Il manichino

Con gli occhi chiari e le ciglia all’insù
Ed un vestito firmato Cardin
Mi sorrideva dentro una vetrina
Con la sua bocca rossa e piccolina
Nei suoi piedini le scarpe marron
Su cui brillava la luce del sol
Bella e pulita era, sempre alla moda
Sempre ordinata, pronta per uscire

Io ogni momento ero lì da lei
Innamorato del viso suo, di cartapesta
E lì, tra saldi, offerte e novità
Con lei l’inverno era d’estate
Era più dolce la mia pena

Tutte le donne che ho avuto fin qui
M’hanno soltanto sbranato di più
M’hanno mangiato tutto, tutto quel che avevo
Ed hanno riso di quel che dicevo
La prima volta hanno detto di sì
Poi m’han sputato addosso dei no
Giocan la carta che gli dà il momento
“Domani”, domani è solo un avverbio di tempo

No, lei era lì, dentro la sua vetrina
E mi aspettava ogni mattina, come una sposa
Come un uccellino, chiedendomi “andiamo via, andiamo via,
Viviamo insieme questa storia”

Una sassata e il cristallo va giù
E poi di corsa con lei a casa mia
Io la stringevo qui tra le mie braccia
E carezzavo quella strana faccia
Sotto la pioggia balliamo “uno due tre, un due tre”
Un valzer lento suonava da sé
Ed io parlavo del nostro futuro
E lei piangeva in silenzio, lo giuro

E tra quattro pareti e un tetto
Lì si calmò nel nostro petto, pena con pena
Via, in sella a tutto l’universo
Ho fatto del passato un verso
Nascosto dentro ad un poema

E poi sono arrivati loro
E mi hanno tirato fuori a spintoni dalla mia casa
E mi hanno rinchiuso qui, tra quattro pareti bianche
Dove vengono, vengono a trovarmi i miei amici
Di giorno in giorno, di mese in mese
Di anno in anno…

GINO PAOLI

DE CARTÓN PIEDRA

Era la Gloria vestida de tul
con la mirada lejana y azul
que sonreía en un escaparate
con la boquita menuda y granate,
y unos zapatos de falso charol
que chispeaban al roce del sol.

Limpia y bonita. Siempre iba a la moda.
Arregladita como pa’ ir de boda.

Y yo, a todas horas la iba a ver
porque yo amaba a esa mujer
de cartón piedra,
que de San Esteban a Navidades,
entre saldos y novedades,
hacía más tierna mi acera.

No era como esas muñecas de abril
que me arañaron de frente y perfil.
Que se comieron mi naranja a gajos.
Que me arrancaron la ilusión de cuajo.
Con la presteza que da el alquiler,
olvida el aire que respiró ayer.

Juega las cartas que le da el momento:
“mañana” es sólo un adverbio de tiempo.

No, no. Ella esperaba en su vitrina
verme doblar aquella esquina…
Como una novia,
como un pajarillo, pidiéndome:
“libérame, libérame…
y huyamos a escribir la historia”.

De una pedrada me cargué el cristal
y corrí, corrí, corrí con ella hasta mi portal.
Todo su cuerpo me tembló en los brazos.
Nos sonreía la luna de marzo.
Bajo la lluvia bailamos un vals,
un, dos, tres, un, dos, tres… todo daba igual.

Y yo le hablaba de nuestro futuro,
y ella lloraba en silencio… os lo juro.

Y entre cuatro paredes y un techo
se reventó contra su pecho
pena tras pena.
Tuve entre mis manos el universo
e hicimos del pasado un verso
perdido dentro de un poema.

Y entonces, llegaron ellos.
Me sacaron a empujones de mi casa
y me encerraron entre estas cuatro paredes blancas,
donde vienen a verme mis amigos
de mes en mes…,
de dos en dos…,
y de seis a siete…

JOAN MANUEL SERRAT

Fammi amore

Fammi l’amore medicazione e vento
tu fammelo col cuore contento.
Fammi amore
di quelli che domani tu mi carezzi ancora.
E dormimi sul petto
che voglio testimoni,
di un buon odore uomo sincero
e mani arrese
pernici sopra il tetto e il costato
fammi amore.
Di quelli che violarti la notte non ci provo
e lascia il bulbo aperto del fiore
sul mio seno
fino ad aprile, o quando ti svegli
fammi amore.

Massimo Botturi

Published in: on febbraio 20, 2010 at 07:24  Comments (4)  
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L’eterno

“Nulla di finito, nemmeno l’intero mondo, può soddisfare l’animo umano che sente il bisogno dell’eterno.”

SØREN KIERKEGAARD

Published in: on febbraio 20, 2010 at 07:20  Comments (4)  
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Attesa senza attesa

come un filo lento
tra le dita
sul cuscino
imbevuto di sonnolenza,
vedo i lumi teneri
cecati dal barbaglio,
il sol coi raggi
scorrazzar scintille
sulle stille di pianto,
l’onda che insiste
sulla battigia tormentata…
d’un tratto l’alba
col chiaror dei raggi
scioglie
le fantasie del buio,
mi richiama
a galla nello stagno
tra la moltitudine scolpita
e lo sguardo pietroso
della mummia.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on febbraio 20, 2010 at 07:18  Comments (3)  
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Il sole tornerà


È bianco il cielo, bianca la terra
i tetti, le strade, le statue nude.
Bianco il silenzio che come i fiocchi
scende e tutto intorno la natura
d’incanto tace.
Il silenzio della neve è strano
lascia tutto nell’aria sospeso
anche il pensiero più piccolo
che germoglierà al prossimo sole.
Copre la neve l’urlo della vita
che ferma pare e aspetta silente
che tutto riprenda .
Dietro il vetro che raccoglie il respiro
guardo tutto quel bianco che
uguale rende il cielo alla terra
impressione di morte apparente
di pace o di tregua nella guerra
che dentro portiamo da sempre.
Nel  placido silenzio leggo il passato
sotto il bianco manto ipotizzo il futuro
La purezza del manto scende nel cuore
tiepida la mano mia la sua cerca
la solitudine da dividere in due
in questo magico presente
aspettando che la neve si sciolga
quando su di noi il sole tornerà.

Claudio Pompi

Published in: on febbraio 20, 2010 at 07:13  Comments (9)  
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Mi chiami angelo

mi chiami angelo
e mi asciughi
dalla fronte la fatica
così i giorni della neve
in un gioco del tempo
mi rifanno bambina
a correre felice nel bianco
è un acconto di paradiso
questo incontro

azzurrabianca

Published in: on febbraio 20, 2010 at 07:08  Comments (5)  
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