Le mie gambe fredde di paura

Ho paura dei silenzi che mi dai
tra il muro la calce e la fatica
io non vedo costruire
che mattoni di vergogna,
sento solo quest’aria di morte
che mi soffia sul collo
e altri han ben deciso
ché si son visti rovinati
e una corda alla gola
o un volo dalla finestra
pareva meglio di questa vita.
Tremo di paura
e taccio nella notte,
penando le ore
nel sentir bussare alla porta
e poi lettere senza fiatare
di scritture incomprensibili
e debiti da scontare
neanche avessimo rubato,
i polmoni tuoi invece per anni
veleno han respirato.
Voglio solo che il coraggio
mi prenda un giorno
le gambe mie stanche
assieme alla voglia di scappar via,
io e te potremo andar lontani,
quel baracchino davanti
all’azzurro mare
che abbiam sempre sognato
e mandare tutto all’aria.
Via, via da questo paese,
da questa Italia che non regala
né dignità, né cuore
che ci ha mandato in rovina,
i sacrifici a puttane
e non abbiam messo via niente
nemmeno due stanze
per il figlio nostro bello di sole
e sto qui a marcirmi il sangue
ogni santo giorno, tirando la cinghia
e a tentar di mandar giù ‘sto magone.

barche di carta

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4 commentiLascia un commento

  1. Via da questa Italia che non regala nè dignità nè cuore :pare una lettera di ieri che vale oggi e domani ,c’è tuttta la fatica che sprigiona dai versi e il bisogno di rinascere in altro modo e luogo:la condivido talmente tanto che mi commuovo ,barchetta.Grazie
    Tinti

  2. Abbiamo tutti pensato prima o poi di andar via,ci sono persone(io sono tra queste) che in questo Paese si sentono senza pelle, indifese.
    però dobbiamo restare per dare un futuro ai nostri figli,poi chi nel mondo oggi potrebbe accoglierci come avveniva un tempo?nemmeno noi oggi siamo disposti ad accogliere i sogni di chi lascia il suo paese in guerra o in miseria.
    la poesia di barchetta è molto bella,perchè esprime un’inquietudine che è di molti,a volte ho l’impressione di vivere in un paese ridicolo,ma poca voglia di ridere.
    grazie,maria attanasio

  3. Cara barche di carta la tua poesia mette tristezza, “quest’aria di morte che mi soffia sul collo” fa sentire il desiderio di infilarmi tra le cose che scrivi e immettere spruzzi di coraggio, però ci sono tre parole che nonostante tutto, sanno di gioia: “bello di sole”… (scusa se ho sbagliato il commento alla tua poesia “il delfino”) ciao Giuseppe

  4. grazie a tutti voi
    giuseppe non hai sbagliato nulla
    un caro saluto e buon fine settimana a voi tutti


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