Il delfino

Era la libertà del delfino
il sogno del vecchio bambino
che amava le terre sue di solitudine,
la patria delle colline selvagge
e il mare nostro come inchiostro.
Il delfino poeta scriveva
sul lenzuolo del mare,
tracciava mappe, rotte antiche
e di rose venute dal sale viveva
stringendo la sua sirena
nell’aria azzurra della riva.
Correva sulle strade del cielo
l’aviatore con il suo brevetto d’amore,
conosceva le nuvole una ad una
e un giorno sarebbe arrivato
alla spiaggia della ragazza
che aveva capelli di sabbia dorata,
la bocca una lettera rossa
di baci e notizie,
le avrebbe insegnato a volare
guardando i fenicotteri rosa
dalle ali del suo aereo,
le mani d’esilio a stringere
un canto di vicinanza,
e là dove la terra diventa acqua
dove il fiume diventa mare
una capanna li avrebbe accolti,
avrebbero pescato pesci azzurri
da navi di memoria dimenticati
e sotto la scaglia del sole
si sarebbero infine amati.

barche di carta

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6 commentiLascia un commento

  1. sei tu ,delfino pesta che scrivi sul lenzuolo del mare…che immmagine ,non si scorda!Grazie Barchetta.Tinti

  2. Il delfino poeta che “viveva stringendo la sua sirena nell’aria azzurra della riva…
    col suo brevetto d’amore, …un giorno sarebbe arrivato alla spiaggia della ragazza… a stringere un canto di vicinanza,… e sotto la scaglia del sole… il sogno del vecchio bambino che amava le terre sue di solitudine… ”si sarebbe infine coronato. È una dolce favola d’amore non da conservare in una bottiglia, ma da abbracciare di cioccolato e baciare di fiori di mandorlo. ciao barche di carta – giuseppe

  3. grazie a voi cari:-)

  4. scusate ma il delfino “pesta “mi pare quasi blasfemo…ma barchetta ha capito che sono sempre più orba.Ciao
    Tinti

  5. un delfino poeta,sempre meglio di un cane poeta,grande barchetta e grande tinti “orba” O CON GLI OCCHI DI LINCE.
    Maria

  6. Al delta del fiume, sul confine che sfuma la ferma terra col “Mare nostrum”, limite tra reale e sogno, Barche con una favola di oggi, ci fa vivere il suo amore che non teme fauci di mostri marini e timori di colonne d’Ercole. Ciao barchetta, grazie per la serenità che hai trasmesso.
    Flavio.


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