POETA MODERNO

Immagino che chiunque scriva o si senta  comunque un poeta, anche tutti voi, amici, prima o poi si sia fatto delle domande sul significato, sul valore e sull’attualità di ciò che scrive. Ognuno si è dato una risposta, magari ancora qualcuno la sta cercando… Maria ci ha regalato la sua personale riflessione in merito, che mi sento di condividere. Siamo tutti immersi in una realtà dalla quale non possiamo prescindere, fatta di banalità quotidiane o di grandi eventi epocali con cui per forza anche i poeti devono misurarsi. Malgrado ciò, o forse proprio per questo, anche se è importante che la poesia affronti  le tematiche più attuali e impegni tutti gli aspetti della nostra vita, chi può biasimare quel poeta che nel suo cuore sente il desiderio, per un po’, di “ridere e sentirsi bambino”?

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Il poeta sa che non
può pascersi all’infinito nella sua solitudine
sa che è in atto una guerra di civiltà:
Oriente ed Occidente
secoli fa si son combattuti
con il ferro delle spade
prima o poi si userà
qualche nuovissima arma di distruzione di massa,
questo il poeta nel suo giardino di rose e spine
di cardi e cipolline lo sa.

Il poeta sente entrare dalla sua finestra
l’odore dolce del glicine
e ne immagina il colore senza affacciarsi
perché è distratto dai conti del droghiere,
sa che questo è il mese

in cui si salda il conto del riscaldamento invernale,
che ci saranno abiti primaverili da comprare,
mettere via abiti pesanti e gli ombrelli
(forse per questi meglio aspettare ancora),
il poeta sfoglia giornali
e si lascia andare alle notizie più crude
per avere un sogno giusto da salvare,
sa che c’è una parte dell’umanità non ancora impazzita
il vero problema è trovarla.

Il poeta sa che ha vissuto già ¾ della sua vita
nel bene e nel male
ricorda belle gite ed anche giornate da dimenticare
e tutte le poesie della scuola

sa della polvere e il buon odore che danno i libri,
il poeta sa che la realtà si scompone e ricompone
che sia presente o no al suo tempo,
sa che non potrà soffiare via la sua stessa cenere
che dovrà ripulire casa dagli odori dell’inverno
quando finalmente la primavera arriverà.

Il poeta sa la bontà del pane e del vino
sa che gli uomini di Chiesa non sono Dio,
impara a pregare e si fa un giro di valzer immaginario
con quell’amore che si è lasciato cantare ma mai toccare

in lenzuola morbide di bucato odorose d’estate,
ma è andata così ed il poeta ride
guardandosi quel buco che ha nel cuore
e non può fare a meno di pensare a chi è morto
prima del grigio tra i capelli,
ai tanti che han chiuso gli occhi senza capire,
sa dei carnefici, che la legge è uguale per gli altri
sa che giustizia e libertà sono parole,
che molto spesso il sangue degli eroi è stato versato invano
ché eroi non si nasce, chi di spada ferisce
poi può fare quel che gli pare,
sa delle strade per l’inferno lastricate di buone intenzioni
il poeta sa che potrebbe mentire per un’ora di amore puro,
che ha paura ed occhi di nebbia quasi ogni notte.

Il poeta sa bene, non credete,

che tutto è già stato scritto
ma l’anima no, e continua a bussare
sulle dita stellate e senza stelle a volte,
sa che dovrà morire,
dopo chissà quante parole, e ne vuole essere ricoperto,
per un po’ vuole ridere e sentirsi
bambino.

Maria Attanasio

Ultimo brindisi

Bevo a una casa distrutta,

alla mia vita sciagurata,

a solitudini vissute in due

e bevo anche a te:

all’inganno di labbra che tradirono,

al morto gelo dei tuoi occhi,

ad un mondo crudele e rozzo,

ad un Dio che non ci ha salvato.

ANNA ANDREEVNA ACHMATOVA

Published in: on aprile 18, 2010 at 07:22  Comments (3)  
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Era era Frine?


Ti ho intravisto le tette
e ho annusato l’afrore
del tuo astuto sudore;
non m’interessa un ette
se tu eri anche sudicia,
perché fra la camicia
vedevo i tuoi capezzoli
eletti quai corbezzoli
etnei da mordicchiare.
Oh il sangue, se ardeva in vene!
Sì che il turgore del bene,
che s’iniziava a esaltare,
tosto faceva aumentare
sana una brama sensuale;
lo struggimento era tale
che sotto le mutandine
immaginavo, Era Frine,
flavo della porta il vello:
e mi rodeva il cervello!
Strapparti la sottana
e averti in bolognese
poi subito all’indiana,
era per me impellente;
volevo tanto amarti,
e con l’alato arnese
in foga penetrarti,
ché pur s’eri fetente
scottava il vagheggiare.
Ma ehimè mi sono accorto
che avevo sol sognato!
E sveglio, a sogno morto,
mi ritrovai sudato!

Sandro Sermenghi

Un solo cuore

Mi è rimasto un solo cuore bambino
anche un po’ di grinta e stupidità
vera qualità, sulla tavola rotonda
nessun posto a capotavola ma
solo bellezza di puledra che scalpita
grazia, per trattenere il giusto
per cogliere la mela più succosa
del sacrificio
rischiando la vita per un altro
amore, più grande di me
alto da scalare ma
devo arrivare, alla vertiginosa stella!

Aurelia Tieghi

Published in: on aprile 18, 2010 at 07:18  Comments (5)  
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Spighe dorate, vite salvate!

Questa volta il nostro Sandrèn ha fatto le cose in grande.  Quello che ci ha mandato è una specie di poemetto in otto quadri, tutto da gustare. Si tratta di un inno alla vita, alla bellezza, all’amore, alla pace, alla poesia… e molto altro!  Un messaggio di ottimismo e di vitalità in questi tempi così tristi e mediocri che stiamo vivendo. Come sempre vi indirizzo al link delle “poesie extralarge”, e buona lettura!

Il Cantiere

Ecco il link di SPIGHE DORATE, VITE SALVATE!

di   Sandro Sermenghi

http://docs.google.com/View?id=df5dp7k3_6c8tczd88

Più in alto

E se provassi
a ricamare punto giorno
le trame della notte,
quella che ruba i sogni?

Sarebbe come accendere
di stelle il cielo moscio
esplorarmi tra le pieghe
addormentate
pizzicando il derma sfatto
e in alto più il sedere.

Beatrice Zanini

Published in: on aprile 18, 2010 at 07:07  Comments (5)  
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Amicizia


E’ come un libro aperto
che aggiorni quotidianamente
assomiglia ad un timido fiore
che attende il momento giusto per sbocciare…
E’ un soffio leggero
che attraversa l’anima
e’ un arcobaleno di emozioni
che sfiora il cielo.
Semplice come un sorriso
soffice come una carezza.
profonda come il mare.

Annalisa Savarese

Published in: on aprile 18, 2010 at 07:03  Comments (11)  
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