontano molto lontano da Brest
Dove non vi è piú nulla.

JACQUES PRÉVERT

La domenica delle palme

E quale grazia riempiva i viali al sole
nelle domeniche venute
delle palme:
ragazze praticate da spose
tutte risa, e ammicchi tiepidi
alle scorze d’uomo in fila
giù per i bar, e gli scalini sciatti.

Ragazze con la fisima dei fazzoletti a fiori
delle giacchette di seta, ultima moda
allieve di quel grande oratorio della vita,
prone a saponi Marsiglia
ai lavatoi;
uscite dalle fabbriche del riso, poco fa
o studentesse invaghite di Gauguin
di Sbarbaro, Verlaine.

E quali vicinanze sentivo, suscitate
sia pure da lontano
il sorriso d’una d’esse
incontrava il mio pensiero felice
là per là;
pulito e pettinato, com’uno da soldato
eran le prime dei lunghi pantaloni

smesso che avevo l’infanzia
e voce acuta:
mi proponevo all’amore,
ai balli in piazza
le sere di cicale impazzite
e vino sfuso,
le sere prima di tardi
tutti a casa

Massimo Botturi

Tormento

è carne di parola antica che brucia e s’inganna:
– sono albero solitario in questo deserto di briciole
non appartengo alle mie foglie, né alle dita senz’unghie
consumate senza bocca, senza sillaba
uno squarcio di cielo mancato, in gola –
quant’è breve il canto dell’usignolo
certe mattine d’estate
ed è subito ombra – ma non mi possiede.

Anileda Xeka

Published in: on febbraio 8, 2010 at 07:23  Comments (4)  
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Occasione speciale

A vestirlo d’amore
ho detto amore
non distorcete il caso
è una parola inutile si sa
non blasfemia
a ben pensarci si può tralasciare
dire che il gioco vale la candela
oppure
convincersi che il buio sia meno nero

amore, dicevamo
di quelli senza marchi di fabbrica
non baci perugina – per intenderci –
di quelli nati come nelle guerre
per non sentire fame e freddo
amore ricavato da millesimi
di vita
incartato di blu che faccia alcova
qualche sillaba muta

E mai far trasparire l’elemento
portante
mai nominare l’attimo struggente
nel sottoscala di una vita

niente che possa renderne il valore
oltre il ludico gesto

Amore da tenere nell’armadio
appeso tra i vestiti
da poter indossare, chissà
per una sera

Cristina Bove

Published in: on febbraio 8, 2010 at 07:15  Comments (5)  
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