La peggiore malattia

La peggiore malattia oggi
e’ il non sentirsi desiderati
ne’ amati, il sentirsi abbandonati.
Vi sono molte persone al mondo
che muoiono di fame,
ma un numero ancora maggiore
muore per mancanza d’amore.
Ognuno ha bisogno di amore.
Ognuno deve sapere
di essere desiderato, di essere amato,
e di essere importante per Dio.
Vi e’ fame d’amore,
e vi e’ fame di Dio.

MADRE  TERESA DI CALCUTTA

Published in: on aprile 3, 2010 at 07:18  Comments (3)  
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Annoto una spina nel petto

annoto una spina nel petto
per ogni attimo che mi sorvola
la tua presenza.
e mi chiedo se sono diventata
cieca
o se tu stesso sei l’occhio
e non mi guardo.

Anileda Xeka

Published in: on aprile 3, 2010 at 07:13  Comments (3)  
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I miei giorni da occhi di cielo

Andavamo a cogliere
gli occhi di Maria
per avere una giornata tutta azzurra,
quel piccolo fiore fragile
come noi bambine d’ossa
e ginocchia sbucciate,
con quelle biciclette
regalate per la Cresima
lungo le salite della ferrovia
ché i treni sono stati la nostra vita
e i vagoni mezza casa.
Lungo le scarpate si andava a viole
con il sole in bocca
e marmellata sulle labbra,
un panino per non morir di fame
nell’età del misurarsi al muro.
Noi che siam state
le bambine beneducate
alzate di buonora
per la messa alla domenica
– con permesso, buonasera –
sulle dita piene di bugie
che non sapevamo tenere per un’ora
e ancora non conoscevamo
le ortiche degli anni a venire
ché noi avevamo solo pensieri di fiori,
il vento tra i capelli,
un vestito leggero per Pasqua
pareva confetto di rosa
e una fettina di cioccolato bicolore
di poca cosa.

barche di carta

Senza braccia


Senza braccia si può vivere felici,
leggeri, trasparenti
basta imparare dalla coraggiosa
ballerina del vento,
meravigliosa ci sorride
e ci invita a seguirla.
Senza sogni non si va da nessuna parte,
misero vuoto inghiotte
passi strascicati nel buio.

Roberta Bagnoli

Published in: on aprile 3, 2010 at 07:09  Comments (5)  
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La cicala e la formica

LA FÔLA DLA ZIGHÈLA E DLA FURMÎGA

In st mänter che un dé d invéren
äl furmîg i éren drî a fèr sughèr
al sô furmänt ch’al s éra inmujè,
una zighèla afamè l’arivé par dmandèri
socuanti granléini.
Äl furmîg i génn:
“Mo parché t an è brisa fât pruvéssta
anca té, st’estèd?”
“An avèva brisa tänp” l’arspåus lî,
“avèva da cantèr äl mî
canzån melodiåusi”.
Ridànd, äl furmîg i arspundénn:
“E té bâla, adès ch’l é invêren,
se d estèd t è cantè!”

La morèl:
La fôla la dimåsstra che, in tótti äl fazànd,
chi vôl evitèr dulûr e résschi al n à brisa da èser negligiänt.

§

LA CICALA E LA FORMICA (DA ESOPO)

Mentre in una giornata d’inverno
le formiche stavano facendo seccare
il loro grano che s’era bagnato,
una cicala affamata arrivò
per chiedere loro un po’ di cibo.
Le formiche le dissero:
“Ma perché non hai fatto provvista
anche tu, quest’estate?”
“Non avevo tempo” rispose lei,
“dovevo cantare
le mie melodiose canzoni”.
Ridendo, le formiche le risposero:
“E tu balla, adesso che è inverno,
se d’estate hai cantato!”

La morale:
La favola dimostra che, in qualsiasi faccenda,
chi vuole evitare dolori e rischi non deve essere negligente.

§

CICADA AND THE ANT (FROM ESOPO)

While in a day of winter
the ants were making to dry
their grain that had been bathed,
a cicada starved it arrived
in order to ask they a little food.
The ants said to her:
“But because you have not made supply
also you, this summer?”
“I did not have time” answered she,
“I had to sing my melodiouse songs”.
Laughing, the ants answered to her:
“and you bale, now that it is  winter,
if in summer you have sung!”

The moral:
The extension fable that, in whichever matter,
who wants to avoid pains and risks does not have to be negligent.

§

LA CIGALE ET LA FOURMI  (D’ESOPO)

Tandis que pendant une journée de l’hiver
les fourmis faisaient pour sécher
leur grain qui avait été baigné,
une cigale affamé il est arrivé
afin de les demander un peu d’aliment.
Les fourmis dites à elle:
“mais parce que tu n’as pas fait l’approvisionnement
également tu, cet été ? “
“je n’ai pas eu le temps” elle a répondu,
“j’ai dû chanter
mes chansons mélodieuse”.
Riant, les fourmis répondues à elle:
“et tu balle, maintenant que c’est hiver,
si en été tu as chanté!”

La morale:
La fable montre que, en affaire quelconque,
qui veut éviter douleurs et risques il ne doit pas être négligent.

§

LA CIGARRA Y LA HORMIGA  (DE ESOPO)

Mientras en un día de invierno
las hormigas estaban haciendo secar
su trigo que se mojó,
una cigarra hambrienta llegó
para preguntarles un po de comida.
Las hormigas le dijeron:
“Pero porque no has hecho provisión
también tú, este verano?”
“No tuve tiempo” contestó ella,
“tuve que cantar
mis melodiosas canciones.”
Riendo, las hormigas le contestaron:
“Y tú bailas, ahora que es invierno,
si de verano has cantado!”

La moral:
El cuento demuestra que, en cualquiera asunto,
quien quiere evitar dolores y riesgos no tiene que ser negligente.

Sandro Sermenghi