A me non basta la primavera


Oggi non voglio questo tempo di marzo
quest’aria che sta per intiepidire le strade
o amori in attesa di lettere e rose,
a me non basta la primavera
gli alberi di gemme appiccicose,
un cappello di rafia,
un soprabito nuovo di gabardine,
a me non basta la primavera
le processioni, i lumini alle finestre,
le pasque di passione,
le piazze, le giostre e il gonfalone,
a me non basta la primavera
il profumo sfacciato dei tigli,
l’ortica sotto il sole,
l’amido alle tende e le tue tristi viole,
a me non basta la primavera
la pioggia leggera,
l’orto vestito di bianco ciliegio,
le ore più lunghe nella sera,
a me non basta la primavera
i nidi alla volta del tuo capannone
le briciole che metti
per tortore e il pallido rondone,
(mentre io qui sono senza pane)
a me non basta la primavera
mi accontento di un tempo
che neghi l’astio,
qualche venerdì senza calvario
e non queste barricate
accatastate di silenzi,
queste vigne d’agonia
potate con il lampo e il tuono,
prestami il tuo respiro,
vecchio ragazzo di via Pál,
e una bandiera bianca
per un’ora,
voglio respirare,
una tregua,
arrendermi.

barche di carta

…Orizzonti

Pingui soffriremo
e tronfi
di mancate sofferenze
e ci affanneremo trepidi
di mancati affanni
vittime
di poltrone e di divani
come vittima del clamore
è la parola

Siamo tutti orfani
del dolore
se il dispiacere
è figlio della gioia

Il nostro cielo
è monolocale azzurro
mentre l’immenso
è solo il dono del respiro

Permanere
il solo modo di fuggire.

Silvano Conti

Civiltà

“Il contrario di un popolo civilizzato è un popolo creatore”

ALBERT CAMUS

Published in: on marzo 13, 2010 at 07:26  Comments (3)  
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Rose di marzo

destatevi
rose di marzo
mimose radiose
languide e silenziose
aprite le ciglia stupite
ai raggi dorati;
ancora verrà primavera
a scioglier gli affanni
nel tiepido incanto
e intanto…
vi sfiorano gli anni,
nel cuore
speranze bambine
germogliano ancora
tra il crine
che il tempo scolora.

Viviana Santandrea



Published in: on marzo 13, 2010 at 07:16  Comments (9)  
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Va’, canzone rapida

Va, chanson, à titre-d’aile
Au-devant d’elle, et dis-lui
Bien que dans mon coeur fidèle
Un rayon joyeux a lui,

Dissipant, lumière sainte,
Ces ténèbres de l’amour :
Méfiance, doute, crainte,
Et que voici le grand jour !

Longtemps craintive et muette,
Entendez-vous?
La gaîté,
Comme une vive alouette,
Dans le ciel clair a chanté.

Va donc, chanson ingénue,
Et que, sans nul regret vain,
Elle soit la bienvenue
Celle qui revient enfin.

§

Va’, canzone, rapida
davanti a Lei e dille
che, nel mio cuor fedele,
gioioso ha fatto luce
un raggio, dissipando,
santo lume, le tenebre
dell’amore: paura,
diffidenza e incertezza.
Ed ecco il grande giorno!
Rimasta a lungo muta
e pavida – la senti? –
l’allegria ha cantato
come una viva allodola
nel cielo rischiarato.
Vola, canzone ingenua,
e sia la benvenuta
senza rimpianti vani
colei che infine torna.

PAUL VERLAINE

La pancia verso le stelle

Di là venivan luci, come dei pesci il dorso
nell’impeto animale a una fredda barcarola;
il lago si riempiva di sera
e donne al buio.
Di qua la pancia verso le stelle
blusa e calze, piegate sopra panche di noce
e un orinale
dove covare uova di gatto.

Io e Marisa
promiscui come prima del melo
come all’Eden
senza saperci il seno e la differenza uguale
le stesse mani come in balera
là sull’aia.

Ché risultasse meglio profondo poi il dormire
prenotazione quasi di stessi sogni:
in due
costava meno tutto.
E intanto continuava
la musica dei mille juke box
venuta appena
come fa certa pioggia, che non ci vuole ancora.

Massimo Botturi