La leva calcistica della classe ’68

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l’allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell’area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
quest’ altro anno giocherà con la maglia numero sette.

FRANCESCO DE GREGORI


Il mondo

“Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare”

ERNEST HEMINGWAY

Published in: on febbraio 12, 2010 at 07:40  Comments (4)  
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Il lampionaio

Io quando sono triste
guardo i tramonti,
un giorno ho visto
tramontare il sole
quarantatré volte,
ma quando mi parli
tu diventi il lampionaio
del mio quinto pianeta
e accendi stelle,
fiori di oleandro,
rose blu nelle mie notti.

Illumina questo buio assurdo,
prenditi cura
delle mie spine,
avrò gambe
di pane bianco e gramigna
sparse nel prato,
vivrò il nuovo mattino
come un uccello al risveglio,
saprò donarti le foglie delle mie giornate,
il gesto del cielo quando è sera,
il lampione che rosseggia d’affetto.

barche di carta

Published in: on febbraio 12, 2010 at 07:24  Comments (4)  
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Ed è…

Ed è nelle tue parole
il conforto mio
limite dove m’accuccio
quasi mi aggrappo,
barca senza timone
allo sbaraglio, nessun diario di bordo
se non il fiuto del mio istinto,
tu il nostromo
che s’orienta osservando
l’arteria del cuore,
ora unico scalo.

Beatrice Zanini

Published in: on febbraio 12, 2010 at 07:23  Comments (5)  
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Bruyant cri d’exultation

Rouge? Veh non,
personne de peu d’amour!
Oser d’utiliser
la rouge chemise de satin
il est comme
faire se disputer
le Moi et l’Es!
Il est connu que
masturbations
et vaines poursuites de fausses
satisfactions de désirs contenu
ils augmentent la situation anxieuse
et ils causent la peur du côlon
de rester en plein air!
Dieu sait
si je me porte bien
ou si je me brouille
pour puis devenir fou.
Eh bien,
que ça aille comme il veut je jet l’ennui
et je laisse déchaîner la libido errante
de mon théâtre onirique!
Et j’exulte orgiaque,
et je cri au ciel
mon amour jubilant:
il est revenue le printemps!
J’aime, j’aime enfin,
j’aime, j’aime!

§

CHIASSOSO GRIDO DI ESULTANZA

Rossa? Veh no,
persona di poco amore!
Ardire di usare
la rossa camicia di raso
è come
fare litigare
l’Io e l’Es!
È risaputo che
masturbazioni
e vane rincorse di falsi
soddisfacimenti di desideri repressi
aumentano lo stato ansioso
e originano la paura del colon
di stare all’aperto!
Chissà
se starò bene
o se mi offuscherò
per poi impazzire.
Beh,
che vada come vuole io getto la noia
e lascio scatenare la libido vagante
del mio teatro onirico!
Ed esulto orgiastico,
e grido al cielo
il mio amore tripudiante:
è tornata la primavera!
Amo, finalmente amo,
amo, amo!

Sandro Sermenghi

Published in: on febbraio 12, 2010 at 07:14  Comments (4)  
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Oceanica

Sapeva fare nodi alla marinara
cazzare rande e ripassare bugne
non sapendo di nuvole
quel tanto da imparare le tempeste
errava di bolina
per scontare miracoli
così da poter essere acclamata
santa dei giorni dispari.

Resse il fasciame ma la velatura
fu divelta coll’albero maestro
e le sirene
ebbero gambe a dipartire il mare

i pesci quando piangono
hanno lacrime d’aria

le polene si arrendono agli abissi
non sanno camminare.

 

Cristina Bove

Published in: on febbraio 12, 2010 at 07:01  Comments (5)  
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