I critici

I critici sono di solito persone che avrebbero voluto essere poeti, storici, biografi, hanno messo alla prova il loro talento, e non hanno avuto successo.”

SAMUEL TAYLOR COLERIDGE

Published in: on febbraio 23, 2010 at 07:36  Comments (4)  
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Un battito di ciglia

Aspetto il suono dei tuoi passi
come note di un’armonia
d’amore
intonano un canto antico
di chi attende il ritorno.

Le note si susseguono
in un accordo
senza spazio e tempo
in un bacio sospirato
in un battito di ciglia.

Frammento di tempo
che raccolgo tra le mani
ricolme di speranze
in un futuro di mimose.

Maristella Angeli

Published in: on febbraio 23, 2010 at 07:36  Comments (8)  
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Il ponte

A braccia levate su mare
di numi imprigionati
in bocce di magia
accende l’alba tenera
una strada.
Danno le vele al vento
le barche assetate di oceano
con tenace costanza
l’orizzonte
inseguono,
un vento insinua intrighi
nasce un fiume
di toni invalicabili
rancori,
il fiume degli ostacoli
interrompe la strada,
l’amore inventa un ponte
malfermo
sospeso
malandato…
necessita equilibrio
per non precipitare.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on febbraio 23, 2010 at 07:28  Comments (7)  
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Ha il tuo volto

Ha il tuo volto il pensiero
ma non mi riconosce
non sa di me l’ora in cui divengo
fiume
e di nostalgia m’è il mare,
in cui affondo
L’ala del Sud stesa oltre
l’orizzonte.

Ti porterei
catturandoti nella pupilla
d’ogni mio credo
che sia pur luce flebile nella mente
bensì spicchio di mela acerba,
residuo di sangue nell’ora
delle sue doglie

se poi, in questo cielo concavo
che mi risuona dentro
non sapessi più affondare le mani

per saperti esistere
in un attimo che mi divora
lo sconforto
e l’addio attorno si espande.

ma vane parole son le mie
se sol immaginarti
accanto non m’uccide

quanto – l’averci mai, il non viverci affatto.

Anileda Xeka

L’angelo buono

EL ÀNGEL BUENO

Vino el que yo quería, 
el que yo llamaba.
No aquel que barre cielos sin defensas,
luceros sin cabañas,
lunas sin patria,
nieves.
Nieves de esas caídas de una mano,
un nombre,
un sueño,
una frente.
No aquel que a sus cabellos
ató la muerte.
El que yo quería.
Sin arañar los aires,
sin herir hojas ni mover cristales.
Aquel que a sus cabellos
ató el silencio.
Para, sin lastimarme,
cavar una ribera de luz, dulce en mi pecho, 
y hacerme el alma navegable.

§

Venne quello che amavo,
quello che invocavo.
Non quello che spazza cieli senza difese,
astri senza capanne,
lune senza patria,
nevi.
Nevi di quelle cadute da una mano,
un nome,
un sogno,
una fronte.
Non quello che alla sua chioma
legò la morte.
Quello che io amavo.
Senza graffiare i venti,
senza foglia ferire né smuovere cristalli.
Quello che alla sua chioma
legò il silenzio.
Senza farmi del male,
per scavarmi un argine di dolce luce nel petto
e rendermi l’anima navigabile.

RAFAEL ALBERTI

Se una clessidra…

Quando vi raccontai delle mie morti
udivo lo scandire dei rintocchi
pensavo non ci fosse molto tempo
presi coraggio e scrissi
senza pensarci troppo

e ancora sono qui
– non chiedevo miracoli stavolta –
eppure sono giunti
d’amore, d’amicizia, d’insolito accadere
d’ogni sorta

ed ho potuto avere di novembre
rose fiorite ancora

Ora chissà perché
penso che il tempo
abbia smesso di andare

Cristina Bove

Published in: on febbraio 23, 2010 at 07:15  Comments (6)  
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