Le stagioni


L’inverno è

Birichino,
vivace e allegro,
portatore di buone notizie,
ecco come lo definisco:
è la peste più fredda che c’è!
Con lui si vive nei poli,
il freddo e il sole con lui ci vuole,
è tipo marzo,
solo che marzo è un prete,
il piccolo diavoletto e la rosa  si sposano,
parlo d’inverno si spera
è la primavera la sua fidanzata più sincera.

La primavera è

Un fiore che sveglia le sue sorelle
i fratelli
chiama il ruscello alla foce.
Ciò che muore riprende vita.
In fine
gli animali addormentati
vengono svegliati
da una canzoncina
che rende lieve la mattina.

L’estate è

Mite, dolce e quieta,
brillante, calda e affascinante.
Si porta tante vacanze
il sole è suo amico.
Se non lo sai,
in vacanza lei e il sole vanno alle Hawaii.
Della natura lei lambisce il cuor.

L’autunno è

Fratello dei soli andati.
Funebre rito lui recita.
Una morte,
un pianto lontano,
lui ricorda e porta,
quando il suo tempo viene.

Sofia Giovannini (9 anni)

Scuotendo le sue piccole spalle

scuotendo le sue piccole spalle
incede a passi incerti la primavera.
E attendono le bocche socchiuse
sul ramo del pesco. Le palpebre finestre
di giovani foglie che si affacceranno
alla vita dopo un canto di pioggia.
Sapessi parlarti amore, almeno questo
quando la tua assenza
mi strappa le braccia del petto
e l’attesa mi delimita nel dubbio.
Allora ruberei il sonno alla tua verde
immaginazione
e come iris sboccerei nel tuo cuore
replicandomi ad ogni tuo cenno
o sorriso.

Anileda Xeka

Published in: on aprile 7, 2010 at 07:19  Comments (4)  
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Ho lemmi articolati

Ho lemmi articolati
a pressare le labbra
pensieri poderosi
a premere sul fiato
ma sono solo accenni
perifrasi in brandelli
le mie ansie da poeta…
spiluccare infinito
d’imminenti fantasie
per elevarmi ad estro
darmi ascetici amplessi,
fra estasi e illusione
solo anonime parole.
Nondimeno senza forma
ancora scaglio verbi,
priva di suono e timbro
persa fra monotoni accenti
nulla, fra dialoghi falliti.

Daniela Procida

A… B… C… D…

Nu fugliett’ ‘e quaderno aggio truvato

ncopp’ a nu marciapiede. Pè capì

che steva scritto me l’aggio pigliato.

Lettere grosse e storte: A… B… C… D…

Mille quaderne, mille guagliuncielle:

scriven’ eguale, ‘o stesso, a chell’età.

Però quanno se fanno grussicielle,

stu carattere eguale chi t’ ‘o dà?

Nun capisco, se guastano p’ ‘a via,

nun trovano cchiù pace… ma pecché?

Stùriano pè cagnà calligrafia

e ognuno scrive cumme vò parè.

Ce hanno criato ‘ na manera sola,

chi cagne è pè superbia,

t’ho dich’j’…

‘E guagliuncielle, quanno vann’a scola,

scriveno tutte eguale: A… B… C… D…

EDUARDO DE FILIPPO

Occasione

Io e te la coglievamo
come attimo fuggente
del desiderio
quella ciocca e quella bocca
noi due, la portavamo sulla fronte
stavo con te
a filo di rasoio

o mia fortunata occasione
instabile
ero abbagliata dalla tua coda persa
dalla tua ruota di pavone.

Aurelia Tieghi

Published in: on aprile 7, 2010 at 07:03  Comments (8)  
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