Il carnevale continua

Carnevale è passato, ma i nostri amici poeti sono prolifici ed entusiasti, ed hanno ancora in serbo sorprese per allietarci con le loro composizioni giocose che  inneggiano all’allegria ed al buonumore. Ci fa piacere pubblicare comunque i loro lavori, nonostante questo sia un periodo di quaresima (da intendersi in tutti i sensi… purtroppo), ma non sempre è possibile, soprattutto per motivi di spazio.  Le nostre pagine, anche per motivi tipografici, mal si adattano ad ospitare poesie molto lunghe o brevi poemetti, che obbligherebbero il lettore ad una faticosa rincorsa dei versi perdendo magari il filo, il significato e la bellezza complessiva dei testi. E’ per questo motivo, tanto per intenderci, che non vedrete mai pubblicati sul Cantiere nè  “Le bateau ivre” nè i “Sepolcri”!  Sarebbe comunque un peccato penalizzare per motivi di lunghezza chi ha composto brani di più largo respiro e li vuole proporre ai nostri amici. E’ questo il caso del poemetto carnascialesco del nostro Sandrèn, un divertente e divertito monologo d’autore che ha per protagonista (e chi altri se no?) la maschera comica per eccellenza della sua Bologna, il dottor Balanzone. Per dare la possibilità a tutti di gustarlo nella sua interezza abbiamo pensato di inserire qui un link per indirizzarvi alla pagina web che ospita la sua composizione. E’ un esperimento che potremo ripetere anche con altri lavori che per motivi di spazio non possono essere direttamente pubblicati sulle pagine del nostro sito.  Complimentandomi con l’autore per il suo consueto spirito sagace e la sua vulcanica fantasia vi auguro una buona lettura!

Il Cantiere

Ecco il link:

BALANZUNE’ (BALANZONATA) di Sandro Sermenghi

http://docs.google.com/View?id=df5dp7k3_0fb62chfw


Atlantide

Nella profondità di mari assoluti
alla luce di soli invisibili,
Atlantide oscura,
calma e piatta, dorme
in attesa della sua ora,
lungo la notte che ha perso
incredula, luna e stelle.

Respira calda un profondo sonno
e intanto, sui suoi sentieri, aspetta amori
uniti solo da sospiri e sogni
a scivolare lenti nelle onde blu
che indecise vanno al suo presente
e tristi tornano al passato.

Acquerello labile in fuga
tra buio e giorno,
isola inabissata in sobbollire di correnti
perduta al mondo o mistero e mito
in lingue strane ed echi rochi,
il grande Atlantico l’accoglie
e del futuro ne fa inespugnabile rifugio.

Marcello e Kinita

Indeformabile…sul tagliere!

Poesia “indeformabile”

INDEFORMÂBIL…SÒ AL TULÎR

I én pasè socuanti sîr
quand mé a déss: «dâi mò, pruvän,
svôltet pûr såura al tulîr!».
L êra méi, pôver quajån,
 
agranplères só pr i mûr
pr ascultèr d’avsén di fiûr
frecuentèr däl pésst ziclâbil
con poesî indeformâbil.
 
Dåpp, la schéccia la m à détt:
«Mo in avèvet pròpi vójja?
Sèvet bän che par i vcétt
só al tulîr as fà… la spójja!»
 

§

 
Sono trascorse alcune sere
(da) quando io dissi «dai, proviamo
sdraiati pure sul tagliere!»
Era meglio, povero ingenuo,
 
arrampicarsi su per i muri
per ascoltare da vicino dei fiori
frequentare piste ciclabili
con poesie indeformabili!
 
Dopo, la mia amata mi ha detto:
«Ma ne avevi proprio voglia?
Sappi che per i vecchietti
sul tagliere si fa… la sfoglia!».

Luigi Lepri

Published in: on febbraio 21, 2010 at 07:29  Comments (4)  
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Reclinata sto

 
Reclinata sto
nascosta
nell’anfratto del sogno
e respiro piano
nutrendomi di nuvole e di stelle.
Se tu sentissi la mia musica
struggente d’amore negato
non potresti non amarmi
non potresti non accorgerti di me.
Reclinata sto come una mendicante
e quando tendo la mia mano sporca
tu distratto di passaggio
lasci cadere qualche spicciolo
non riesci a guardare i miei occhi
ti vergogni della tua sfacciata primavera
ti spaventa la gelata d’inverno
non immagini che anch’io sono come te
non sai che spero un giorno
di lasciare alle spalle il fango doloroso
della mia incolpevole alluvione,
vivo da troppo tempo all’inferno.

Roberta Bagnoli

Published in: on febbraio 21, 2010 at 07:19  Comments (13)  
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Amore, di sera

AMOR, DE TARDE

Es una  làstima que no estès conmigo

cuando miro el reloy y son le cuatro

y acabo la planilla y pienso diez minutos

y estiro las piernas como todas la tardes

y hago asì con las hombros para aflojar la espada

y me doblo los dedos y les saco mentiras

Es una  làstima que no estès conmigo

cuando miro el reloy y  son le cinco

y soy una manija que calcula intreses

o dos manos que saltan sobre cuarenta teclas

o un oido que escucha como ladra el telefono

o un tipo que hace numeros y las saca verdades

Es una làstima qe no estas conmigo

cuando miro l reloy y son le seis

Podria acercarte de sorpresa

y  decirme “Que tal?” y quedariamos

yo con la mancha roja de tu labios

tu con el tizne azul de mi carbònico.

 §

Peccato che non sei con me

quando guardo l’orologio e son le quattro

compilo il modulo e penso dieci minuti

e stiro le gambe come ogni sera

e muovo le spalle per rilassare la schiena

e mi stringo le mani per far parlare le dita

Peccato che non sei con me

quando guardo l’orologio e son le cinque

e sono una macchina calcolatrice

oppure due mani saltellanti sopra i tasti

o un orecchio che ascolta il telefono latrare

o uno che fa i conti per far cantare i numeri

Peccato che non sei con me

quando guardo l’orologio e son le sei

Potresti avvicinarti innosservata

e dirmi “Come va?” e poi restar

segnati io con il rossetto

tu col blu della mia cartacarbone

MARIO BENEDETTI

Verità sola

che i tuoi occhi
mi raccontano
fra silenzi
e rintocchi
che la gola
mi prende
e mi toglie
la parola…

Verità cruda
che tracima dolente
quale inutile coda
tra il dire e il non dire.

Crebbi certezze
: avrò amaritudine
e inconsolata realtà.

Crebbi ricordi
: ritornerò partenze.

Silvano Conti

Published in: on febbraio 21, 2010 at 07:12  Comments (1)  
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