Talor, mentre cammino per le strade

Talor, mentre cammino per le strade
della città tumultuosa solo,
mi dimentico il mio destino d’essere
uomo tra gli altri, e, come smemorato,
anzi tratto fuor di me stesso, guardo
la gente con aperti estranei occhi.

M’occupa allora un puerile, un vago
senso di sofferenza ed ansietà
come per mano che mi opprima il cuore.
Fronti calve di vecchi, inconsapevoli
occhi di bimbi, facce consuete
di nati a faticare e a riprodursi,
facce volpine stupide beate,
facce ambigue di preti, pitturate
facce di meretrici, entro il cervello
mi s’imprimono dolorosamente.
E conosco l’inganno pel qual vivono,
il dolore che mise quella piega
sul loro labbro, le speranze sempre
deluse,
e l’inutilità della loro vita
amara e il lor destino ultimo, il buio.

Ché ciascuno di loro porta seco
la condanna d’esistere: ma vanno
dimentichi di ciò e di tutto, ognuno
occupato dall’attimo che passa,
distratto dal suo vizio prediletto.

Provo un disagio simile a chi veda
inseguire farfalle lungo l’orlo
d’un precipizio, od una compagnia
di strani condannati sorridenti.
E se poco ciò dura, io veramente
in quell’attimo dentro m’impauro
a vedere che gli uomini son tanti.

CAMILLO SBARBARO

La tua assenza

la tua assenza, amore
ha code di lucertola
che si replicano all’infinito.
in tutte le pareti delle mie vene
vedo scorrere  un calvario di verdi ombre.

Anileda Xeka

Published in: on aprile 16, 2010 at 07:31  Comments (5)  
Tags: , , , , , , ,

Isola

Spediscimi al paese di zagare,
prometti,
che pieni d’altri posti e colori
avrò i miei giorni.
Promettimi la terra dei matti
lo stupore, d’avere schiene d’onde
e monete sparse:
il sole
sui nomi delle barche scrostate.
Fammi bello
che sembri un dono il passo dall’unico barbiere
nell’unica piazzetta, di calce
e ulivi nani.
E sandali di cuoio regalami a Natale
perché mi rechi in grotte di uova
e vento caldo;
in piccoli pertugi di mondo senza neve.
Dove nascoste sabbie più rosse son cadute
senza rumore
come aeroplani senza nafta
senz’aviatore
e senza le insegne di una guerra.

Massimo Botturi

Adesso


La spiaggia è stanca di sabbia e basta,
di aspettare che qualcuno la raggiunga,
che la calpesti fino al limite dell’onda
e la rimuova dentro un cerchio d’orme.
.
La stessa cosa, il mare
che in questo inverno uguale agli altri,
sbadiglia a nuvole indecenti
e si raccoglie a miglior fortuna.
.
Adesso chiamo primavera
e le dirò che arrivi esagerata,
scortata dalle rondini migliori,
bagnata d’acqua di colonia antica.

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 16, 2010 at 07:03  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Come lucertole al sole


Senza capire
senza più sperare
strade lucide di pioggia
da strisciare
e ridere al ricordo
di labbra piene di vita
e piangere con gli occhi offesi
l’odio dei calci presi
all’angolo
o sotto un portone
sotto i cartoni
per difendersi dalla notte gelata
ma c’è stato un tempo in cui
inseguivi aquiloni
e ti ripromettevi di imparare
i nomi delle costellazioni
ed avevi il fiato corto
degli amori veloci
sapevi a memoria
le poesie di Neruda
nessuna offesa
solo qualche ferita
ora il vino dal cartone
scende giù in gola
e stranamente non ti scalda
ma un po’ consola
e non c’è fede qui
che lavi via lo sporco
che liberi dai cattivi odori
solo quel tempo che resta
nella pace della notte
finché quiete duri
prima che il mondo
ritorni a correre ed urlare
quel poco e niente che vale
poi come lucertole
ci si scalderà al sole.

Maria Attanasio