Il mio letto

MY BED IS A BOAT

My bed is like a little boat;
Nurse helps me in when I embark;
She girds me in my sailor’s coat
And starts me in the dark.

At night I go on board and say
Good-night to all my friends on shore;
I shut my eyes and sail away
And see and hear no more.

And sometimes things to bed I take,
As prudent sailors have to do;
Perhaps a slice of wedding-cake,
Perhaps a toy or two.

All night across the dark we steer;
But when the day returns at last,
Safe in my room beside the pier,

I find my vessel fast.

§

Il mio letto è come un veliero:
Cummy alla sera mi aiuta a imbarcare,
mi veste con panni da nocchiero
e poi nel buio mi vede salpare.

Di notte navigo e intanto saluto
tutti gli amici che attendono al molo,
poi chiudo gli occhi e tutto è perduto
non vedo e sento più, navigo solo.

E a volte mi porto a letto qualcosa,
come ogni buon marinaio deve fare,
a volte una fetta di torta cremosa,
a volte balocchi per giocare.

Navigo tutta la notte come in volo,
ma quando infine il giorno è ritornato
salvo nella mia stanza, accanto al molo
il mio veliero è di nuovo attraccato.

ROBERT LOUIS STEVENSON

La mia città


La mia sità
bela e superba
pronta a giutè e
stermè ‘l magon,
an sle nebie legere as cun-a
dzura a nivila ‘creusa
el ciel as fà reusa
na cioca ‘s desvia cantand
as conto con deuit
ij seugn ed la neuit

S’avisca la colin-a
che da regina
ant el Po a specia
soa superbia
a s’ambarda con deuit
per tuta la neuit
ed caresse e basin
la bela Turin

La mia città
bella e superba
pronta all’aiuto
nascondendo l’angoscia
con le nebbie leggere si culla
sopra una nuvola profonda
il cielo si fa rosa
una campana si sveglia cantando
si contano con garbo
i sogni della notte
S’accende la collina
che da regina
nel Po si specchia
la sua superbia
vestita elegante
per tutta la notte
di carezze e baci
la bella Torino.

Marcello Plavier

Published in: on febbraio 15, 2010 at 07:22  Comments (7)  
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…La fabbrica vuota

A dismisura attimi giganti
e dileguare di silenzi
nei rumori dell’assenza.

È giorno di sciopero,
– di riposo, diresti –
eppure…
è l’opera tenace,
asserragliata
tra le pieghe del cervello…
è tutto un travaglio
tra il puzzo di officina
e il dispiacere
di sudore antico.

E la fabbrica vuota
fa paura al pensiero
come il deserto all’anima…

E fortemente temi
l’indifferenza delle macchine
all’assenza di quel battito
che nella mente insiste.

Silvano Conti

Scale di pace

  

Poesia “indeformabile”

 

Quando la luna cala la falce
non si sente la paura arrivare
senza esitare celato sguardo di brace
 e acquietata l’anima si prova a scalare.
 
E aggrapparsi su per i muri
per ascoltare da vicino dei fiori
frequentare delle piste ciclabili
con poesie indeformabili
 
ed inventare scale di pace
come bambini tornare a sognare
con fantasia e purezza di luce
penso che ancora si possa tentare.

Roberta Bagnoli

Meglio non sapere


Meglio non sapere
mettersi le gambe in spalle ed andare
seguendo rotaie mentali
cercando amori già finiti
da collezionare come impedimenti
alle felicità possibili da archiviare
tra i ricordi.
Meglio non sapere
ma non dormire sugli allori mai
cavarsi il sangue se serve
mettersi genuflessi sui ceci
a pregare l’infinito che diventi
consistenza tipo manna dal cielo
che ci sfami che ci rallegri
come una risata inattesa
come sorpresa come cascata nel deserto
fuori e dentro.
Meglio non sapere
continuare a parlare e riempire
silenzi imbarazzanti in cui potrei anche
rinascere e non morire,
scoprirmi attesa e arresa ad una tregua
accettabile in giornata
dalla mia stessa vita,
magari fuori c’è il sole
ed io ci metto la pelle
appena appena scoperta,
e metto gocce nell’acqua,
medicina per ritrovare la memoria
di me che pure ridevo spesso
anche di quello che non capivo
però mentivo poco allora
ed un po’ mi divertivo.

Maria Attanasio