Sembra che la bilancia si diverta

a sovvertire cori di rintocchi…
l’incendio che nuotava
nel mondo di un bacio
vive nel grattacapo di estintori,
si sente da rughe di sole
che cala obliquo
e scioglie nella stanza
la micidiale indifferenza.
raggi di luna che passando
partorivano colori
suonano come coltelli
attraverso fenditure
di un mobile antico,
la lingua per tradurre il fenomeno
s’avvale
di suggerimenti di canini
e logorrea che insiste
tracima di episodi fino al porto
dove le veglie punte
da isocronismo di lancette
battono la riva
come schiuma che l’onda rigetta.

Giuseppe Stracuzzi

Coscienza impegnata

Sia intesa o scomposta
m’assorbe
in funzione dell’area

su concetti
un indizio
ma resistente si trova
di queste tracce
il ricordo è matrice
un formato comune
che da solo è il principio

in granuli
mi ripongo
pertanto

su di un letto

mi acciottolo

e ……….

quasi vivo

Pierluigi Ciolini

Published in: on aprile 1, 2010 at 07:31  Comments (6)  
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Il sole mi veglia stamane

 
Mi coccola l’iride di schiarite
mi posa glicine sul capo
fa in poltiglia le pietre
delle pene
brucia malinconia
vendemmia rabbia
sparge il mio fumo
in  trilli luminosi
fa velo di noia
mescolata agli odori
quelli della campagna
in su dai tigli
m’illumina quelle sere
che un tempo avevano senso
attorno ai bambini
attori di giornata
e squillano risate
fresche di canto
mentre le nuvole fanno
da sipario.
 
Ma quel sole
dura l’attimo di
un rossore
la saliva ritorna
a spingere labbra
e le spesse pareti
del mio corpo
spengono calore
ritornano abusati
gesti di macchina
e la vita riprende
a nuotare nei
soliti marosi
 
Aspetto a occhi chiusi
quei rintocchi
come gatto che scruta
e poi felpato arriva
per trovare
la luce accecante
quella di scrivere.

Tinti Baldini

Veglia

Cima Quattro il 23 dicembre 1915


Un’intera nottata

buttato vicino

a un compagno

massacrato

con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d’amore

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita

GIUSEPPE UNGARETTI

Indocili i pensieri


Nel filare di ragno
d’un istante vischioso,
penzolante, pigro
d’una diafana attesa
(universale erede
già compiuto, nel plastico
mutare del tempo)
rivivo il riverbero molle
di confinati incontri,
con infiniti me stesso.

Domestici,
i pensieri indolenti
dei miei viali ombreggiati
rifugiano in facili frasche,
tra monoiche piante sorelle.

Scalcia, allora, imbizzarrisce
il puledro del dubbio
e scarta e rampa
confondendomi,
confondendosi con la sua più sana,
selvaggia, indomabile natura;
dispiega galoppi in danze
sui terreni miei sbrigliati
scavalca schemi,
disarciona pregiudizi
e inventa, il mio vedere
del vento la criniera

Flavio Zago