NON FINIREMO MAI

Non finiremo mai di stupirci di fronte a certi fatti di cronaca che contribuiscono a farci pensare, a porci delle domande inquietanti su certe istituzioni nelle quali crediamo e riponiamo la nostra fede oltre alla nostra fiducia. Elisa Claps è stata ritrovata diciassette anni dopo la scomparsa in un sottotetto della chiesa della Santissima Trinità a Potenza. Non sta a me parlare di indagini o fare ipotesi sull’assassino e gli eventuali complici, ma mi sento in diritto di porre delle domande ed avere dei dubbi umani, di uomo che crede in Dio ma che crede poco in chi lo rappresenta. Perché il padrone di casa, in questo caso il defunto parroco, osteggiò l’entrata nella chiesa della polizia scientifica? Perché dopo concesse il permesso ma non indicò ogni locale della chiesa? Gli investigatori non oltrepassarono certe porte forse perché  non furono indicate apposta o perché non bisognava salire lassù? Forse sarebbe bastato un cane poliziotto per arrivare alla scoperta del corpo di Elisa. Forse bisognava dare più ascolto a chi anonimamente indicava nella chiesa della Santissima Trinità l’orrenda tomba della ragazza. Mi interrogo a questo punto sulla legittimità del “non intervento” da parte degli inquirenti quando si tratta di chiese a meno che non ci sia l’autorizzazione del Vescovo al quale fa capo la  parrocchia. Se le istituzioni ecclesiastiche parlano di integrazione nel tessuto sociale di una comunità e ne regolano la vita spirituale che deve essere improntata a comportamenti basati sull’amore e il  rispetto verso il prossimo,  questa integrazione dovrebbe riguardare le stesse istituzioni, quando lo Stato italiano ne chiede la collaborazione per accertare la verità ai fini di giustizia. Questo purtroppo non avviene. La Chiesa come istituzione spesso si barrica dietro pretesti frapponendo ostacoli alle indagini e divieti di accesso agli edifici ecclesiastici, impedendo così il pieno accertamento della verità. Altro esempio di accesso negato e di ostacolo alla giustizia è quello della salma di Enrico De Pedis inumata nella Basilica di Sant’Apollinare a Roma. Tutti, anche “i serci”, come si dice a Roma, sanno chi era  De Pedis e quale attività criminale svolgesse. Per reconditi motivi la sua salma ha una tomba con nome scritto e ornato di brillanti. Qualcuno suggerì a proposito del caso di Emanuela Orlandi di andare a vedere chi o cosa c’era nella tomba all’interno della Basilica di Sant’Apollinare. Niente da fare. L’accesso fu negato agli investigatori in virtù di uno degli accordi scritti nei Patti Lateranensi del 1929, nei quali venne stabilito che le chiese erano territorio fuori della giurisdizione dello Stato italiano. Siamo al paradosso che vede la salma di un criminale ospite a pagamento e per “meriti” sepolta in una basilica illustre e il cadavere di una ragazza invece a marcire in un sottotetto sempre di una chiesa per ben diciassette anni, con una madre che fino a qualche giorno fa non aveva un posto dove deporre un fiore. A tutto questo aggiungiamo anche lo scandalo della pedofilia: sacerdoti che invece di essere giudicati e condannati sono stati semplicemente trasferiti, mentre gli episodi di cui si sono resi responsabili sono passati sotto il solito colpevole silenzio omertoso che da sempre accompagna le decisioni degli uomini del  Vaticano. Purtroppo, caso strano, certe verità vengono fuori solo dopo il decesso dei sospetti colpevoli o di chi poteva testimoniare. Tutto questo rischia di vanificare gli sforzi e la buona volontà di tanti uomini di Chiesa che pure continuano ad operare nelle parrocchie e nelle periferie, e sono punti di riferimento per i  fedeli. Se la sopravvivenza della Chiesa come comunione di credenti è una questione di fede, la sopravvivenza della Chiesa come istituzione è purtroppo una questione di credibilità.

Claudio Pompi

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2 commentiLascia un commento

  1. Io risponderei dicendo ciò che ormai scrivono ,solo ora,giornali e blaterano ,solo,alcuni tg,mi limito ,da non credente,a sottoporvi una parte di una meditazione(molto efficace, da leggere tutta) sul mondo di padre Turoldo ,negli ultimi anni della sua vita.
    Il Signore dice quasi in preghiera forte”Non nominatemi più per molti anni,avete fatto scudo di me ai vostri orgogli,avete coperto col mio nome cose innominabili,avete innalzato al centro delle vostre città il vello d’oro…non invocate più il mio nome quando assumete qualsivoglia carica se poi non siete capiaci di trasformare una spada in vomero…non nominatemi fino a quando un fanciullo è rovinato da voi..”
    Grazie
    Tinti

  2. Condivido il tuo intervento caro Claudio e ringrazio anche Tinti per quella bella preghiera che sento vera e che sembra “scritta” per l’occasione. Sono veramente indignata ed amareggiata, e sinceramente penso che questi fatti così gravi ed inquietanti gettino una cattiva luce sull’istituzione della Chiesa stessa e soprattutto sulla sua credibilità.
    Roberta


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