UN GIORNO

Eines Tages wird das Mädchen da sein und die Frau, deren Name nicht mehr nur einen Gegensatz zum Männlichen bedeuten wird, sondern etwas für sich, etwas, wobei man keine Ergänzung und Grenze denkt, nur an Leben und Dasein – : der weibliche Mensch. Dieser Fortschritt wird das liebe-Erleben, das jetzt voll Irrung ist (sehr gegen den Willen der überholten Männer zunächst), verwandeln, von Grund aus verändern, zu einer Beziehung umbilden, die von Mensch zu Mensch gemeint ist, nicht mehr von Mann zu Weib. Und diese menschlichere Liebe (die unendlich rücksichtsvoll und leise, und gut und klar in Binden und Lösen sich vollziehen wird) wird jener ähneln, die wir ringend und mühsam vorbereiten, der Liebe, die darin besteht, daß zwei Einsamkeiten einander schützen, grenzen und grüßen.

§

Un giorno esisterà la fanciulla e la donna, il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sé, qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine, ma solo a vita reale: l’umanità femminile. Questo progresso trasformerà l’esperienza dell’amore, che ora è piena d’amore, la muterà dal fondo, la riplasmerà in una relazione da essere umano a essere umano, non più da maschio a femmina. E questo più umano amore somiglierà a quello che noi faticosamente prepariamo, all’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

RAINER MARA RILKE (Da “Lettere ad un giovane poeta”)

Stranariva

la notte
schermo d’acqua
non c’era ghiaia
soltanto una tastiera
sul bavero del sonno.
Raccoglievo le briciole degli anni

Cristina Bove

Published in: on aprile 15, 2010 at 07:33  Comments (7)  
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You’ll never walk alone

 

When you walk through a storm
Hold your head up high
And don’t be afraid of the dark
At the end of the storm
Is a golden sky
And the sweet silver song of a lark
Walk on through the wind
Walk on through the rain
Though your dreams be tossed and blown
Walk on walk on with hope in your heart
And you’ll never walk alone
You’ll never walk alone
Walk on walk on with hope in your heart
And you’ll never walk alone
You’ll never walk alone

§

NON CAMMINERAI MAI DA SOLO

Quando cammini nella tempesta
tieni alta la testa
e non avere paura del buio,
alla fine della tempesta
c’è un cielo dorato
e il dolce canto di un’allodola.
Cammina nel vento,
cammina  nella pioggia,
anche se i tuoi sogni si sono persi e dissolti

cammina, cammina
con la speranza nel cuore
e non camminerai mai da solo,
non camminerai mai da solo.

RICHARD RODGERS  E  OSCAR HAMMERSTEIN

Ciliegio fiorito

Ciliegio fiorito,
giardino segreto,
labbra sospese
su occhi affamati
e mani assetate
delle tue mani,
della tua pelle
che profuma
e mi accende,
e di nuovo divampa
in torrente impetuoso,
che rompe il respiro,
che affronta dirupi
e sogna cascate,
alla luce del sole,
agli occhi del mondo.

Ma, dimmi,
quanto dista il futuro,
sarà brusco risveglio
o ancora rifugio,
calda neve di Maggio,
cristalli di fiore
che il sole non scioglie?

Kinita

Published in: on aprile 15, 2010 at 07:18  Comments (4)  
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Le mie gambe fredde di paura

Ho paura dei silenzi che mi dai
tra il muro la calce e la fatica
io non vedo costruire
che mattoni di vergogna,
sento solo quest’aria di morte
che mi soffia sul collo
e altri han ben deciso
ché si son visti rovinati
e una corda alla gola
o un volo dalla finestra
pareva meglio di questa vita.
Tremo di paura
e taccio nella notte,
penando le ore
nel sentir bussare alla porta
e poi lettere senza fiatare
di scritture incomprensibili
e debiti da scontare
neanche avessimo rubato,
i polmoni tuoi invece per anni
veleno han respirato.
Voglio solo che il coraggio
mi prenda un giorno
le gambe mie stanche
assieme alla voglia di scappar via,
io e te potremo andar lontani,
quel baracchino davanti
all’azzurro mare
che abbiam sempre sognato
e mandare tutto all’aria.
Via, via da questo paese,
da questa Italia che non regala
né dignità, né cuore
che ci ha mandato in rovina,
i sacrifici a puttane
e non abbiam messo via niente
nemmeno due stanze
per il figlio nostro bello di sole
e sto qui a marcirmi il sangue
ogni santo giorno, tirando la cinghia
e a tentar di mandar giù ‘sto magone.

barche di carta

La domatrice

(A una vecchia bandiera)

Mi acciambello,
chino il capo, ora
che mi trovo tutto qui,
sullo sgabello. Ora
che riconosco l’avidità
con la quale ho scritto,
spedito
pagine d’amore.
Lei, cocciuta via scalza
dove orme interiori
mescolano il mio artiglio
al suo sventolare.
Mai, avrei creduto
di divenire felino
tanto domestico.

Ma chi l’ha detto
che le tigri senza fame
siano così fiere?

Flavio Zago

Published in: on aprile 15, 2010 at 06:57  Comments (4)  
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