La leva calcistica della classe ’68

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l’allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell’area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
quest’ altro anno giocherà con la maglia numero sette.

FRANCESCO DE GREGORI


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9 commentiLascia un commento

  1. Non si può dare un parere perchè si passerebbe per degli stupidi. Io mi rivedo in Nino non tanto per il calciatore potenziale professionista, quanto per quei campi polverosi che guardavo prima di ogni partita e speravo di realizzare un gol o fermare l’avversario. Erano i nostri sogni e non chiedevamo altro che di sognare. Su quei campi correvano i nostri anni più belli proprio come noi dietro ad un pallone. Oggi? Oggi corrono pericolosamente sulle strade dietro ad uno sballo, immersi nel troppo e inutile che domina.
    Claudio

  2. Un giocatore lo vedi dal coraggio ,dall’altruismo e dalla fantasia….ahimè….Tinti

  3. Questa canzone è stata a lungo interpretata (e l’interpretazione mai smentita dall’autore) come una celebrazione nostalgica dello spirito che animava la generazione del ’68, alla luce della disillusione che ne seguì. Allo stesso tempo è un invito a non appendere mai le scarpe al muro, a non perdere mai il coraggio, l’altruismo e la fantasia. Per molti di noi che appartengono a quella generazione, su qualunque barricata abbiano speso la propria “meglio gioventù”, queste parole sono veramente toccanti.
    Massimo

  4. questa è una delle canzoni più belle di de gregori.
    anche i campioni si misurano sulle lunghe distanze,e quanti ragazzi di periferia hanno sognato di essere campioni almeno un giorno nella vita.
    credo che de gregori sia poeta più di molti altri,e nel panorama della musica moderna,manca l’abilità della parola che si fa verso.
    quelli di oggi sanno solo dire banalità e se poi pensi che fanno anche uso di sostanze per essere più creativi,allora il fondo è stato toccato.
    come sostanza che aumenta l’ispirazione io faccio abuso delle poesie degli altri,quanto sono banale!!
    maria

  5. Certo Massimo ,su qualunque barricata fossimo ,eravamo pieni di passione che ,mi pare, manchi ai giovani oggi che paiono spesso( e ne conosco tanti)quasi arresi.Maria ,altro che banale:la poesia è una bellissima droga …e proporla ai festini?Costa anche meno e le nostre tasche sarebbero più piene.Ciao
    Tinti

  6. Carissimi trovo anch’io questa canzone una fra le più belle di De Gregori e a parer mio è una bellissima poesia, e concordo con i vostri pensieri, noi giovani correvamo dietro ad un sogno e magari siamo stati troppo “ingenui” e ci siamo arresi troppo presto, ma avevamo un ideale, contava il cuore, contava l’amico, contava la politica sana, quella che si faceva nelle fabbriche, nei circoli, anche a scuola e si scendeva in piazza, si protestava e si era solidali e si condivideva la barca tutti insieme.
    Oggi i giovani hanno ben poco dei nostri miti nostalgici, l’altruismo….è solo una parola senza significato sostituita da qualunquismo, la fantasia forse si è appiattita a furia di giocare a videogames o a cercare sempre più emozioni da sballo ed il coraggio purtroppo lo esprimono in maniera distorta, usano le mani e se la prendono con i diversi per sentirsi appunto forti e uomini. Naturalmente è un discorso in generale e non tutti i giovani sono così, per fortuna, ma la situazione è allarmante, anche perchè quello che manca oggi è l’amore per la cultura e dice bene Tinti, magari sarebbe bello fare festini a base di poesia….altro che sballo da stupefacenti, altro che visioni….potrebbero volare sul serio, e imparare ad usare la vera fantasia del cuore, ma ahimè
    questa è solo utopia….se pensiamo a come è ridotta la nostra scuola oggi. Grazie per il video e a voi tutti per esserci e per il sogno….che almeno per me continua. Un abbraccio a voi tutti e buona serata.
    Roberta

  7. Lo so che non basta per far cambiare il mondo ma leggervi ,la sera,con la neve che sguscia tra le pietruzze del giardino è un tal picere che non potrei proprio farne a meno.Grazie del sogno!Tinti

  8. Sì, però…

  9. a me nn piace tanto cmq…


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