Carpe diem

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Vt melius, quidquid erit, pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum! Sapias, uina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas. Carpe diem, quam minimum credula postero.

§

 

Tu non devi cercare di sapere, Leuconoe -non ci è lecito- che limite
abbiano imposto gli dei a me, e a te; e non tentare neanche
con l’oroscopo dei Babilonesi. Molto meglio accettare quel che sarà.

Sia che Giove ci abbia assegnato molti inverni, sia che ci abbia concesso come ultimo questo,
che ora fiacca il mar Tirreno contro la barriera scabra degli scogli;
tu resta saggia. Filtra il vino e, poichè lo spazio che abbiamo è poca cosa,
tagliale le aspettative che vanno molto in là. Mentre noi parliamo, il tempo ingeneroso
del nostro esistere è già fuggito via. Coglilo quest’attimo e sul futuro fa’ affidamento meno che puoi.

QUINTO ORAZIO FLACCO     (Carmina, I,11)

Straccione sognatore

Non mi sento giullare
che tragga, invitato alle feste
baccanali accordi per canti
di campagne elettorali;

nè men colui che nella notte
ricerca le stranezze cerebrali,
ridanciano ai carmi conviviali;

né quei che, torvo misàntropo,
impreca a tutto il mondo, per
il governo ladro e farmacisti.

Né sono un nibbio che tempra
l’ale al volo a una catena,
che lo tien stretto al suolo.

Sono un povero povero
straccione sognatore,
che anela il cielo azzurro,
ma s’inebria del ben triste
sussurro della pioggia

…come a una canzone.

Paolo Santangelo

New-Brain

Non caldeggio
su “Momenti”
in-spirati di passati
a venire.
Fermentano
gutturali soste di punti e virgole
sprigionate da forze invisibili:

semplici storie d’esperienze
non contestate da colpe
seppur
geo-graficamente corrisposti
da tratteggi distanziali
mai incontrati
in semplice “amore”.

Glò

Published in: on aprile 12, 2010 at 07:25  Comments (5)  
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Rimpianto

Qual  è il sapore delle cose lasciate
l’indefinibile sensazione
del non vissuto
dolce-amaro o salato?

Dove indugia
in questo istante
il tuo sguardo bruno,
dove il passo agile
ti conduce
lontano dalla mia percezione,
cosa attraversa la tua mente
adesso
che non ci vediamo da tempo

Svanita la notte mi ridesto e ti sogno

Anna Maria Guerrieri

Published in: on aprile 12, 2010 at 07:13  Comments (5)  
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L’abbandono della speranza


Perché?
perché la mia unica pianta,
non vuol germogliare;
eppure ogni estate
la inonda il calore del sole
ne desta il torpore,
ma lei non si scuote
subisce il trascorrer del tempo
e agita al vento le fronde
però non risponde.
La linfa che dalle radici
Natura diffonde copiosa
non genera frutti
si arrende, serrata da un muro
gramigne di dubbi e paure
che negano al mio giardino
un ritorno al futuro.
Mi chiedo: “ Perché alcune vite
oscurano il loro orizzonte?
ma chino la fronte
e accoglie il guanciale
le perle di attese ferite.

Viviana Santandrea