Nascita

 

Il pensiero si fonde
alla mente,
laggiù. Lontano, lontano,
a infiniti anni
luce, riconosce il soave profumo.

Spazia fremente libero
su sconfinata landa: percepisce
l’unico fiore dai colori
accesi diversi.

Candidi
voli erranti osserva
verso Soli mai visti.

Azzurre notti,
con le Lune splendenti,
preludono l’incantevole mattino.

Dove stupendi Amori Attraenti
si formano,
risplendono ammalianti
abbagliano incantevoli creando
la Vita.

Nasce
quell’Essere con l’Anima.

Paolo Santangelo

Published in: on febbraio 13, 2010 at 07:22  Comments (6)  
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Forse

Forse io
forse dio
forse ci sarà
un settimo cielo
d’orchidee celesti
sull’orlo dell’ingiusto…

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 13, 2010 at 07:21  Comments (10)  
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Fissando il mare

Fissando il mare là dove è retta,
dove l’azzurro cede azzurro al cielo,
vorrei davvero, amore mio,
che la collina ad Ovest avesse occhi
grandi come chiome di magnolie
per guardare non soltanto il verde;
che la città alle spalle avesse orecchie
larghe come piazze a notte fonda
per sentire non soltanto il vento;
che il cielo sopra noi avesse nasi
smisurati come silenzi dentro cubi
per odorare non soltanto i boschi;
che tu, amore mio, avessi labbra
strabilianti come quelle d’una fata
perché io goda d’altro.

Aurelio Zucchi

Published in: on febbraio 13, 2010 at 07:21  Comments (4)  
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Nella pellicola della vita


Se dovessi chiudere gli occhi
per un istante o per l’eternità
vorrei riaprirli
per osservare i tuoi
assorbire
lo sguardo d’amore
con cui mi ricopri
l’ultima visione
che vorrò
portare con me
impressa
nella pellicola
della mia vita

Maristella Angeli

Published in: on febbraio 13, 2010 at 07:13  Comments (6)  
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Il mio paese è l’Italia

Più i giorni s’allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d’Israele,
il sangue tra i rifiuti, l’esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l’Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.

SALVATORE QUASIMODO